CAST & CREDITS

cast:
Leticia Dolera, Diego Martin, Ismael Martinez, Alex Monner, Borja Glez. Santaolalla, Emilio Mencheta, David Ramirez, Miguel Angel Gonzalez

regia:
Paco Plaza

distribuzione:
Filmax International

durata:
80'

produzione:
Canal+ Espana, Filmax

sceneggiatura:
Paco Plaza, David Gallart

fotografia:
Pablo Rosso

scenografie:
Gemma Fauria

montaggio:
David Gallart

costumi:
Olga Rodal

musiche:
Mikel Salas

Rec 3 - La genesi | Recensione | Ondacinema

Rec 3 - La genesi

di Paco Plaza

horror, Spagna (2012)

di Lorenzo Taddei

Voto: 4.5
Balagueró abbandona Plaza e Plaza abbandona lo stile dei capitoli precedenti.  E se noi abbandonassimo la sala? La tentazione cresce col passare dei minuti.
Eppure il film promette bene.
Siamo a Valencia, i fatti accadono contemporaneamente agli eventi del primo Rec.
Diego (Koldo nella versione originale, interpretato da Diego Martín) e Clara (Leticia Dolera) stanno per sposarsi. L'atmosfera è gioiosa e nostalgica (ricorda un po' l'incipit piatto del primo Rec) e solo qualche brusco stacco lascia presagire che la pacchia non durerà. Scorrono vecchie foto, che ritraggono la vita dei novelli sposi. Poi la cerimonia in chiesa, infine il banchetto.
Il matrimonio è l'occasione d'improvvisarsi registi, per chiunque disponga di una videocamera o un telefonino. Professionisti (l'operatore della Filmax, casa di produzione del film) e amatori, invitati o imbucati (vedi ispettore della Siae spagnola): sarebbe il contesto ideale per dar sfogo alla tecnica dei precedenti due capitoli.

Nel primo Rec, Plaza e Balagueró ci avevano incollati alla poltrona con un uso quasi ossessivo e claustrofobico della camera a mano. Nel secondo capitolo, seppur con minor successo, sono comunque riusciti a esasperare ancora di più l'effetto della soggettiva, alternando continuamente le visuali dei personaggi a quelle dei poliziotti che irrompono nel condominio.
In Rec 3 invece, il cinema verità si taglia le vene praticamente subito, anche se noi lo sapremo solo più tardi. Niente spoiler, un fatto assolutamente marginale. Che però sintetizza bene il fallimento del film: lo stile mockumentary su cui Rec - soprattutto il primo capitolo - aveva basato la sua fortuna, d'improvviso viene abbandonato. Dopo pochi minuti La camera amatoriale si rompe e il film prosegue "normalmente", se normale può dirsi un horror che fa ridere. Non una parodia, uno scary movie, o un film provocatorio, soltanto un horror ridicolo. Dall'avvento dei demoni in poi la sceneggiatura diventa demenziale. Un Dawson Creek versione splatter.

Gli attori oltrepassano con disinvoltura il limite dell'accettabile. Diego Martín sembra uscito da Benvenuti al Sud (o al Nord, come preferite) e trapiantato nella carneficina con lo stesso registro.  Leticia Dolera (nel quarto capitolo tornerà Manuela Velasco) è un fumetto che acquista un minimo di credibilità soltanto nella scena finale. Un misero tentativo di emulare Wendy rinchiusa nel bagno dell'Overlook Hotel fa coppia con la scena del sotterraneo, quando tutto sembra perduto e la sposa trova un ceppo lì per caso con una bellissima sega elettrica piantata in mezzo. E lei che fa? Prima di far a fette gli infetti, che ci fa con la sega elettrica? Ci si trancia il vestito. Per star più comoda, va bene, e invece no, lo fa solo per sfoggiare il reggicalze rosso porta(s)fortuna. E infatti la sposa riprende la fuga, ma è ancora maledettamente impedita dal vestito, e dai tacchi - perché non li toglie? - perché altrimenti cosa pianterebbe poi nell'occhio dello zombie che sta per acciuffarla?

Si diventa compassionevoli, a sperare che certe scene finiscano presto. Una sequela di vaccate che a metterle tutte in fila c'è il rischio che il film diventi interessante, perciò ne dico solo una, che credo sia la scena madre.
Siamo in cucina, la grande cucina della villa. Mostri ovunque. Stanno per forzare la porta, sbucare dal condotto d'areazione, salire dai sotterranei attraverso la grata da cui si è appena issata la sposa. Gli sposi si riabbracciano. Lo sanno di essere circondati, braccati, morti. I mostri fanno un gran casino e la sposa è appena sfuggita per un pelo (per il tacco) alle grinfie di quelli che stanno salendo (ormai sono già saliti) dai sotterranei. Non possono proprio non saperlo di essere spacciati. Ciononostante s'abbracciano, in quest'ultimo gesto d'amore ammirabile, dotato di un coraggio estremo. Poi uno dei mostri ringhia più forte, o una cosa del genere, e solo allora gli sposi rinvengono, sbalorditi, e vorrebbero pure riattaccare coi disperati ti amo.  
Scusate, fate come volete, ma io non ci sto. Io non vi seguo, non vi sento, e comincio a ballare la stessa crisi epilettica che ballano i mostri alla voce del prete.
Meno male che c'è il nonno. Che anche lui, proprio non ci vuol sentire. Grazie e mezzo punto in più, per averci almeno risparmiato il lieto fine.