CAST & CREDITS

cast:
Bruce Willis, Tim Pigott-Smith, Garrick Hagon, David Thewlis, Neal McDonough, Catherine Zeta-Jones, Byung-hun Lee, Anthony Hopkins, Helen Mirren, Mary-Louise Parker, John Malkovich, Brian Cox

regia:
Dean Parisot

distribuzione:
Universal Pictures

durata:
116'

produzione:
Summit Entertainment

sceneggiatura:
Jon Hoeber, Erich Hoeber

fotografia:
Enrique Chediak

scenografie:
Jim Clay

montaggio:
Don Zimmerman

costumi:
Beatrix Aruna Pasztor

musiche:
Alan Silvestri

Red 2 | Recensione | Ondacinema

Red 2

di Dean Parisot

azione, commedia, thriller, Usa/Francia/Canada (2013)

di Paolo D'Alessandro

Voto: 5.5
Tra i piccoli trend del cinema contemporaneo, la "Rivincita dei Vecchietti" è uno dei più rodati ormai, nel lasso che intercorre tra un "Marigold Hotel" e "I Mercenari" di Stallone. Forse perchè ammiccamenti e citazionismi sono appaganti, forse perchè di riciclo non è ancora (davvero) morto nessuno, un po' perchè nessuno vuole mai sentirsi davvero vecchio. Il primo "Red" era stato una sorpresa notevole, e uno dei primi esperimenti in questo senso: immancabile quindi il sequel a tavolino, questa volta senza l'ispirazione (la prima volta piuttosto vaga in realtà) del fumetto di Warren Ellis e Cully Hamner.

Qualche anno dopo gli eventi di "Red" (ricordiamolo: acronimo per Reduci Estremamente Distruttivi), l'agente CIA in pensione Frank Moses (Bruce Willis) si arrabatta per godersi la vita di coppia con Sarah (Mary-Louise Parker), lontano da spionaggio, ammazzamenti e complotti - insomma, lontano dall'Avventura tanto agognata dalla donna, e dal quale il nostro vuole difenderla a tutti costi.

È il suo migliore amico Marvin (John Malkovic) che lo riporta all'ordine - o meglio, al "mestiere". Un vecchio dossier è stato pubblicato su WikiLeaks, con i nomi di Frank e Marvin ben in vista, accanto a informazioni sul progetto Notte Profonda, con cui in piena Guerra Fredda americani e inglesi avrebbero portato un ordigno nucleare nel cuore di Mosca, arma costruita dal folle Professor Bailey (Anthony Hopkins). Ben presto la lotta per la sopravvivenza dei tre si trasforma in una missione per la sopravvivenza del mondo: mentre l'amorevole sicaria Victoria (Helen Mirren) torna in loro aiuto, Frank e Marvin se la devono vedere con le brame del controspionaggio russo e i piani degli iraniani, anche se la vera minaccia deve ancora mostrare il suo volto.

Anche se, nei suoi 113 minuti, si faccia molto per si tratta di "film ispirato ad un fumetto" tra azione over-the-top, e sequenze di raccordo cartoonizzate, "Red 2" è ‘solo' un film d'azione - e sicuramente uno dei meno brillanti. Il già precario equilibrio di azione e commedia del capostipite, con quel pizzico di nostalgismo, si gonfia e sbroda in un sequel dalle idee confuse, dal plot incostante e dalla realizzazione via via più pigra, fino all'incompiutezza dell'ultima mezz'ora di pellicola.

Se la forza del primo Red stava nella parodia dello spionistico d'azione e nell'equilibrio degli elementi, la paura di non ripetere troppo quanto fatto prima porta a riproporre senza guizzi la formula del precedente- spostando però il focus dal rapporto del protagonista con la vecchiaia, a quello della sua vita sentimentale. Malkovic, ingrediente fondamentale del successo del primo, si ritrova nel ruolo di consulente matrimoniale "tutto matto" di un Bruce Willis distratto e svogliato.

Più riuscito invece tutto il comparto umoristico: il nuovo focus, per quanto diluito, innesca una serie di gag e one-liner molto più divertenti del predecessore, dando modo a Malkovic e alla Mirren di impostare la verve del racconto per gran parte del film (spassoso occhiolino la scena in cui si finge pazza e di chiara di essere la Regina d'Inghilterra). Davvero incerta la scrittura, e non solo di un plot sempliciotto (fra WikiLeaks, Russi e Iraniani, c'era da aspettarselo) e schiavo dei colpi di scena fino all'irrilevanza. Già, ne pagano le conseguenze anche gli attori: tra buchi e cambi di caratterizzazione, la new entry Anthony Hopkins riesce a dare parvenza di forma al suo personaggio solo grazie al suo mestiere. Insomma, vale davvero la pena che questa "rivincita dei vecchietti" meriti tutto questo spazio o è solo zeitgeist?