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Red Krokodil

di Domiziano Christopharo

drammatico, Italia/Usa (2012)

CAST & CREDITS

cast:
Brock Madson, Valerio Cassa, Simone Destrero, Viktor Karam

regia:
Domiziano Christopharo

distribuzione:
Distribuzione indipendente

durata:
82'

produzione:
Domiziano Cristopharo, Brock Madson

sceneggiatura:
Francesco Scardone

fotografia:
Domiziano Christopharo

montaggio:
Alessandro Redaelli

musiche:
Alexander Cimini

Red Krokodil | Recensione | Ondacinema

Red Krokodil

di Domiziano Christopharo

drammatico, Italia/Usa (2012)

di Sabrina Crivelli

Voto: 7.0

La cristallizzazione di visioni onirico-ossessive e la più agghiacciante realtà si fondono nell'allucinata narrazione di Domiziano Cristopharo in "Red Krokodil".
La carriera del regista e video artista italiano all'interno del genere horror è senza dubbio percepibile nel quarto lavoro, dopo "House of Flash Mannequins", "The Museum of Wonders" e "P.O.E. Poetry Of Eerie"; la fascinazione per il dilaniarsi della carne, la proiezione delle ossessioni dell'autore nell'iter di estrinsecazione di un'interiorità travagliata e la propensione al citazionismo sono costanti che permangono in tutta la sua produzione.

Tuttavia, a differenza del carattere del tutto fantastico legato al racconto del terrore delle precedenti esperienze, in questo lavoro si descrive una realtà possibile: il Krokodil, che dà il titolo al film, è una droga letale, un succedaneo dell'eroina di invenzione siberiana, prodotto con ingredienti di facile accesso ed a basso costo, che porta ad una veloce necrosi dei tessuti ed alla morte entro pochi anni, come documentano peraltro innumerevoli immagini presenti da anni in rete.

La trama, priva di uno svolgimento lineare, si configura come lo straziante racconto del disfacimento corporeo del protagonista, dipendente dalla terrificante droga sintetica, che si inietta più volte durante la pellicola. Il deterioramento della pelle è mostrato con grande maestria, l'utilizzo di un make up eccezionalmente realistico ricrea alla perfezione le piaghe dovute all'uso della sostanza. A momenti di iperrealismo, di sapore documentario, succedono trip onirici, al degrado epidermico si contrappone una liberazione psichica, che alterna i peggiori incubi a fughe liberatorie in una natura idealizzata, contrapposta all'ambientazione urbana fatiscente. Si susseguono confusamente, in piani temporali e spaziali differenti, le proiezione di una psiche stravolta: le sensazioni di dolore e piacere si concretizzano in luoghi fisici, il deserto, i boschi e persino la Chernobyl post apocalittica sono connessi alle percezioni epidermiche di vento e sabbia, alla visualizzazione di un profondo malessere. Nello svolgimento narrativo si aggiunge infine una componente allucinatoria, l'estrinsecazione caotica delle ossessioni di Cristopharo, un ensemble di citazioni tra il biblico (il "Cristo Patiens"), il filmico (l'inquietante coniglio lynchiano) e l'iconico simbolista (la riproduzione di "L'incubo" di Füssli). È dunque l'interiorità sofferente del soggetto a divenire il focus centrale dell'indagine, che poco si sofferma a spiegare le cause della dipendenza e lascia molti spunti aperti all'interpretazione dello spettatore.

Unica nota dolente è la voice over, decisamente invadente, che spiega, in tono del tutto dissonante con le immagini presentate, la propensione autodistruttiva del personaggio al pubblico. L'altisonante narratore in prima persona (si crederebbe essere la voce del protagonista) eccede per aulicismo fine a se stesso , sviluppando una paternalistica excusatio del personaggio, che invece di rivelare, ammesso che sia necessario, le motivazioni che l'hanno portato al suo esecrabile status, indulge in un insieme di ricordi infantili, filosofeggio sconnesso e patetismo lirico. Senza questa componente la pellicola avrebbe certo guadagnato notevolmente in coerenza e riuscita.

Seppure un film sconsigliabile a molti, a tutti coloro impressionabili anche in minima parte, la capacità mimico-gestuale e l'intensa interpretazione del protagonista, Brock Madson, l'abilità registica di Cristopharo ed il conturbante squallore dagli interni, uniti alla disturbante rappresentazione della sintomatologia da utilizzo di Krokodil, conferiscono alla pellicola indipendente, di gusto spiccatamente underground, un ipnotico fascino del ripugnante.