CAST & CREDITS

cast:
Christopher Plummer, Martin Landau, Bruno Ganz, Jürgen Prochnow

regia:
Atom Egoyan

distribuzione:
BIM

durata:
95'

produzione:
Serendipity Point Films, Entertainment One

sceneggiatura:
Benjamin August

fotografia:
Paul Sarossy

montaggio:
Christopher Donaldson

musiche:
Mychael Danna

Remember | Recensione | Ondacinema

Remember

di Atom Egoyan

thriller, drammatico, Canada/Germania (2015)

di Carlo Cerofolini

Voto: 6.0

Mai come in questa stagione abbiamo assistito a una simile concentrazione di film dedicati all'olocausto e mai come in questa occasione siamo stati in grado di toccare con mano il potere affabulatorio della settima arte e in particolare la capacità di raccontare un argomento, declinandolo attraverso i generi e i registri che ci sono noti. Da questo punto di vista "Remember" rappresenta il completamento di  un cartellone che pure nel corso delle settimane aveva visto alternarsi una serie di titoli - da "Il figlio di Saul" a "The Eichmann Show" -  che, nell'insieme, sembrava di per sé  sufficiente a coprire in modo esaustivo dell'argomento in questione. Il motivo è presto detto perché a differenza dei lungometraggi appena passati nella sale  dedicati alla tragedia della Shoah, quello di Atom Egoyan affronta il tema in questione depauperandolo in parte delle sue connotazioni più classiche (quelle che fanno riferimento all'orrore dei campi di concentramento) per trasformarlo in un meccanismo di pura tensione narrativa. Espediente rilevabile dalla peculiarità della trama, che pur scandita dalle tappe di una caccia all'uomo organizzata fuori tempo massimo per l'età avanzata delle parti in causa, deve vedersela con gli imprevisti dalla perdita di memoria di cui soffre l'ottuagenario protagonista. Il quale, rimasto vedovo e affetto da demenza senile non riesce a trattenere alcuna informazione al di fuori di quelle trascritte nella lettera che si porta appresso. Un paradosso culturale e pure cinematografico - data la valenza che la memoria ha assunto nella lotta all'antisemitismo - che Egoyan e la sua sceneggiatura utilizzano per destabilizzare la prevedibilità di un intreccio imperniato sui reiterati tentativi di Zev (un ottimo Christopher Plummer) di catturare l' ss che ai tempi della deportazione ad Aushwitz gli ha sterminato la famiglia, e complicato nell'esecuzione del suo proposito dalla difficoltà del protagonista di riconoscere il suo aguzzino dietro una delle quattro persone corrispondenti al nominativo che gli è stato fornito dall'amico Max, impossibilitato a seguire Zev per motivi di salute ma pronto a guidarne le mosse dalla casa per anziani dove si trova ricoverato.

In questa maniera a mettere in discussione le certezze dello spettatore non è la progressione della storia che arriva in fondo per esclusioni successive che ogni volta rimandano il confronto tra vittima e carnefice, quanto, da una parte le difficoltà incontrate dal protagonista debilitato nel fisico e nella mente dal protrarsi del suo viaggio, e dall'altra, e qui il merito va alla messinscena del regista, dall'accumularsi di dettagli acustici e visivi prelevati direttamente dalla vita quotidiana allo scopo di segnalare l'avvicinarsi del pericolo; come accade, solo per fare un esempio, con le sirene che annunciano le esplosioni provenienti dalla cava situata in prossimità dell'abitazione in cui ad un certo punto si ritrova il protagonista e che non a caso precedono lo svolgersi di una delle sequenze più drammatiche del film, oppure a intermittenza, la presenza di immagini sghembe e appena deformate a segnalare una realtà sempre meno chiara e forse diversa da ciò che crediamo di vedere.

Considerato che il senso ultimo di "Remember" si definisce e acquista spessore solo nel compimento dell'atto conclusivo (di cui non riferiamo oltre per ovvie ragioni), quello che nella scoperta del passato del protagonista relega il resto a una sorta di preludio di quell'unico e sorprendente momento, bisogna dire che pur nell'importanza della posta in palio il film non riesce a restituirci l'Egoyan migliore perché, lontano dalle sospensioni narrative e dalle dilatazioni temporali di titoli come "The Adjuster" ed "Exotica"  e alle prese con materiali cinematografici più convenzionali nel rifarsi ai codici tipici del cinema di genere (da  "Devil's Knot" a "The Captive") il regista armeno - alla pari del suo protagonista - sembra aver perso la propria identità, riciclata in film ben confezionati ma troppo ordinari per uno sguardo come il suo. Presentato in concorso al festival di Venezia e a quello di Toronto "Remember" è destinato a deludere i fan del regista.