Ondacinema

4.0/10

La commedia inglese è un genere che, a parte alcuni sparuti lampi, attraversa una fase storica povera e deprimente. Poche idee, pochi autori veri, poca voglia di mettersi in gioco e guardare davvero con sincera arguzia alle sorti del Regno. Questa esile pellicola diretta dall'impalpabile Richard Loncraine è un esempio lampante di quanto appena detto. Mettendo insieme il meglio che il cinema britannico offre al momento in termini di attori e attrici, Loncraine realizza un deprimente film sulle opportunità della terza età, navigando a vista sulle onde del luogo comune, della commozione facile, dello spirito di redenzione un tanto al chilo.

Di che cosa parliamo? Parliamo di una signora che veleggia verso i settant'anni nell'upper class londinese, con marito di rispettabile posizione sociale, bella casa, amici tutti di estrazione culturale medio-alta e poche occasioni per fermarsi a riflettere sul vissuto e sul futuro. Ma un giorno il tradimento perpetrato dal consorte (e chissà da quanto tempo) costringe la donna a una rivoluzione del proprio mondo. Va a vivere dalla sorella che non frequenta più e, insieme a lei, comincia ad affrontare le giornate con uno stato d'animo che passa dalla più profonda frustrazione all'ottimismo verso il cambiamento. E in questo capovolgimento di fronte, per Sandra (Imelda Staunton) c'è un ritorno a una comunità distante da quella che aveva scelto come habitat naturale dopo il matrimonio, un proletariato/bassa borghesia di periferia che cerca di godersi la vita accontentandosi della genuinità dei rapporti e dei valori.

La sinossi così esposta non fa altro che rafforzare l'assunto di partenza: quando la commedia abbandona l'impegno ad avere una visione del mondo e si chiude nel catino domestico ha due possibilità. O sopravvive grazie a una granitica scrittura e una sapiente regia o affonda sotto i colpi del conformismo, dell'autoconsolazione. Ed è quando accade a "Ricomincio da noi", il cui titolo originale è un espressione gergale che sta per "rimettersi in piedi" e, dunque, fin dal principio, tende ad essere didascalica e fin troppo esplicita degli intenti dell'opera. I volti amici che ritroviamo, dalla Staunton a Timothy Spall (il più ispirato tra i protagonisti), non fanno altro che aumentare la malinconia dello spettatore che aspetta un'intuizione, un colpo d'ala che non arriva mai, fino ai titoli di coda.

La vecchiaia, la solitudine, la morte, sono tutti temi universali che non possono e non devono essere affrontati come invece fa la commedia di Loncraine: con una battuta prevedibilissima e con una successiva frase fatta, buona per far scorrere lacrime facili. Un genere tra i più nobili che ci sia (vale sempre ricordare il motto enunciato da molti attori brillanti su quanto sia più difficile far ridere o sorridere rispetto al recitare in film drammatici) non può accontentarsi del qualunquismo e della superficialità come armi per abbracciare un pubblico più vasto. Per questo ci sentiamo di respingere un cinema così povero di idee e una produzione così pigra nel prendere scelte coraggiose. Nonostante la presenza di ottimi interpreti, insomma, rimane quel retrogusto amaro per un filone che, Oltremanica, non solo non riesce più a guardare con occhio critico alle contraddizioni del proprio mondo, ma, disinteressandosene completamente, non è neanche più capace di parlare delle questioni più comuni ed elementari che ci riguardano tutti. In conclusione: scene ambientate in Italia girate talmente male e scritte in modo così sciatto che varrebbero da sole l'espulsione dalla categoria di "registi e sceneggiatori".



Cast e credits

cast:
Imelda Staunton, Timothy Spall, Celia Imrie, David Hayman, John Sessions


regia:
Richard Loncraine


durata:
111'


sceneggiatura:
Meg Leonard, Nick Moorcroft


fotografia:
John Pardue


montaggio:
Johnny Daukes


costumi:
Jill Taylor


musiche:
Michael J. McEvoy


Trama
Quando «Lady» Sandra Abbott scopre che il marito, con cui è sposata da quarant’anni, la tradisce con la sua migliore amica, cerca rifugio dalla sorella più grande e separata, Bif. Le due donne non potrebbero essere più diverse e Sandra è un pesce fuor d’acqua accanto alla sorella, uno spirito libero che passa da una relazione all’altra. Ma la diversità è proprio ciò di cui Sandra ha bisogno. Così seppur riluttante si lascia trascinare da Bif a una lezione di community dance, dove comincia a poco a poco a trovare il suo passo e l’amore...