CAST & CREDITS

cast:
Diego Peretti, Alfredo Casero, Claudia Fontán

regia:
Juan Taratuto

distribuzione:
Academy Two

durata:
93'

sceneggiatura:
Juan Taratuto, Diego Peretti

fotografia:
Nico Hardy

scenografie:
Marlene Lievendag

montaggio:
Pablo Barbieri Carrera

costumi:
Roberta Pesci

musiche:
Iván Wyszogrod

La ricostruzione | Recensione | Ondacinema

La ricostruzione

di Juan Taratuto

drammatico, Argentina (2013)

di Claudio Zito

Voto: 6.5
Una psicoterapia freudiana con tutti i crismi, che tuttavia non passa dal lettino dell'analista ma si dispiega con l'esperienza, la vita vissuta. L'operaio petrolifero quasi cinquantenne Eduardo vive in Patagonia, terra che si presta bene, pure troppo, alla rappresentazione di un dramma interiore vissuto con i silenzi di chi ancora non ha avuto la forza per elaborarlo. Lo vediamo, in apertura, tirare dritto innanzi a un incidente d'auto e a una donna che invoca soccorso. Cinismo? Insensibilità? Qualcosa da nascondere? Certo che, anche nelle situazioni seguenti, il Nostro - un notevole Diego Peretti, già comparso di recente su nostri schermi in "The German Doctor" - agli occhi del prossimo assomiglia più a un orso scorbutico che a un essere umano dotato di un minimo di attitudine alla socialità.

Poi una telefonata, non molto esplicita. Una richiesta d'aiuto, prima rispedita al mittente poi accordata, i cui dettagli non sono bene recepiti dal destinatario. Un vecchio amico di nome Mario (Alfredo Casero), che vive ancora più a sud, gli chiede di essere sostituito per pochi giorni in negozio, mentre si sottopone a un intervento chirurgico. Ma questo, inaspettatamente, avrà esiti tragici e i pochi giorni lieviteranno esponenzialmente; la sostituzione non riguarderà solo la bottega, Eduardo si ritroverà a prendersi cura della moglie Andrea (Claudia Fontán) e delle figlie dell'amico a cui inizialmente, come a tutti gli altri, aveva fatto un'impressione ripugnante.
Ed ecco che l'uomo solitario, scostante, che non si fa curare i denti che gli dolgono e bada poco all'igiene, comincia a interagire con il mondo circostante. E soprattutto, trova la forza di rivangare un doloroso passato. Perché forse non è troppo tardi per ricominciare, forse una ricostruzione è possibile.

Dicevamo della sceneggiatura a sfondo marcatamente psicoanalitico; gli ingredienti in effetti ci sono tutti. Del groppo in gola del protagonista da sciogliere si è detto. Le sue origini risiedono, come da copione, nei rapporti familiari; ma non si tratta dell'infanzia di Eduardo, bensì di un passato non troppo, non abbastanza passato. Una moglie non c'è più, è rimasto un figlio; ma i rapporti si sono logorati. Eduardo vive la quotidianità con la nuova famiglia adottiva. Ma una volta guarito nell'animo, sceglierà di riprendere la strada abbandonata tempo prima.

Decisive, anche sul piano stilistico, le due sequenze di coppia, autentiche scene madri montate consecutivamente; entrambe intense e risolte (e risolutive), ma non fotocopie l'una dell'altra. Il primo confronto è frontale, si consuma di sera su un divano. Senza fronzoli, girando in campo/controcampo, il regista racconta il passato del protagonista, che risponde all'inconsolabile Andrea introducendo la propria storia, sostituendo il dramma della donna con il proprio. Di maggiore impatto figurativo e simbolico è invece la sequenza della doccia, in cui il contatto fisico dei due - compresenti nel medesimo quadro - è ostacolato dalla tendina a indicare, probabilmente, che la relazione rimarrà casta. Il pianto di Eduardo è lo sfogo di chi si sta lasciandosi un peso alle spalle. Di chi è giunto al compimento della propria ricostruzione.
Spiace, tuttavia, che un film di apprezzabile delicatezza, giocato su long take e silenzi (fanno eccezione le accattivanti musiche di Iván Wyszogrod), approdi a uno scioglimento di un didascalismo davvero insistito, come a sottolineare la conclusione di un percorso fin troppo esemplare.

Sconosciuto da noi, il regista Juan Taratuto è considerato in patria una sorta di Woody Allen locale. Con questo sommesso dramma, passato alle Giornate degli Autori a Venezia 2013, è riuscito a sorprendere i connazionali. E a strappare un'inspiegabile - non per il valore intrinseco, ma per le caratteristiche e la provenienza dell'opera -, tutto sommato meritata distribuzione italiana.