CAST & CREDITS

cast:
Cory Doctorow, Gregg Michael Gillis

regia:
Brett Gaylor

durata:
80'

produzione:
EyeSteelFilm, National Film Board

sceneggiatura:
Brett Gaylor

fotografia:
Mark Ellam

montaggio:
Tony Asimakopoulos, Brett Gaylor

musiche:
Olivier Alary

RiP: A Remix Manifesto | Recensione | Ondacinema

RiP: A Remix Manifesto

di Brett Gaylor

documentario, Canada (2008)

di Paolo D'Alessandro

Voto: 7.5

Scaricare 24 canzoni e ricevere una multa di centinaia di migliaia di dollari. Produrre musica con il costante spauracchio di una causa o di un'ingiunzione per infrazione del copyright. Secondo il filmmaker canadese Brett Gaylor, la conoscenza e il nostro futuro sono sotto assedio: poche grandi corporazioni se li sono comprati a forza di brevetti e diritti d'autore, denti di un vampiro sempre più assetato e conservatore. Dall'altra parte, noi: le tecnologie a cui abbiamo accesso ci consentono di usufruire, moltiplicare e manipolare ogni tipo di contenuto, di fatto distruggendo il concetto artificiale di autore o opera originale. Quello che qui è ancora definito remix (la pellicola è del 2008), oggi è chiamato mashup, ma è solo questione di semantica: come flaneur digitali, camminiamo nella cultura con uno sguardo disilluso e consapevole, e questo stesso atto porta alla risignificazione dell'oggetto culturale. Le conseguenze sono sorprendentemente radicali, e non stupiamoci se qualcosa della rinnovata consapevolezza dietro ai movimenti Occupy derivi anche da questo nuovo potere.

"RiP - A Remix Manifesto" è film incendiario e rivoluzionario (negli intenti): é dichiaratamente il primo documentario open source della storia, a cui ognuno può contribuire rimontando o remixando liberamente qualsiasi segmento Ma è anche un pamphlet programmatico che trascende la forma documentario o gli stretti tecnicismi che avvelenano il trattamento di questo tipo di argomenti. Appoggiandosi alla vicenda del "remixatore" underground Girl Talk, che "produce" proprio su un punto grigio della legge creando musica a partire da campionamenti anche microscopici di musica già esistente, Brett Gaylor forgia le tavole di pietra del "Remixer's Manifesto": "La cultura si costruisce sul passato" "Il passato tenta sempre di controllare il futuro" "Il nostro futuro sta diventando sempre meno libero" "Per costruire società libere, bisogna limitare il controllo sul passato". "RiP" diventa quindi l'esposizione per immagini di questi quattro principi, di fatto trasformando la forma documentario in autentico mezzo politico. Nella più alta delle accezioni.

Ciò che Gaylor, con questo film ad alta carica virale, vuole evidenziare la distorsione di un sistema di tutele a favore dell'artista e dell'opera in una parodia del modo in cui la cultura si sia "naturalmente" sviluppata fino ad oggi. Certo, l'impostazione pamphlet del documentario toglie qualcosa alla comprensione della tematica nel suo complesso, e l'argomentazione stessa risulta appiattita, con le voci pro-copyright assimilati a posizioni tout-court corporate. Quella del copyright, del diritto di ognuno alla libera creazione e al libero consumo dei prodotti culturali è un mare magnum avrebbe meritato un trattamento di più ampio respiro, ma il merito di Gaylor sta nell'aver posto delle questioni molto più importanti di quanto si sia normalmente portati a realizzare. Ma a fine visione, si affaccia un altro interrogativo...

Usufruire, moltiplicare, manipolare: Gaylor vuole diventare il Benjamin del prossimo secolo?