CAST & CREDITS

cast:
Russel Crowe, Cate Blanchett, Max von Sydow, William Hurt, Mark Strong, Oscar Isaac, Danny Huston

regia:
Ridley Scott

distribuzione:
Universal Pictures

durata:
140'

sceneggiatura:
Brian Helgeland

fotografia:
John Mathieson

scenografie:
Arthur Max

montaggio:
Pietro Scalia

costumi:
Janty Yates

musiche:
Marc Streitenfeld

Robin Hood | Recensione | Ondacinema

Robin Hood

di Ridley Scott

avventura, azione, Usa/Gran Bretagna (2010)

di Alex Poltronieri

Voto: 5.0
Alzi la mano chi sentiva la necessità di un nuovo film su Robin Hood. Le avventure dell'arciere fuorilegge, che "ruba ai ricchi per dare ai poveri", ci sono state raccontate in ogni salsa, dai classici con Douglas Fairbanks e Errol Flynn passando per la struggente rilettura di Lester interpretata da Sean Connery ("Robin & Marian") sino a reinterpretazioni più smaliziate e up to date come quella firmata Kevin Reynolds con Kevin Costner di inizio '90 ("Robin Hood: Principe dei ladri"). Senza contare versioni animate (vedi Disney) e parodie varie (Mel Brooks). L'impresa del regista Ridley Scott (se dovete girare film in costume, con battaglie colossali e migliaia di comparse, è il vostro uomo) è farci dimenticare quello che abbiamo già visto e proporci una visione del personaggio inedita, e, presumibilmente, convincente.

All'inizio il progetto doveva chiamarsi "Nottingham", con Russel Crowe nel doppio ruolo del temuto sceriffo e in quello del bandito armato di arco: un'idea naufragata ben presto, con la conseguente scelta di ripiegare su un più classico canovaccio da film "avventuroso", per di più epurato dei momenti più "sconvenienti" e brutali per non incorrere in divieti ai minori (noterete come, rispetto ad altre pellicole di Scott, il tasso di violenza e sangue sia decisamente sotto gli standard). Sceneggiatura riscritta dall'illustre Brian Helgeland (premio Oscar per "L.A. Confindential", ma autore anche di "Mystic River"), che sceglie di raccontare le origini del personaggio, da un punto di vista più curato storicamente e politicamente. Scopriamo così che l'arciere proletario Robin Longstride, impegnato nelle crociate di Riccardo Cuor di Leone, ritorna in patria, per salvarsi la pelle, sotto le mentite spoglie del cavaliere Sir Robert Loxley, e qui viene coinvolto in un complesso gioco di potere. Il viscido, e appena incoronato, Re Giovanni è tradito dal consigliere Godfrey (Mark Strong, sempre perfetto come villain della situazione), che facilita l'invasione dei francesi di Re Filippo, sicuri della debolezza del paese, debilitato da tasse, fame e rabbia. Gran finale stile "Salvate il soldato Ryan", con Robin, Lady Marion - Cate Blanchett (anche lei inguainata in un'armatura in nome del politically correct) e compagni che fronteggiano lo sbarco dei normanni sulle spiagge inglesi in una lunga battaglia senza esclusione di colpi.
 
Sorta di prequel delle vicende che tutti ben conosciamo (si conclude con Giovanni che dichiara Robin Hood fuorilegge), il film di Scott è un'operazione senza dubbio inedita, ma anche assolutamente insensata. Un polpettone di quasi due ore e mezza in cui si fa fatica a cogliere il punto del discorso. Molto lontano dall'identificazione elementare de "Il gladiatore" (principale selling point della campagna di marketing) che contava su classici meccanismi di rabbia, vendetta, rivalsa, e più vicino alla complessità del kolossal-flop "Kingdom Of Heaven - Le crociate", "Robin Hood" non possiede però nemmeno l'urgenza, per quanto ingenua, di quest'ultimo, che uscì in pieno governo Bush e guerra in Iraq. Prolisso (per entrare nel vivo dell'azione ci vuole più di un'ora), indubbiamente elegante (il talento visivo del regista si riconosce nelle sequenze di guerra, nelle riprese notturne, in quelle nella foresta di Sherwood) ma, altra caratteristica del cinema di Scott, imperdonabilmente freddo quando invece dovrebbe emozionare (l'enfatica e onnipresente colonna sonora di Marc Streitenfeld non aiuta di certo), questo nuovo "Robin Hood" avrebbe disperatamente bisogno di una sana dose di ironia e spensieratezza (come nel troppo criticato film con Kevin Costner, quello sì un vero esempio di cinema old style e popolare), perché rischia davvero di scontentare ogni tipo di platea (sarà dura recuperare l'astronomico budget che si dice voli oltre i 200 milioni di dollari).
 
No, non avevamo proprio bisogno di questo Robin Hood ai tempi della crisi (prego notare il parallelo tra l'Inghilterra alla fine del XII secolo e gli Usa di oggi) comunista ante litteram, che straparla di una carta dei diritti dell'uomo (le parole Magna Charta non sono mai dette, ma il riferimento è esplicito), e fa addirittura ammenda per le vite dei musulmani ammazzati durante le crociate. Sì, tutto questo, per quanto superficiale, è quasi nobile. Ridley Scott e la sua star Russel Crowe riescono nell'intento di spogliare la leggenda di ogni aura avventurosa e retorica. Ma sacrificando spettacolo e magia (in nome di cosa?) trasformano il loro film in un blockbuster bellico non molto dissimile da cento altri visti negli ultimi anni.