CAST & CREDITS

cast:
Felicity Jones, Diego Luna, Ben Mendelsohn, Donnie Yen, Mads Mikkelsen, Alan Tudyk, Jiang Wen, Forest Whitaker

regia:
Gareth Edwards

distribuzione:
Walt Disney Studios Motion Pictures

durata:
133'

produzione:
Lucasfilm

sceneggiatura:
Chris Weitz, Tony Gilroy

fotografia:
Greig Fraser

scenografie:
Doug Chiang, Neil Lamon

montaggio:
Jabez Olssen, John Gilroy, Colin Goudie

costumi:
David Crossman, Glyn Dillon

musiche:
Michael Giacchino

Rogue One: A Star Wars Story | Recensione | Ondacinema

Rogue One: A Star Wars Story

di Gareth Edwards

fantascienza, Usa (2016)

di Antonio Pettierre

Voto: 7.0

Ormai "Star Wars" è un'opera mondo contemporanea in cui è stato costruito, fin dal lontano 1977, con l'uscita della prima pellicola, un nuovo canone narrativo e cinematografico che va al di là del semplice medium utilizzato, ma ha conseguenze industriali, economiche e sociali. Dopo la vendita dell'intera azienda da parte di George Lucas alla Walt Disney, la grande major non ha fatto che potenziare questo aspetto, programmando fino al 2020 un'uscita di un film legato alla saga ogni anno per far fruttare al massimo il proprio investimento. E così oltre a mettere in cantiere la nuova trilogia con gli episodi VII, VIII e IX, iniziata con "Il risveglio della Forza", distribuito lo scorso anno, Lucas, d'accordo con la nuova casa madre, ha dato il via alla "Star Wars Anthology", serie di film che sono dei veri e propri spin off autonomi, ma all'interno dell'universo creato dal "vecchio ragazzo" di Modesto, California. "Rogue One - A Star Wars Story" è il primo di questa nuova serie (il secondo è previsto per il 2018 e dovrebbe essere dedicato alle vicende di un giovane Han Solo) che intervallerà le uscite della nuova trilogia. La vicenda parte dalle poche parole della sintesi di presentazione dell'episodio IV "Una nuova speranza" del 1977, dove appunto si parla di una prima vittoria dell'Alleanza Ribelle contro le forze dell'Impero Galattico in cui un gruppo di spie è riuscito a trafugare i piani segreti della Morte Nera, la nuova potente arma di distruzione di massa dell'Impero.

"Rogue One" si può dividere sostanzialmente in un prologo e due parti. Nel prologo è presentata l'eroina Jyn Erso, figlia di Galen Erso (Madds Mikkelsen) che assiste alla morte della madre e al rapimento del padre da parte di Orson Krennic (Ben Mendelsohn), direttore tecnico della nuova arma imperiale, subito dopo la caduta della Repubblica e la nascita dell'Impero. Il padre dovrà aiutare a costruire la nuova arma e farà di tutto per rallentarne il progetto, inserendo un punto debole per poterla distruggere.
Dopo diciotto anni vedremo Jyn Erso adulta (interpretata da Felicity Jones) che sarà liberata da una prigione imperiale da parte dell'Alleanza ribelle. Da qui in poi, Jyn è ingaggiata per contattare il suo vecchio mentore (amico dei genitori che l'ha salvata nel prologo), diventato un estremista ribelle e in possesso di un pilota imperiale disertore con un messaggio da parte di Galen. Tutta questa parte presenta i vari personaggi, ne mostra l'evoluzione emotiva, la loro crescita di coscienza attraverso una serie di prove, che comporta il sacrificio e la prima conoscenza della potenza della nuova arma e termina al ritorno alla base ribelle, riportando l'informazione sulla nuova arma. La seconda parte, invece, vede Jyn insieme al capitano Cassian Andor (Diego Luna) e uno sparuto gruppo di soldati andare su Scarif, base imperiale di comunicazione, per recuperare i piani della Morte Nera.
Diretto dal giovane regista britannico Gareth Edwards (già autore di "Monsters" e "Godzilla"), "Rogue One" è un film divertente e alquanto originale nella sua messa in scena, anche se non del tutto riuscito sotto diversi punti di vista.

Innanzi tutto abbiamo una prima parte molto meno convincente nel suo sviluppo diegetico, a tratti lenta, dovuta al problema di presentare tutti i personaggi che invece agiranno in modo compiuto in una seconda parte molto ben strutturata nell'organizzazione visiva. Abbiamo poi nei primi venti minuti un problema di messa in serie con un montaggio un po' troppo pieno di elissi e stacchi senza alcun raccordo di campo che danno proprio visivamente la sensazione di una mancanza di fluidità. Altro elemento di debolezza è il cast di attori importanti tra i giovani protagonisti (Felicity Jones e Diego Luna) e interpreti di chiara fama tra i ruoli di spalla (tra i tanti, citiamo Mikkelsen e Forest Whitaker) che nella realtà deludono nella loro recitazione presi singolarmente nelle varie scene, risultando tutti un po' piatti, poco empatici, a tratti non credibili nei loro improvvisi dubbi o cambi di atteggiamento (affossati ulteriormente da un pessimo doppiaggio con voci che stridono con il comportamento e il fisico degli attori e che contribuisce a quell'appiattimento della recitazione). Infine, assistiamo a due miracoli: quello di resuscitare un morto, Peter Cushing nel ruolo del governatore Tarkin; e ringiovanire Carrie Fisher nella parte della principessa Leila Organa, ovviamente utilizzando delle controfigure e la magia della CGI che in questo caso però rendono ancora più meccanica (e falsa) la recitazione, dando la sensazione di essere all'interno di un videogame.

Ma, come abbiamo detto, "Rogue One" ha molteplici aspetti positivi che alla fine ne fanno un film tutto sommato godibile. La regia di Edwards, ad esempio, dona un tono oscuro, sporco, da frontiera, uno stile decadente che, se nelle prime due opere del regista era ancora acerbo, qui si trasforma in cifra stilistica, oltretutto lavorando su un concetto di (ri)creazione di una vicenda che vive di vita propria e inserendo alla base un tema forte come il sacrificio collettivo nella rivoluzione contro una dittatura. In questo senso, gli attori del cast, come singoli poco convincenti, sono gruppo, collettività, comunità estesa, iconicamente molto forti e interessanti. Anche la scelta delle scenografie naturali può non essere banale: girato in esterni in Islanda, in Giordania e nelle Maldive, "Rogue One" mette in scena in modo subliminale delle assonanze più legate alla realtà contemporanea dell'intera saga nel passato. Così Jedha, la città su un pianeta deserto (Giordania), annientata dalla Morte Nera, ricorda molto le vicende delle guerre medio-orientali con tanto di scomparsa dell'ultimo tempio Jedi, metafora delle distruzioni delle vestigia archeologiche in atto; il centro di comunicazione imperiale iperprotetto (Maldive) è su un pianeta con spiagge e un mare che richiamano pace e tranquillità rovinate dalla presenza oscura dell'Impero e di una guerra che improvvisamente può colpire anche paradisi che si sentono al sicuro; e anche il prologo iniziale, girato su un pianeta freddo e scabro (Islanda), sembra naturalmente un finis terrae che ricorda molto la ricerca di rifugi lontani da una civiltà accumulatrice, accentratrice e distruttiva.
Il risultato è un film più crudo, serio, (sur)realista, privo di quegli elementi da commedia e in assenza dell'eroismo favolistico e mitologico, ma che sposa la tragedia di un'anonima quotidianità bellica.