CAST & CREDITS

cast:
Paul Dano, Zoe Kazan, Chris Messina, Annette Bening, Antonio Banderas, Aasif Mandvi, Steve Coogan

regia:
Jonathan Dayton, Valerie Faris

distribuzione:
Fox Searchlight

durata:
104'

produzione:
Albert Berger

sceneggiatura:
Zoe Kazan

fotografia:
Matthew Libatique

scenografie:
Matthew Flood Ferguson

montaggio:
Pamela Martin

musiche:
Nick Urata

Ruby Sparks | Recensione | Ondacinema

Ruby Sparks

di Jonathan Dayton, Valerie Faris

commedia romantica, fantastico, Usa (2012)

di Simone Pecetta

Voto: 6.0

Partiamo da lontano, da quando tutto iniziava in una caverna nella Grecia di oltre duemila anni fa. Quando delle ombre proiettate su di un muro divenivano il mondo più vero e concreto per gli inconsapevoli spettatori di quel pallido riflesso di una più ampia realtà. Da quel lontano mito tante cose sarebbero state generate. Religioni, romanzi; il cinema stesso, che non avrebbe poi perso occasione alcuna per tornare su quell'antico mito e nelle più svariate declinazioni raccontarlo nuovamente e nuovamente rievocare la storia della sua nascita: "La Jetée" (Marker, 1962), "Lo zio Boonmee che si ricorda delle sue vite precedenti" (Weerasethakul, 2010), "C'era una volta in Anatolia" (Ceylan 2012). Ma anche la trilogia di "Matrix" dei fratelli Wachowski, come moltissime altre pellicole di finzione.

Ma il termine di paragone più prossimo a questo "Ruby Sparks" è "Vero come la finzione" (Forster, 2006) dove Harold Crick, un grigio funzionario del servizio fiscale americano, iniziava a sentire una voce nella sua testa che ne narrava la giornata come se fosse un personaggio d'un romanzo. Le domande che in quel film attanagliavano Harold potevano essere: la mia esistenza è una esistenza narrativa? La mia esistenza è autentica o una mera finzione? Sono forse un'ombra proiettata sulla parete di una caverna? In bilico tra realtà e finzione il contrasto tra sentire ed essere lacerava la pellicola di Forster, una commedia divertente e malinconica. In "Ruby Sparks" il gioco si capovolge. Lo scrittore Calvin Weir-Fields (Paul Dano), genio precoce precocemente avvinto da un blocco dello scrittore, sogna la donna dei suoi sogni. La sogna vividamente tanto che con la sua vecchia macchina da scrivere solo di lei riesce a scrivere. Imbranato e inconsapevole demiurgo, Calvin pasticcia con una chora narrativa che travalicando il limite che separa finzione e realtà ben presto prenderà forma nella sua stessa cucina. Ruby Sparks (Zoe Kazan), la donna che tanto lo scrittore aveva sognato, si presenta in carne ed ossa come sua fidanzata.

È questa una commedia romantica di equivoci dove lo spunto iniziale, con la fantastica premessa della creazione di Ruby, mette in moto un discorso sul rapporto tra idealizzazione e reale natura di una relazione di coppia: la donna ideale sarà quella che riuscirà a creare con Calvin un rapporto ideale? La sceneggiatura firmata dalla stessa attrice Zoe Kazan, al suo esordio in questo nuovo ruolo, riesce a trovare alcune soluzioni narrative interessanti senza appiattire la pellicola su di un tono monocorde. La regia della coppia Jonathan Dayton e Valerie Faris (già autori di "Little Miss Sunshine, 2006) senza strafare svolge la storia di questo moderno Pigmalione seguendone le ossessioni fino alle estreme conseguenze, lavorando intelligentemente nell'evidenziarne le idiosincrasie nei piccoli dettagli che potrebbero rendere quello di Calvin un personaggio autentico, nelle aspirazioni e nelle ossessioni, se un'interpretazione troppo caricaturale e pesante di Dano non rompesse l'alchimia filmica.

La pellicola scorre leggera e piacevole lasciandosi amare per la sua capacità di restare aderente a ciò che è: una gradevole e pulita commedia romantica. La principale pecca della pellicola è l'introdurre in scena una serie di personaggi come la madre di Calvin (Annette Bening) e il suo compagno (Antonio Banderas) che restano solo marginali figure di colore funzionali ad un paio di scene umoristiche fini a se stesse. Ma nel complesso il film si basa solidamente su una classica struttura in tre atti che procede speditamente al finale twist che si concretizza in una scena madre che fa risaltare la bravura attoriale della Kazan. "Ruby Sparks" è, infine, un'interessante metafora cinematografica sul ruolo del personaggio e dell'attore che possiamo iniziare a leggere sin dall'apporto alla pellicola di Zoe Kazan nel duplice ruolo di attrice e sceneggiatrice: quello di Ruby è un personaggio che viene continuamente riscritto, ma che non potrà mai divenire reale fintanto che lo scrittore non lo abbandonerà, in un gesto d'amore, alla persona che esso stesso è.