CAST & CREDITS

cast:
Émilie Dequenne, Löic Corbery, Sandra Nkaké, Anne Coesens, Amira Casar

regia:
Lucas Belvaux

distribuzione:
Satine Film

durata:
111'

produzione:
Artémis Production

sceneggiatura:
Lucas Belvaux

fotografia:
Pierric Gantelmi d'Ille

scenografie:
Frédérique Belvaux

montaggio:
Ludo Troch

costumi:
Nathalie Raoul

musiche:
Frédéric Vercheval

Sarà il mio tipo? | Recensione | Ondacinema

Sarà il mio tipo?

di Lucas Belvaux

commedia, Francia (2014)

di Mirko Salvini

Voto: 7.0

Lucas Belvaux, classe 1961, attore e regista belga, è un talento tutto sommato ancora poco considerato in Italia e questo nonostante che i suoi film nel resto d'Europa partecipino a festival importanti e ottengano il plauso della critica. Finora il suo lavoro più noto è la cosiddetta Trilogia, composta da "Cavale", "Un couple epatant" e "Apres la vie", tre storie popolate dagli stessi personaggi calati a seconda dei casi in situazioni comiche, drammatiche o thrilling. Di questa sua tendenza a mescolare i registri si ha un saggio, anche se non così radicale, pure in questo recente "Sarà il mio tipo?", commedia sentimentale (Belvaux ha usato l'espressione "antiromantica") ricavata da un romanzo di Philippe Vilain, inedito in Italia. Vedere per credere la scena iniziale con un'affranta Annelise Hesme che chiede all'attonito protagonista Clement (l'attore della "Comedie Française" Loïc Corbery, che in effetti ormai vanta anche un discreto curriculum televisivo e cinematografico) di andarsene e di non tornare o la sequenza nella discoteca parigina dove Clement incontra un'altra sua ex, interpretata da Amira Cesar, che in poche parole liquida lui e il suo modo di vivere. Momenti tesi che potremmo tranquillamente trovare in film di altro genere.

Cosa rimproverano di fatto queste signore al protagonista? Sostanzialmente di non accettare legami a lunga scadenza e di non volere investire più di tanto nelle storie d'amore, evidentemente soddisfatto della sua carriera di insegnante-filosofo. Ovviamente per il giovanotto col "cuore in inverno", ma amante del gentil sesso, le cose stanno per cambiare, complice anche un trasferimento dall'amatissima Parigi a Harras dove insegnerà in un liceo con studenti poco interessati a parlare di Epicuro o di Kant (anche se comunque più rispettosi e attenti nei confronti del proprio prof. di quanto non sarebbe lecito aspettarsi in una classe vera, almeno di alcune scuole italiane...) non vedendo però l'ora che arrivi il giovedì per tornare nella capitale. Nel passo di Calais il nostro farà un incontro che cambierà (anche se fino a un certo punto) le sue idee e quella che poteva essere l'ennesima variante della formula (ben nota anche da noi) di "Giù al nord" diventa altro. Conosce infatti la parrucchiera Jennifer (l'attrice belga Émilie Dequenne), spirito allegro, madre single, appassionata di romanzi rosa, esegeta di Jennifer Aniston e amante delle serate al karaoke con le amiche. Tra l'intellettuale freddino e la simpatica ragazza scocca subito la scintilla, nonostante (o forse proprio per questo) le pochissime cose in comune. Ma Jennifer ha anche un lato più introspettivo e un passato alle spalle più doloroso di quanto i suoi modi di fare solari non suggeriscano e quando si renderà conto che dal suo professore non potrà aspettarsi più di tanto, capirà, come la Ruth dell'almodovariano "Gli amanti passeggeri", che il proprio benessere è più importante. A Clement, anche se (forse) innamorato di lei e pur rendendosi conto che rischia di perderla, non resterà che riflettere su quanto le sue scelte di vita possano essere state, magari, inadeguate.

La commedia è ben scritta (Belvaux ha curato anche l'adattamento) ma se è vero che il regista vi inserisce dei tocchi personali, il plot non brilla particolarmente di originalità, quindi un assist notevole Belvaux lo riceve dai suoi interpreti. Se Corbery (che tra l'altro ricorda l'autore) riesce a rendere gradevole e umano un personaggio che poteva facilmente risultare antipatico, Émilie Dequenne con la sua Jennifer conquista non solo Clement. L'interprete scoperta appena diciottenne dai Dardenne nel film Palma d'Oro "Rosetta" (che valse anche alla debuttante il premio di Migliore Attrice, sebbene ex-aequo), non solo si rivela una presenza spumeggiante, ma è anche ammirevole nelle scene di canto e sa inoltre rendere credibili le sfumature malinconiche di un personaggio mai patetico. E nella scena in cui Émilie/Jennifer si lancia sulle note del classico "I Will Survive" è talmente luminosa che se non stessimo parlando di un'attrice con una più che discreta carriera alle spalle verrebbe da dire che "è nata una stella".

Peccato che a fronte dei suoi validi interpreti, il film perda mordente nella seconda parte, anche perché il gioco dei tira e molla fra i due innamorati poi si fa prevedibile. Belvaux ci regala sul finale un colpo di scena abbastanza spiazzante che probabilmente piacerebbe a Patrice Leconte (tra l'altro autore anche lui nei primi anni Novanta di un film in cui una parrucchiera stregava il protagonista e non solo). Chiudere il film con una nota di mistero è stata una bella idea, però non lo risolleva fino in fondo. Comunque resta pur sempre un esercizio apprezzabile e gli scambi fra Corbery e Dequenne hanno una freschezza e una naturalezza che sarebbe bello poter ritrovare anche nelle commedie di casa nostra, cosa che invece spesso purtroppo non succede.