CAST & CREDITS

cast:
Emma Thompson, Tom Hanks, Paul Giamatti, Jason Schwartzman, Bradley Whitford, Colin Farrell, Annie Rose Buckley, Ruth Wilson, B.J. Novak, Rachel Griffiths, Kathy Baker

regia:
John Lee Hancock

distribuzione:
Walt Disney Studios Motion Pictures Italia

durata:
125'

produzione:
BBC Films Walt Disney Pictures Ruby Films Hopscotch Features Essential Media & Enter

sceneggiatura:
Kelly Marcel, Sue Smith

fotografia:
John Schwartzman

scenografie:
Michael Corenblith

montaggio:
Mark Livolsi

costumi:
Daniel Orlandi

musiche:
Thomas Newman

Saving Mr. Banks | Recensione | Ondacinema

Saving Mr. Banks

di John Lee Hancock

biografico, commedia, drammatico, Usa (2013)

di Diego Capuano

Voto: 5.5

La denominazione di "Classico Disney" è da sola capace di aprire fantasiose praterie nell'immaginario di quella parte di immortale giovinezza che ogni adulto dovrebbe in sé conservare. Quante emozioni, vivide o sotterranee che siano, pulsano o rinascono se messe di fronte a fotogrammi disneyani, tra i simboli del proverbiale "sogno cinematografico"?
Eppure quando uno scrigno tanto prezioso ai nostri occhi si presenta, di rado ricerchiamo la provenienza di tale  magnificenza, come nasce e si sviluppa l'idea di una fantasia. La spiegazione di una genesi può intaccare la considerazione (la visione) che abbiamo del prodotto finito? Il dietro le quinte assume un valore alto nella comprensione di un'opera o resta una mera curiosità?
Sono domande che da sempre lo spettatore più curioso può porsi e a maggior ragione acquisiscono un approccio laborioso quando si prova a spiegare il tentativo di dare forma ad un immaginario fantastico ricco di una storia tanto gloriosa.
Chi si è voluto prendere la briga di raccontarci l'arte di Walt Disney non è riuscito a non condire, mescolare, addirittura confondere, il suo lavoro con pettegolezzi e illazioni che hanno cavalcato un intero secolo. "Saving Mr Banks" fa pulizia, senza però rischiare nulla.
In realtà Disney fa da motore di sponda ad una storia, quella di Pamela Travers. Sin dal nome, una figura oggigiorno semi-sconosciuta dietro la quale si cela la creatrice di una icona come Mary Poppins.

Il film è quasi interamente ambientato nell'aprile del 1961, periodo durante il quale l'inglese Travers visitò gli studi cinematografici di Walt, cercando di dissuaderlo dalla realizzazione della pellicola (un vertice disneyano al botteghino, non artistico) o, comunque, imporgli direttive più o meno rigide sul film che stava per essere realizzato. Questo ampia finestra è intervallata da flashback sulla fanciullezza dalla scrittrice, incentrati perlopiù sul rapporto con il tormentato ma amorevole padre.

Lo schema di base è quello - abusato - di un contemporaneo e composito dramedy: la contrapposizione tra due culture, quella inglese e quella statunitense. Da qui nascono una serie di ovvie schermaglie che partono da abitudini e costumi nazionali (valga per tutti l'ovvia parentesi del tè) e finiscono nel riversarsi nella realizzazione dell'opera. Da un'idea più razionale e composita della trasposizione cinematografica a un immaginario pronto a sfrenare e liberare un concepimento (le canzoni, gli inseriti animati) inammissibile per un ordinario amplomb inglese. Fino alla rappresentazione del Mr.Banks del titolo.
Pur con la propria staticità e lunghezza è un cinema che continua a deliziare quel pubblico che da porzioni di accademismi recitativi di alta classe (ottimi sia Emma Thompson che Tom Hanks, ma pure Paul Giamatti) riesce a cavare un senso compiuto al piacere della visione.

Un arco temporale dignitoso intermezzato però da ricordi di una Pamela Travers bambina. Impalpabili episodi di variegata importanza ma di relativo interesse tra la protagonista e il papà Colin Farrel avvolti in una cartolina ingiallita di dolciastro sentimentalismo. Un salto nel passato piatto e senza alcun sussulto la cui unica ragione d'essere, il personaggio della zia Ellie, ispiratrice di Mary Poppins, è risolta in un bozzettismo senza sbocchi che possano davvero rendere tangibile il senso della creazione.

E resta sullo sfondo il discorso di una giovinezza che supera territori, barriere sociali e culturali: dai figli di Disney alla bambina molto meno fortunata dell'autista Ralph alla stessa Pamela da giovane. Una giovinezza bisognosa di arte, fantasia. Quella stessa immaginifica fantasia assente in "Saving Mr. Banks" che, a visione terminata, ci lascia con l'amaro in bocca per averci detto ben poco sul personaggio (e la sua arte) che più di ogni altro ci interessava approfondire: Walt Disney.