CAST & CREDITS

cast:
Ernie Allo, Bruce Byron, Frank Carifi, Steve Crandell, Johnny Dodds, Bill Dorfman, Nelson Leigh, John Palone

regia:
Kenneth Anger

durata:
28'

sceneggiatura:
Kenneth Anger

fotografia:
Kenneth Anger

montaggio:
Kenneth Anger

pietra miliare

Scorpio Rising | Recensione | Ondacinema

Scorpio Rising

di Kenneth Anger

sperimentale, Usa (1964)

di Dario Seghizzi

"Ho sempre ritenuto il cinema un male. Il giorno in cui il cinema è stato inventato è stata una giornata nera per l'umanità."

Già da queste parole è possibile capire come Kenneth Anger ami la provocazione solo all'apparenza gratuita. Anger è stato uno degli esponenti di punta della corrente underground/d'avanguardia americana nata all'inizio degli anni 40 in scia alle prime opere di Maya Deren. Ad un primo sguardo si sarebbe portati a dire che il cinema di questo eccentrico personaggio sia pieno di blasfemia e che l'intero corpus della sua opera sia eccessivamente criptico per prestarsi ad essere compreso o classificato in maniera univoca. In realtà è interessante notare come Anger abbia sempre utilizzato in modo talora ironico, talora evocativo, immagini simboliche e rituali all'interno dei suoi film animato unicamente dalla voglia di attrarre il pubblico attraverso la forza ed il colore rimaneggiato che da esse scaturiva. Esemplare in questo senso è "Scorpio Rising" forse la realizzazione visiva più pura del regista americano. È infatti con questo film che il gusto ritualistico, e ancora di più, la simbolizzazione magico-astrologica raggiungono il loro acme espressivo. I protagonisti del film sono i motociclisti, giovani di "cuoio" associati in un clan, la cui violenza paranazista, e i cui rituali iniziatici si esprimono in un rapporto di sottile complicità masochistico-pederastica che il regista mantiene con essi. Un rapporto che nella sua felice ambiguità riesce a comunicare come i personaggi della storia altro non siano che l'incarnazione ed al contempo le vittime della violenza in cui si manifesta la società di massa. La ritualità viene rappresentata attraverso il cerimoniale della vestizione, durante il quale i motociclisti indossano con cadenze sacrali le loro divise di cuoio nero scintillanti di borchie metalliche, ma anche attraverso l'orgia iniziatica durante la quale uno dei centauri riceve l'investitura facendosi ricoprire il sesso di mostarda. La simbologia terroristica, abbondantemente presente all'interno del film, sembra voler invece rappresentare una sorta di demifisticazione, piena di violenza e frustrazione, della razionalità tecnico-scientifica in cui appare e si presenta la società moderna. Nella scena del party si palesa un altro tratto distintivo dell'opera di Anger, rappresentato dal particolare utilizzo riservato al binomio colore/suono, in questa sequenza è possibile notare come il cineasta sia maestro nell'attrarre il pubblico mediante l'utilizzo di colori sgargianti, i quali gemellandosi con le musiche di sottofondo e le elaborate tecniche di montaggio attirano lo spettatore all'interno di un ingegnoso meccanismo comunicativo per associazioni, all'apparenza quasi privo di intreccio narrativo, ma nella sostanza aperto ad una miriade di interpretazioni. È proprio attraverso questo processo che Anger riporta in auge l'ideale promosso dal fondamentale regista russo Sergeij Ejzenstejn, il quale fu il primo sostenitore di questa tecnica comunicativa (nota con l'appellativo di montaggio delle attrazioni) tesa a stimolare nel pubblico una rielaborazione intellettiva di ciò che viene ad esso mostrato.

"Scorpio Rising" è quindi un film costruito con una struttura ciclica divisa in quattro sequenze, a risultare più complessi sono i termini di riferimento. Nella prima sequenza "ragazzi e saette" troviamo rimandi ai primi film di Anger fatti con le marionette, nella seconda "creatore di immagini" il contrasto è con Marlon Brando, in estratti meticolosamente scelti da "Il Selvaggio", con l'aura di James Dean come complemento e correttivo. Mentre nella terza sequenza "party di Valpurga" il contrasto è addirittura con Gesù Cristo, il quale pare esistere in un mondo alieno in cui non può far altro che trascinarsi nella più totale impotenza. Infine nella sequenza intitolata "arringatore di ribelli" il contrasto è con Adolf Hitler, il dittatore che piega le masse al suo volere ma per fini perversi ed impersonali.

Sostanzialmente questo è un film che, nonostante il nebuloso intreccio narrativo, attraverso le sue immagini ed i suoi riferimenti vuole comunicare un momento di passaggio: molti cineasti d'avanguardia di quel periodo condividevano con Anger la convinzione che all'era dei pesci, il regno della rinuncia, della colpa, e del sacrificio, sarebbe subentrata quella dell'acquario dominata da Urano, pianeta pieno di sorprese nonché segno di rivoluzione. Questo momento di passaggio è mostrato in "Scorpio Rising" attraverso la metafora dei contrasti con Brando, Cristo e Hitler, che rappresentano le potenze dell'età dei pesci ormai inefficienti ed in declino. In essenza Anger agisce su un triplice livello di visione: nel primo, quello artistico, denuda il cinema Hollywoodiano che tende a "cristianizzare" la sua etica, creando nuovi idoli da mitizzare, nel secondo, quello storico, mostra come il cristianesimo primordiale sia al basamento delle idee totalitariste, cosa che lo ha portato ad uno spaesamento totale ( il Cristo sembra quasi ignaro e confuso di fronte alla scena del sacrificio e della sodomizzazione del motociclista, come un vecchio confuso dalle nuove generazioni) e alla sua autodistruzione (il Cristo che compare negli occhi del teschio), nel terzo, quello sociale, si tende a voler liberare l'uomo dalle sue paure, in primis quella della morte per fare in modo che esso conduca un'esistenza maggiormente spensierata e priva di concettualismi.

Il ciclo di "Scorpio Rising" inizia col risveglio (tema ricorrente in quasi tutti i film di Anger) per terminare, come ogni sogno di violenza presuppone, con la morte del protagonista che va a schiantarsi con la motocicletta fuori strada.

Nel cinema di Anger il male è solo una metafora che si lega all'ispirazione visionaria ed alla povertà del mezzo. Da questa consapevolezza deriverà un'osservazione attenta non alla trama di simboli occulti o provocatori, ma nel complesso intersecarsi di segni che rifiuta la mera deformazione rappresentativa. Ed è mediante tale comprensione che appare più chiaramente l'intera struttura dell'opera di Anger, in cui la figura dell'artista svanisce in quella del mago (illusionista) e l'espressione cinematografica si risolve in un tanto agognato quanto affascinante disordine di pulsazioni luminose.