Recensioni

Sea Sorrow - Il dolore del mare

di Vanessa Redgrave

documentario, Regno Unito (2017)

CAST & CREDITS

cast:
Ralph Fiennes, Emma Thompson

regia:
Vanessa Redgrave

distribuzione:
Officine UBU

durata:
74'

montaggio:
Folasade Oyeleye

Sea Sorrow - Il dolore del mare | Recensione | Ondacinema

Sea Sorrow - Il dolore del mare

di Vanessa Redgrave

documentario, Regno Unito (2017)

di Giancarlo Usai

Voto: 3.0

Il documentario diretto dalla eterna ed eternamente divina Vanessa Redgrave ci dice qualcosa di molto importante, anche se scontato: non ci si improvvisa registi, non si può sostituire una coscienza civile al talento per la messa in scena del reale. Se la prima compete a ogni intellettuale di buona volontà, il secondo è di pertinenza di autori con una precisa concezione del mondo unita a una profonda idea di cinema da realizzare. Tutto ciò, evidentemente, manca alla Redgrave, che pure ha conoscenze storiche, politiche e culturali a sufficienza per mettere sul piatto spunti di riflessione assolutamente degni di nota.

Ma il problema di "Sea Sorrow" è la mancanza di una visione prospettica degli eventi narrati. Non c'è sensibilità scenica, non c'è il minimo senso per la narrazione. E così, una congerie di elementi interessanti risultano elencati visivamente in modo incomprensibilmente pasticciato. Impossibile, oltretutto, ignorare le analogie con l'opera dell'artista cinese Ai Weiwei, quel "Human Flow" che scontava le stesse encomiabili intenzioni di questa pellicola unite a un fallimentare risultato scenico. L'emergenza, anzi, il fenomeno dei migranti è uno degli eventi storici cui stiamo assistendo in presa diretta in questi anni. Riuscire a fotografarne la portata colossale, che trascende la volgarità dell'attualità politica, e che invece sfonda il confine con i mutamenti secolari del genere umano, è la vera sfida di chi prova ad avvicinarvisi, in buona fede, per tentare di darne un racconto che sia minimamente attendibile.

Eppure, questi documentaristi più o meno improvvisati pagano lo stesso prezzo di quella classe politica europea che vorrebbero mettere all'indice. Al posto del comizio o della dichiarazione giornaliera c'è una macchina da presa e una penna, è vero, ma l'effetto è il medesimo. Anche in questo caso si cade nella grande tentazione della nostra epoca: la semplificazione, il manicheismo, l'annullamento delle sfumature del reale; il tutto per inseguire un concetto di presente che non corrisponde all'autentico, ma semplicemente appaga il nostro bisogno di conformismo, la nostra necessità di sentirci appagati nei confronti della nostra etica, pubblica o privata che sia.

Vanessa Redgrave tenta un discorso per immagini che unisce realtà e finzione, storia e letteratura, Shakespeare e telegiornali. Lo scopo è dichiarato fin da subito: anche noi europei siamo stati migranti. Laddove prima c'erano dei transatlantici, delle carovane di camion o dei treni a vapore, ora ci sono le carrette del mare. Ma il diabolico ripetersi della Storia torna periodicamente a chiedere il suo tributo. Aiutandosi con documenti in esclusiva (alcune scene di salvataggi in mare, tra urla e momenti di panico, fanno scomparire la tensione di alcuni drammi di avventura che hanno segnato la Settima arte) e testimonianze di personaggi noti, l'attrice-regista britannica mette cuore e buona volontà nella realizzazione di questo documentario. Ma il fantasma della banalità è dietro l'angolo; non c'è scena o intervista che non risulti svilita da un racconto che pretende di essere soltanto edificante, non realmente divulgativo, né tantomeno di carattere analitico. Molto, ovviamente, dipende dai protagonisti di questo zoppicante documentario. L'unico lampo di luce arriva da Sir Alfred Dubs, storico membro del partito laburista inglese, che, ricordando le persecuzioni naziste patite dalla sua famiglia, impartisce una lezione di educazione civica a ogni spettatore. Ma la prima destinataria della lezione suddetta, in realtà, dovrebbe essere proprio Vanessa Redgrave.