CAST & CREDITS

regia:
Malik Bendjelloul

distribuzione:
The Space Extra

durata:
86'

produzione:
Red Box Films, Passion Pictures, Canfield Pictures

fotografia:
Camilla Skagerström

montaggio:
Malik Bendjelloul

musiche:
Rodriguez

Sugar Man | Recensione | Ondacinema

Sugar Man

di Malik Bendjelloul

documentario, musicale, Svezia/Gran Bretagna (2012)

di Diego Capuano

Voto: 8.0

Nella storia della società dello spettacolo sono conservate pagine di vicende straordinarie, giustamente celebri o eccessivamente sovrastimate. Poi ci sono pagine strappate o quelle che, sfortunatamente, non hanno mai trovato il proprio biografo di fiducia. Forse più di ogni altra arte, il cinema è in grado di redigere degli albi per quest'ultime vicende. Con l'avvento della tv e della sovraesposizione delle immagini - e, cosa più preoccupante: di relativi, indicibili, sentimenti - sembra che le uniche insolite storie che valga la pena di essere mostrate/raccontate siano diventate quelle di fenomeni da baraccone, non a caso spesso protagonisti di squallidi programmi televisivi.
"Searching for Sugar Man" parte dal basso, dalla passione di due fan sudafricani, Stephen "Sugar" Segerman e Craig Bartholomew-Strydrom, alla ricerca di Sixto Rodriguez, meglio conosciuto come Rodriguez. Già, "e chi sarebbe questo Rodriguez?" si chieranno i più. Un musicista sconosciuto in patria ma celebre in Sudafrica. Basterebbe questa aliena anomalia per rendere imperdibile il film, che però ha molti altri assi nella manica.

Rodriguez saliva sul palco nei primi anni '70. Randagio vagabondo, si aggirava in piccoli locali della sua Detroit con poche aspettative. Non bastavano spazi raccolti e un modesto numero di spettatori: il nostro uomo se andava bene si esibiva di spalle, con un anti-divismo lesivo e non senza un po' di scontrosità. Due album - "Cold Fact" e "Coming From Reality" - in due anni (1970 - 1971). Poi il nulla. Leggende (per la verità a loro volta nascoste) lo volevano morto sul palco: "si diede fuoco", disse qualcuno. "no, si sparò un colpo di pistola dopo aver eseguito un'ultima canzone", affermò qualcun altro. Nel frattempo in Sudafrica, non esattemente dietro casa, accadeva l'incredibile: per una serie di ragioni - e come quasi sempre per storie fuori dall'ordinario non spiegabili del tutto - le canzoni di "Cold Fact" si facevano inni di protesta contro l'apartheid. Rodriguez si erigeva a sua insaputa a simbolo anti-oppressione. Famoso e controverso - lì e soltanto lì - quanto Bob Dylan e i Rolling Stones.

Il regista svedese di origini algerine Malik Bendjelloul fece un corto documentario dedicato a Rodriguez durante un soggiorno a Cape Town. Ma la storia era troppo preziosa per lasciarla a un prodotto destinato a pochi. Il tragitto è stato lunghissimo e ha avuto come capolinea un indiscutibile Oscar come miglior documentario dell'anno.
Nella prima metà del lungometraggio il regista si affida a varie interviste: agli ammiratori-detective (vedi sopra), a musicisti sudafricani che hanno molto investito in musica contro il potente establishment, a critici musicali, alle figlie di Rodriguez ma anche a colleghi di umili lavori recenti. Le interviste si alternano a riprese delle città simbolo di questo inconsueto percorso: Cape Town e Detroit. Immagini d'epoca e contemporanee, vecchie foto e le canzoni di Rodriguez che si aggirano, rabbiose e innocenti, taglienti e delicate, come un fantasma ponendo domande sullo specifico personaggio, sul ruolo della musica (e l'arte in generale), sulle imprendibili e imprevedibili traiettorie del destino.
"Searching for Sugar Man" si apre però ad un'ulteriore dimensione, sfiorando l'impianto da thriller, ma con procedura meno manipolatoria di un documentario pur ottimo come "Man on Wire" di James Marsch; forse la sola omissione, una fugace celebrità in Australia tra la fine dei ‘70 e l'inizio degli ‘80, è dovuta ad una ricerca di maggiore fluidità narrativa.
Qui, affidandosi esclusivamente alle immagini, alle parole, alla storia ancor più che al montaggio, anche se si conoscono i risolvolti della vicenda, alcuni ribaltamenti di prospettiva lasciano davvero a bocca aperta: addirittura in un'occasione, scorgendo gli autori delle canzoni su vecchi vinili, si arriva a mettere in dubbio l'esistenza stessa di un concreto e unico Rodriguez! E sorprende il noto produttore Clarence Avant che in merito al denaro ricavato dalle vendite dal Sudafrica, storce il naso sentendosi in evidente imbarazzo.

Nella seconda parte irrompe Rodriguez, il suo corpo e la sua voce, e la chiusura del cerchio di questa bellissima storia è affidata al conclusivo tour sudafricano, uno dei momenti più emozionanti del film. L'introverso raggomitolarsi sul palco di inizio carriera si libera in una misurata foga di chi ha finalmente trovato, anche soltanto per poche tappe, una propria naturale estrazione.
Sixto Rodriguez non sarà stato un altro Bob Dylan. La riscoperta non sarà comparabile a quella di artisti come Tim Buckley e Nick Drake. Ma è comunque autore di musica ottima, sincera ed emozionante che, accostata alla sua strabiliante storia, rende "Searching for Sugar Man" imperdibile non solo per gli appassionati di musica.