Recensioni

Self/less

di Tarsem Singh

thriller, fantastico, Usa (2015)

CAST & CREDITS

cast:
Ryan Reynolds, Ben Kingsley, Matthew Goode, Natalie Martinez, Michelle Dockery, Victor Garber, Derek Luke, Brendan McCarthy, Jaynee-Lynne Kinchen

regia:
Tarsem Singh

distribuzione:
Eagle Pictures

durata:
117'

produzione:
Endgame Entertainment

sceneggiatura:
David e Alex Pastor

fotografia:
Brendan Galvin

scenografie:
Tom Foden

montaggio:
Robert Duffy

costumi:
Shay Cunliffe

musiche:
Antônio Pinto, Dudu Aram

Self/less | Recensione | Ondacinema

Self/less

di Tarsem Singh

thriller, fantastico, Usa (2015)

di Mirko Salvini

Voto: 5.5
Tarsem Singh, già mago degli spot pubblicitari e dei videoclip, sin dall'esordio al cinema con "The Cell" (2000) si è messo in luce per un talento visionario e un estro figurativo fuori dal comune, almeno per quanto riguarda il cinema mainstream. In verità la critica internazionale non si è mai mostrata particolarmente colpita da questo talento, notando sovente che tanta magniloquenza visiva si accompagnava a contenuti non altrettanto interessanti e secondo alcuni serviva proprio a mascherare la mancanza di questi ultimi. Il pubblico però, con l'eccezione del mirabolante "The Fall", il suo film più personale, finora aveva sempre dimostrato di gradire. Il suo ultimo film, il thriller fantastico "Self/less" sembra essere destinato a costituire l'eccezione, poiché oltre ad avere suscitato le consuete perplessità da parte della stampa, ha avuto un'accoglienza fredda anche da parte del pubblico. Probabilmente non sarà stata l'unica ragione ma questo primo insuccesso commerciale ha combaciato con l'abbandono (speriamo solo momentaneo) di quello stile "barocco" così caratteristico, cui contribuiva in maniera determinante la costumista giapponese Eiko Ishioka (scomparsa nel 2012), in favore di un'estetica al tempo stesso più essenziale e più cupa.

Il regista di "Immortals" stavolta lavora su una sceneggiatura dei fratelli spagnoli David e Alex Pastor ("The Last Days") che ricorda, fra le altre cose, il capolavoro di Frankenheimer "Operazione diabolica". Damian, un miliardario condannato da un male incurabile (Ben Kingsley) viene a conoscenza di una misteriosa compagnia, la Shedding, gestita dal classico scienziato pazzo (anche se elegantemente distaccato grazie all'interpretazione di Matthew Goode), che dietro lauto compenso può prolungare la vita dei propri clienti dando loro un corpo nuovo, giovane e sano. Quindi lo squalo dell'alta finanza, che accetta l'affare, si ritrova in men che non si dica con la faccia simpatica e il fisico palestrato di Ryan Reynolds, pronto per cominciare una nuova vita, tutta a base di spensieratezze, con un nuovo nome (Eddie) e nuova identità. Ma poi il novello Rock Hudson comincia a soffrire di strane allucinazioni e finisce per scoprire che il suo atletico corpo non è stato creato in laboratorio, come gli era stato detto, ma era appartenuto ad un militare che si era messo a "disposizione della scienza" in cambio dei soldi per far curare la figlioletta malata. Quelli che avverte sono proprio i ricordi del vecchio "ospite" che stanno riaffiorando. Deciso quindi a non accettare una seconda vita a queste regole, Eddie si mette alla ricerca della moglie Madeleine (Natalie Martinez) e della figlia Anna (Jaynee-Lynne Kinchen), adesso ristabilitasi. Damian che per tutta la vita era stato un padre assente (la figlia, interpretata dalla Michelle Dockery dell'acclamata serie televisiva "Downton Abbey", fa fugaci apparizioni all'inizio e alla fine) adesso pensa di avere un'altra possibilità. Ma quelli della Shedding non sono proprio favorevoli a questa riunione di famiglia e quindi comincia la caccia all'uomo (e alla donna e alla bambina).

Pellicola che racconta di persone che provano a vivere nel corpo di altri (l'agente che la Shedding sguinzaglia alle calcagna dei protagonisti dice di averne già cambiati vari, lo si vede prima interpretato da Derek Luke e poi da Brendan Mc Carthy), però quella dei personaggi di "Self/less", come in molta fantascienza, è un'utopia impossibile. L'impossibilità della mente di sopravvivere in un "contenitore" che non le appartiene sembra essere il tema portante e i dialoghi sono pieni di riferimenti alle sensazioni corporee (Reynolds nota l'odore del suo corpo nuovo, il dottore lo ammonisce dalla sensazione di soffocamento, la bambina quando fa il bagno in piscina parla di temperatura ambiente). Si vedono davvero tanti contenitori nel film ma quasi sempre incapaci di proteggerti (il corpo ma anche la casa, l'automobile, i carrelli d'acciaio dei laboratori) ed anche lo stesso Tarsem sembra alla fine soffocare in un cinema che non è il suo. Come se avesse deciso di realizzare la versione 2015 di una produzione Golan/Globus anni '80 (ma è stato fatto anche il nome di Corman, come succede quasi in automatico quando si parla di film dichiaratamente di serie B), il regista che conosciamo si mimetizza e si costringe a lavorare come avrebbero potuto un Andrew Davis o un Peter Hyams, mestieranti solidi senza pretese autoriali, le stesse che evidentemente non ha lui (probabilmente questo ha contribuito all'antipatia della critica nei suoi riguardi). Sempre da quel decennio vengono le strizzatine d'occhio ai registi del cinema di derivazione spottistica come Adrian Lyne e Alan Parker, che, come Tarsem, ha iniziato con la pubblicità, e che probabilmente lui sente più vicini di autori cari ai cinefili come ad esempio John Carpenter. Purtroppo di Lyne e Parker manca il glorioso direttore della fotografia Peter Biziou con la sua tipica illuminazione cellofanata, cui risponde l'irlandese Brendan Galvin con un lavoro molto più in linea coi toni cupi del film, che in effetti si dimostra molto efficace nella sequenza di un inseguimento fra macchine in notturna.

Classe 1961, Tarsem Singh ha faticato a trovare un suo spazio nel Sistema Hollywood (molti i progetti che La Mecca del cinema gli ha bocciato negli anni). Sarà stato lo spirito di adattamento a portarlo a questo cambiamento di registro o la voglia di misurarsi con qualcosa di diverso? Ad ogni modo l'esito negativo di "Self/less" forse lo convincerà a tornare al cinema per cui ormai è conosciuto.