CAST & CREDITS

cast:
Roxane Mesquida, Andrea Zogg, Carlos Leal, Joel Basman, Nicholas Ofczarek, Hanspeter Müller-Drossaart, Ueli Jäggi

regia:
Michael Steiner

distribuzione:
Walt Disney Studios Motion Picture Switzerland

durata:
110'

produzione:
Stephan Barth

sceneggiatura:
Stefanie Japp, Michael Sauter, Michael Steiner

fotografia:
Pascal Walder

scenografie:
Gerald Damovsky

montaggio:
Ueli Christen, Benjamin Fueter

costumi:
Pascale Suter

musiche:
Adrian Frutiger

Sennentuntschi | Recensione | Ondacinema

Sennentuntschi

di Michael Steiner

horror, Svizzera (2010)

di Luisa Benevieri

Voto: 6.5
Sennentuntschi ha la particolarità di essere una vera e propria fiaba orrorifica.
Dimenticatevi le patinature e gli effetti speciali delle ultimissime rivisitazioni di fiabe e novelle proposte dalla cinematografia di consumo: avete davanti un piccolo grazioso capolavoro girato ed ambientato in svizzera da Michael Steiner, zurighese e autodidatta, da sempre appassionato di film di serie B e incredibilmente distribuito dalla Walt Disney Studios Motion Picture Switzerland.

La novella cinematografica (perché di questo si tratta) di Sennentuntschi, racconta le vicende del piccolo villaggio alpino di Trepunt nell'anno 1975, dove la comparsa di una misteriosa e bellissima ragazza porterà scompiglio e scandalo, ridestando antiche superstizioni religiose. E in effetti, l'arrivo della giovane, totalmente incapace di esprimersi divide il villaggio e diviene capro espiatorio delle vicende negative del paese.

Ma il dubbio s'insinua nello spettatore, quanto la donna è vittima della superstizione o causa delle disgrazie?
L'ottima regia snoda la narrazione su due location differenti. Una parte racconta l'arrivo della ragazza al villaggio, mentre l'altra, la sua misteriosa comparsa nella casa solitaria di tre contadini nella montagna, recuperando la leggenda montana della "bambola del diavolo".
La leggenda narra infatti che una notte, il Diavolo, avendo pena della solitudine di tre contadini privi di una donna da lunghissimo tempo, volle rendere reale la bambola di pezza costruita dai tre. Ma come si sa, i doni del diavolo vogliono sempre qualcosa in cambio.

L'apparente incongruità della storia si risolve nella scomposizione temporale della stessa, che una volta ristabilita, chiude il cerchio, creando un lungometraggio godibile, ma soprattutto diverso a partire dalla tematica: agreste e profondamente europea.
Allo stesso modo in cui la cultura giapponese horror ha recuperato l'atmosfera delle sue leggende tradizionali più antiche, Steiner riporta in auge non solo l'atmosfera poco progressista delle zone montane negli anni settanta, ma anche quella tradizione popolare e superstiziosa, che è ancora oggi è parte attiva della nostra cultura, dove religione e credenza pagana si intrecciano inesorabilmente da centinaia di anni.
Volutamente favolistiche alcune scene, (i funghi raccolti dalla bambina di dimensioni improbabilmente grandi o la scoperta del cadavere all'inizio), potrebbero risultare stucchevoli, ma nel complesso riconfermano l'atmosfera irreale, citando i film di genere degli anni settanta.

La pellicola è girata sotto la protezione di una sottile tensione thrilling, dove si inseriscono scene di effetto, ma mai sanguinose, che destando con dovizia l'attenzione dello spettatore, continuamente impegnato a dover trovare il villain della situazione.

Un'atmosfera piuttosto rarefatta, un montaggio curatissimo, una buona fotografia accompagnano il film. Gli attori bravi e ben scelti, anche se a tratti poco caratterizzati, finiscono per essere macchiette riempitive, tranne che per l'ottima Roxanne Mosquida nella parte della misteriosa giovane che appare al villaggio, che racchiude in se oltre al fascino, l'inconsapevolezza della sua presunta malvagità e imprevedibilità fanciullesca.