CAST & CREDITS

cast:
Jeff Bridges, Ben Barnes, Julianne Moore, Olivia Williams, Djimon Hounsou

regia:
Sergej Vladimirovič Bodrov

distribuzione:
Universal Pictures

durata:
103'

produzione:
Universal Pictures, Legendary Pictures, Moving Picture Company, Thunder Road Pictures, Company 3, Pe

sceneggiatura:
Max Borenstein, Charles Leavitt, Steven Knight, Matt Greenberg

fotografia:
Newton Thomas Sigel

scenografie:
Dante Ferretti

montaggio:
Paul Rubell

costumi:
Jaqueline West

musiche:
Marco Beltrami

Il settimo figlio | Recensione | Ondacinema

Il settimo figlio

di Sergej Vladimirovič Bodrov

fantastico, Gb/Usa (2015)

di Giancarlo Usai

Voto: 4.0

Chiusa in modo fallimentare o poco più l'esperienza della seconda trilogia tolkeniana di Peter Jackson, archiviate ormai le avventure di Harry Potter, il mondo del cinema americano cercava nuovo materiale per una nuova saga fantasy buona per grandi e piccini. Il soggetto ideale lo forniva la saga di tredici romanzi creata dallo scrittore inglese Joseph Delaney, "Wardstone Chronicles", il cui primo libro è appunto la storia prescelta per la produzione del film in oggetto.

Gli ingredienti ci sono tutti: epoca fiabesca, paesaggi e ambientazioni mozzafiato, streghe, mostri, maghi buoni e apprendisti eroi inconsapevoli. Insomma, la miscela ideale per dare al grande schermo la possibilità di sbizzarrirsi nuovamente con scenari fantastici ad alto impatto visivo. Figuriamoci se poi ad arricchire il tutto c'è l'inevitabile "tassa" del 3D. Ecco come nasce, negli intenti di marketing della Universal, "Il settimo figlio", che lancia il giovane Ben Barnes e si avvale della partecipazione, stanca e sonnolenta, dei due Oscar Jeff Bridges e Julianne Moore. Quello che colpisce di tutto questo è che i produttori sono andati a ingaggiare il regista russo Sergej Bodrov, autore di pellicole avventurose ma fortemente connesse con la realtà contemporanea come "Mongol". E la scelta, forse, è in assoluto la peggiore fra tutte le decisioni comunque negative prese all'interno della realizzazione di questa pellicola di terza categoria, inutilmente tronfia e magniloquente, ma ridicola e inutile fin dai titoli di testa.

Bodrov, palesemente, non maneggia la materia e non riesce a contribuire neanche con un guizzo di regia a una sceneggiatura elementare, fatta di dialoghi miseri e di snodi narrativi assolutamente basici. Eppure c'è anche lo Steven Knight di "Locke" fra gli autori dello script, un gruppo nutrito e male assortito nella migliore delle tradizioni hollywoodiane: quando un soggetto non soddisfa i produttori, ecco allora entrate e uscite dalla squadra assemblata alla bell'e meglio. Bodrov, insomma, non riesce a sopperire a delle mancanze di fondo, non è in grado di guidare gli interpreti attraverso i set in digitale, non riesce ad amalgamare la Cgi con le scene live action. Ne viene un film curiosamente bipolare: kolossal di successo nelle intenzioni, film da mercato home video nel risultato.

Troppi sarebbero i punti da porre nell'elenco dei fattori negativi. Uno è, sicuramente, la povertà del soggetto di partenza, adattato come si diceva da una sceneggiatura che non contribuisce a dare la minima profondità ai protagonisti. Un altro è sicuramente l'infelice scelta del cast, con i due divi costretti a scambi imbarazzanti, al limite dell'avanspettacolo, con trovate divertenti che dovrebbero "spezzare" la tensione in fase di alleggerimento al limite del grottesco. Aggiungiamoci oltre tutto un dispendio di maestranze di qualità utilizzate nel peggiore dei modi: la scenografia di Dante Ferretti è umiliata dalla stereoscopia, le musiche di Beltrami risultano ampollose e caricaturali, il montaggio di Paul Rubell è esasperatamente schizofrenico.

E se è facile prevedere che la saga di Delaney non avrà nuovi appuntamenti cinematografici dopo questo esordio infelice, trovare degli aspetti positivi all'operazione risulta un'ardua impresa. Uno c'è: poteva essere una pellicola sfiancante nella durata, invece in un'ora e quaranta è tutto finito.