CAST & CREDITS

cast:
Hiro Hayama, Leni Lan, Vonnie Lui, Saori Hara, Yukiko Suô, Tony Ho

regia:
Christopher Sun

distribuzione:
KEY FILMS

durata:
110'

produzione:
Stephen Siu

sceneggiatura:
Stephen Siu, Mark Wu

fotografia:
Jimmy Wong

scenografie:
Tony Yu

montaggio:
Wai Chiu Chung

costumi:
Cindy Cheng

Sex & Zen 3D | Recensione | Ondacinema

Sex & Zen 3D

di Christopher Sun

erotico, Hong Kong (2011)

di Mirko Salvini

Voto: 5.0

In un'epoca di sequel, remake e reboot non dovrebbe stupire più di tanto il ritorno sul grande schermo di titoli legati a successi del passato, ma sicuramente il vedere nelle sale un nuovo “Sex & Zen” non è cosa sulla quale si poteva scommettere più di tanto. Frutto di una fortunata idea del produttore Stephen Siu e del regista Michael Mak, i quali decisero di realizzare un softcore ispirandosi al classico erotico “Il tappeto della preghiera di carne” di Lu Ye, il primo “Sex & Zen” uscì nell'autunno del 1991, riscuotendo un successo incredibile; lanciò volti nuovi, originò due seguiti e riuscì persino ad avere una distribuzione italiana, onore rarissimo, all'epoca, per una produzione “made in Hong Kong”, iniziando molti spettatori occidentali al mondo della Categoria III (i film vietati ai minori prodotti nell'ex colonia britannica).


Arrivato nelle sale asiatiche lo scorso mese di aprile, il nuovo “Sex & Zen”, ancora prodotto da Siu ma girato dall'esordiente Chirstopher Sun, ha totalizzato nuovamente cifre da capogiro, strappando anche il record del maggior incasso nel primo giorno di programmazione al kolossal “Avatar”. Sarà stata la curiosità di assistere a quello che veniva lanciato come il primo film erotico asiatico girato in 3D (ormai escamotage infallibile per chiunque voglia attirare quanta più gente possibile nei cinema) o quella di vedere il nuovo episodio di una serie in passato molto popolare, comunque almeno stando agli incassi non ci sono dubbi sulla riuscita dell'operazione. A parte questo, però, il film non è niente più che una simpatica sciocchezzuola, anche se, a difesa di Christopher Sun, bisogna riconoscere che il film non sfigura più di tanto in confronto agli originali.


Anche stavolta al centro della trama troviamo un giovane studente benestante, Wei (l'ex modello giapponese Hiro Hayama), che purtroppo non riesce a godere dei piaceri coniugali con la bella e ricca moglie Yuxiang (la notevole Leni Lan). Infatti, nonostante fra i due il sentimento sia forte, le scarse capacità amatorie del marito (che quanto a velocità e dimensioni ha non pochi problemi...) rendono alquanto incompleta la felicità domestica. Esasperato dalla situazione, Wei decide di partire alla ricerca di una soluzione, che sfortunatamente cerca dal famigerato Principe Ning, signorotto prepotente e corrotto, che nel suo palazzo custodisce tesori inestimabili, insieme ad una schiera di fanciulle bellissime, discinte e, naturalmente, maestre nelle arti amatorie. Sempre più frustrato a causa della sua condizione, Wei decide di sottoporsi ad un delicato intervento chirurgico e chiede a due grotteschi medici di trapiantargli il pene di un mulo (nell'originale era quello di un cavallo...). Intanto, lasciata sola, Yuxiang non se la passa troppo bene...

Nonostante il titolo internazionale suoni come “3D Sex & Zen: Extreme Ecstasy”, le situazioni proposte dal film restano comunque più leggere rispetto a quelle che si possono vedere in un film per adulti occidentale, probabilmente anche a causa dei tagli contenuti nella versione distribuita in Italia; tuttavia bisogna riconoscere che le ragazze si mostrano svestite per gran parte del film, mettendo la propria anatomia al servizio della tecnologia tridimensionale che la fa risaltare alla grande. Se in uno dei vecchi film aveva mosso i primi passi la meravigliosa Shu Qi, poi divenuta attrice feticcio del sommo Hou Hsiao-hsien, stavolta si è parlato con molta curiosità (almeno in Asia) riguardo alla presenza nel cast di stelle del cinema AV (il cinema per adulti “made in Japan”) come Saori Hara e Yukiko Suo, impegnate a sedurre (o comunque a tentare) il protagonista. A rubare la scena è però Vonnie Lui, aiutata dal personaggio più curioso, quello di una fanciulla seducente che si scoprirà essere in realtà un uomo, peraltro superdotato, che si mantiene giovane succhiando la linfa vitale ai malcapitati. Magari nel loro futuro non c'è una carriera nel cinema d'autore ma un percorso da sexy star alla Christy Chung non sembra impossibile.


Il 3D oltre che nelle scene sexy trova una sua funzionalità anche nelle sequenze d'azione con coltelli e pallottole che svolazzando dappertutto sembrano schizzare fuori dalle scenografie disegnate da Tony Yu (collaboratore abituale del grande Johnnie To). Pure gli effetti speciali, i costumi e la fotografia sono di buon livello, tanto da far risultare ingenerose alcune riserve mosse al reparto tecnico del film. Semmai a non funzionare è una sceneggiatura che col procedere del film mostra sempre più il fiato corto, a dispetto di vari momenti divertenti (va poi detto che il doppiaggio italiano come al solito non aiuta e per quanto possa suonare esagerato soffermarsi su questi aspetti quando si parla di un soft, l'appiattimento di alcuni personaggi e passaggi risulta evidente). In particolare, come hanno segnalato quasi tutti i recensori, è la seconda parte a compromettere il risultato finale, troppo affastellata e confusionaria, nonostante una performance allegramente fuori dalle righe di Tony Ho che, nei panni del cattivo e dissoluto principe, prevedibilmente si rivela essere l'eminenza grigia dietro tutte le imprese malvagerrime del film (dalla seduzione, non troppo difficile in effetti, di un monaco venerato, a quella della moglie del protagonista, lasciata sola e non proprio inconsolabile...). Non sono certo sufficienti le citazioni di maestri del passato come John Woo, Ching Siu-tung e Chor Yuen a migliorare l'insieme. Inoltre il finale è afflitto da un messaggio a dir poco trito che invita alla temperanza e che suona più o meno così: “l'amore va oltre il sesso”. Un qualcosina di meno banale da un film così libertino era lecito aspettarselo e se alla fine per il malcapitato Wei c'è poco “Sex” per lo spettatore non c'è per niente “Zen”.