CAST & CREDITS

cast:
Matteo Creatini, Francesca Agostini, Nicola Nocchi, Marina Raschillà, Bianca Ceravolo, Bianca Nappi, Michele Crestacci, Crisula Stafida

regia:
Duccio Chiarini

distribuzione:
Good Films

durata:
86'

produzione:
La Règle du Jeu, Asmara Films

sceneggiatura:
Duccio Chiarini, Ottavia Madeddu, Marco Pettenello, Miroslav Mandic

fotografia:
Baris Ozbicer

montaggio:
Roberto di Tanna

musiche:
Woodpigeon

Short Skin | Recensione | Ondacinema

Short Skin

di Duccio Chiarini

commedia, Italia (2014)

di Stefano Guerini Rocco

Voto: 7.5

Edoardo, adolescente schivo e impacciato, soffre di fimosi, una malformazione del prepuzio che non permette la corretta scopertura del glande, precludendogli qualsiasi piacere sessuale. L'imbarazzo e il timore della (semplice) operazione che potrebbe risolvere il problema lo hanno sempre portato a evitare qualsiasi approccio erotico. Ma la situazione si complica nell'estate dei suoi 17 anni, quando tutti intorno a lui sembrano parlare solo di sesso: dal sodale compagno Arturo, alla disperata ricerca di una ragazza con cui perdere la verginità, fino alla sboccatissima sorellina Olivia, risoluta nel voler trovare una compagna persino al cane di famiglia. I sobbollimenti amorosi per l'incantevole Bianca e per la procace Elisabetta spingeranno Edoardo ad affrontare finalmente le proprie paure.

Presentato in anteprima a Venezia 71 e Berlino 65, "Short Skin" segna l'esordio nel lungometraggio di Duccio Chiarini, fiorentino di nascita ma dal curriculum internazionale. Il giovane regista si è infatti formato alla London Film School (come Ginevra Elkann, che qui produce e distribuisce con la sua Good Films) e il suo debutto è stato realizzato nell'ambito di Biennale College, un prestigioso programma di sviluppo che premia le migliori opere prime e seconde provenienti da tutto il mondo.
Sarà forse per questo che "Short Skin" si staglia nettamente dal novero delle altre commedie italiane contemporanee. Non ha niente a che fare con la comicità sguaiata e triviale dei cinepanettoni, né con le furberie formato televisivo di Brizzi o Veronesi. Chiarini sembra piuttosto rifarsi alla lezione del cinema indie americano, alla leggerezza agrodolce di "Juno" e alla poetica malinconia di "Noi siamo infinito" - in questo senso, le sonorità raffinate e sognanti della band rock canadese Woodpigeon in colonna sonora risultano particolarmente efficaci.

Quella di Chiarini è, nel panorama cinematografico italiano attuale, una voce (uno sguardo) fuori dal coro. Simile, per sensibilità e sobrietà di scrittura, alle esperienze di Alessandro Comodin o di Alice Rohrwacher, anche loro concentrati, non a caso, su quella terra di mezzo dal ricchissimo potenziale narrativo che è l'adolescenza.
Sotto le mentite spoglie di commedia ridanciana, infatti, "Short Skin" si rivela in realtà un delicato e ironico racconto di formazione e, allo stesso tempo, un'indagine di sincerità commovente sulle fragilità maschili in un mondo in cui imperversano modelli di machismo esasperato (si pensi alle spacconate, involontariamente comiche, dell'amico Arturo). "Short Skin" è dunque il racconto di un'identità in divenire: la problematica sessuale di Edoardo non è altro che un (originale) espediente narrativo atto a enfatizzare il senso di impotenza e inadeguatezza del ragazzo di fronte a pressioni sociali costanti, invadenti, ossessive.

Il corpo secco e ciondolante del protagonista, pennellone stralunato, tragicamente disarmonico eppure non privo di grazia, diventa così metafora viva di quel sentimento di confusione e cambiamento tipico dell'adolescenza, di quel passaggio all'età adulta che è la vera anima del film. Un corpo gracile e vulnerabile, ma capace anche di forza e risolutezza.
Chiarini riesce a infondere una naturalezza e una sincerità sorprendenti nel ritratto delle diverse fisicità che popolano il suo film: corpi assolutamente comuni e ordinari, nella migliore accezione del termine, estranei a ogni canone, scevri da ogni cliché, rappresentati sempre con un'esplicitezza asciutta che non conosce morbosità alcuna. Corpi imperfetti e meravigliosamente veri.

È forse questo il più grande merito del film: un'eccezionale genuinità che risulta una vera boccata d'aria fresca nel panorama asfittico delle commedie precotte e premasticate made in Italy.