Shut In | Film | Recensione | Ondacinema

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recensione di Antonio Pettierre
5.0/10

Il Maestro Alfred Hitchcock teorizzava che per catturare l'attenzione dello spettatore e creare empatia con il personaggio era sempre meglio utilizzare la suspense rispetto alla surprise. Celebre il suo esempio descritto nell'intervista con François Truffaut della bomba nascosta nel pacchetto che un bambino porta sull'autobus in "Sabotaggio" (1936): lo spettatore sa che c'è la bomba e la tensione sale fino alla sua esplosione facendo durare l'attenzione e la paura nello spettatore. La surprise invece è una caratteristica più dell'horror con lo spavento improvviso, il colpo di scena imprevisto che dura l'attimo in cui viene disvelato.
Nell'epoca del postmoderno poi abbiamo assistito all'ibridismo dei generi cinematografici e ormai il confine tra thriller e horror è labile tanto quanto la commistione di suspense/surprise nella stessa pellicola (del resto, lo stesso Hitchcock crea un capolavoro come "Psyco", giocando proprio tra questi due strumenti di rappresentazione).

L'opera seconda "Shut In" del giovane regista britannico Farren Blackburn la possiamo inserire in questo ambito. Nell'incipit vediamo la psicologa infantile Mary Portman (Naomi Watts) rimasta vedova ad accudire il figliastro adolescente Stephen (Charlie Heaton) in stato semicomatoso, a causa di un incidente stradale in cui il marito è morto. Vive in una grande casa isolata del Maine in mezzo a un bosco sommerso dalla neve in una routine fatta di continua assistenza a Stephen e delle sedute con i bambini in uno studio accanto alla casa. Tra i suoi pazienti ha un bambino orfano sordo e con problemi di aggressività, Tom (Jacob Tremblay), a cui è molto affezionata. Purtroppo lo allontanano per portarlo in un istituto, ma il bambino fugge e ritorna da Mary, prima di scomparire improvvisamente. Tutti lo danno per morto, ma Mary inizia a sentire strani rumori e presenze fino a vedere il bambino che crede un fantasma. Nello sviluppo diegetico vedremo il ribaltamento della situazione con la sorpresa finale e in una notte buia e tempestosa Mary dovrà fare i conti con il passato che non è mai andato via dalla sua casa.

"Shut In" gioca quindi molto sulla suspense e ha più scene di paura con il colpo di scena finale. In questo genere di film il corretto equilibrio tra le due strutture è fondamentale: purtroppo la sceneggiatura della giovane debuttante Christina Hodson cade proprio sulla seconda, visto che quasi subito si intuisce chi e cosa provocherà la surprise, depotenziandola completamente. Nel momento in cui questa viene meno, anche la suspense perde di incisività, riducendosi a una serie di scene e sequenze abbastanza prevedibili. Inoltre, ci sono buchi giganteschi nella narrazione, come, ad esempio, una tempesta data in arrivo che isola l'intera zona, la quale non viene messa in scena se non con una semplice nevicata; oppure Stephen in uno stato semincosciente le cui spiegazioni mediche sono debolissime anche per chi non ha alcuna conoscenza della materia. Su queste basi la regia di Blackburn si dimostra di un mestiere modesto e standardizzato, senza riuscire mai a creare una messa in scena che veramente possa produrre una reale tensione nello spettatore. L'unica nota positiva risulta essere Naomi Watts che, seppur sacrificata in un ruolo incerto e maldestro, riesce comunque a fornire una prova dignitosa, ma non sufficiente per salvare una pellicola sconclusionata.

Se per molti "Shut In" saccheggia il più famoso "Shining" di Stanley Kubrick (per la scenografia isolata, la presenza del bambino, la follia che colpisce Mary, l'arrivo del dottor Wilson che scopre l'inganno perpetrato nei suoi confronti e si mette in marcia tra la neve verso la casa isolata), appaiono più numerose le assonanze con il cinema di M. Night Shyamalan e in particolare con il suo "The Visit", risultando però nettamente inferiore alle sue fonti ispiratrici.
Alla fine "Shut In" non riesce a trasmettere quella sensazione di claustrofobia e isolamento del titolo. Rimane tutto su una superficie visiva scivolosa che lo condanna a una caduta senza fine.


11/12/2016

Cast e credits

cast:
Naomi Watts, Oliver Platt, Charlie Heaton, Jacob Tremblay


regia:
Farren Blackburn


distribuzione:
Notorious Pitcures


durata:
91'


produzione:
EuropaCorp, Transfilm International, Lava Bear Films, Canal+


sceneggiatura:
Christina Hodson


fotografia:
Yves Bélanger


scenografie:
Charlotte Rouleau, Jeremy Stanbridge, Carol Lavallee


montaggio:
Baxter, Maryline Monthieux


costumi:
Odette Gadoury


musiche:
Nathaniel Méchaly


Trama

Mary, una psicologa infantile, vive e lavora senza mai allontanarsi dalla sua casa, dove riceve a domicilio i suoi pazienti e si occupa del figliastro diciottenne Stephen, ridotto in stato vegetativo dall’incidente stradale in cui è morto il marito Richard. Quando resta coinvolta nella misteriosa sparizione di uno dei suoi pazienti, il piccolo Tom, Mary comincia tuttavia a essere perseguitata da strani eventi che condurranno alla scoperta che lascerà tutti senza fiato.