Recensioni

Silvio Forever

di Roberto Faenza, Filippo Macelloni

documentario, Italia (2011)

CAST & CREDITS

cast:
Silvio Berlusconi, Rosa Bossi

regia:
Roberto Faenza, Filippo Macelloni

distribuzione:
Lucky Red

durata:
85'

produzione:
Ad Hoc Film

sceneggiatura:
Gian Antonio Stella, Sergio Rizzo

Silvio Forever | Recensione | Ondacinema

Silvio Forever

di Roberto Faenza, Filippo Macelloni

documentario, Italia (2011)

di Matteo De Simei

Voto: 5.5

Forse Niccolò Machiavelli si era sbagliato sostenendo che “Coloro è quali solamente per fortuna diventano di privati principi, con poca fatica diventono, ma con assai si mantengono”. Nel caso di Silvio Berlusconi potremmo con assoluta tranquillità affermare che, se tale “fortuna” non è mai mancata nella sua graduale ascesa al potere, nondimeno la “fatica” assorbita affinché lo stesso tenesse ben saldo il proprio controllo non si è mai rivelata di chissà quale insormontabile difficoltà. A suo (e a nostro) modo.

Nell’ultimo decennio le figure del Cavaliere e del berlusconismo sono state oggetto di un fitto numero di documentari e reportage, tutti accomunati dalla necessità di informare e consapevolizzare lo spettatore sulla smisurata influenza che quest’uomo ha assunto e sta assumendo ancora oggi nei riguardi della politica, della società e della cultura, manipolando addirittura le abitudini e i credo morali di ogni cittadino rese instabili a seguito del fenomeno del riflusso di fine anni settanta. “Citizen Berlusconi” nacque originariamente come un’inchiesta giornalistica rivolta alle emittenti estere e rappresentava solo il preludio alle testimonianze di denuncia che negli anni successivi presero forma in modo ancor più concreto con le uscite di “Quando c’era Silvio” e “Videocracy”. La regina incontrastata di questa indagine volta allo smascheramento degli inganni rimane forse Sabina Guzzanti che dapprima con “Viva Zapatero!” e soprattutto in seguito alla bellissima disamina di “Draquila” ha suscitato non pochi clamori sulle vicende che hanno caratterizzato il drammatico terremoto aquilano.

Oggi tocca all’esperto Roberto Faenza (coadiuvato dal produttore audiovisivo Filippo Macelloni) il compito di mettere in scena l’autobiografia non autorizzata del “maggior statista che il Paese abbia mai avuto in 150 anni di Unità d’Italia” (ipse dixit). Guarda caso proprio il regista che nel 1977 aveva diretto “Forza Italia!” piccolo spaccato sull’Italia politica, segnato da una distribuzione travagliata e soggetto a tagli e censure, fino al ritiro dalle sale subito dopo il sequestro Moro. La sceneggiatura è invece affidata a due giornalisti del Corriere della Sera, Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, entrambi già autori del saggio politico “La casta” che ha avuto un successo straordinario aggiudicandosi il titolo di best seller.

Una premessa è dovuta. È quasi impossibile condensare in appena 80 minuti la vita personale, gli affari pubblici e le ragioni di Stato di un homo politicus di siffatto spessore. Nonostante ciò la scommessa dei registi è proprio quella di inquadrare una rappresentazione dei fatti a tutto tondo e con un ampia panoramica che racchiude, tra le altre cose, la sua infanzia e la sua adolescenza (anni ’40-’50), le sue prime iniziative imprenditoriali in campo edilizio (anni ’60) sino all’ascesa politica avvenuta nel 1994. Ma “Silvio forever” si rivela essere principalmente un’opera di montaggio. E se Enrico Ghezzi e la sua troupe in “Blob” riescono quotidianamente nell’ intento di intimare lo spettatore alla riflessione (in modo manifesto o latente che sia), Faenza e Macelloni non si preoccupano né di lasciare un’impronta personale al lavoro, né di ricercare in esso contenuti nuovi ed originali (molti filmati tratti dalla tv o dalla rete sono già stati visti e rivisti, anche se va riconosciuto che gli inediti relativi a Rosa Bossi e a Don Verzè sono davvero eccezionali). La celebrazione della star è costellata da numerosi riferimenti che sottolineano l’icona Berlusconi attraverso l’uso di linguaggi coloriti, canzonette, barzellette, gaffe imbarazzanti, deliri di onnipotenza. Pochissime, se non nulle, le sequenze atte a documentare la realtà (passata e presente) del Paese quali la sua appartenenza alla loggia massonica P2, il presunto concorso in associazione mafiosa assieme a Dell’Utri e Mangano, il palese conflitto di interessi e le leggi ad personam, i procedimenti giudiziari a suo carico come il “bunga bunga”, i diritti tv Mediaset, tangenti varie...

Forse il film sceglie appositamente di non scavare in tutto ciò, tenendo a galla la sola immagine di un uomo che, per contro, sembra dalle immagini risultare davvero simpatico ed intraprendente. Una definizione un po’ ambigua, come il risultato del film in effetti. Fra tutte le parole confluite nell’intera durata del documentario spicca il pensiero di un compianto Indro Montanelli, per cui “Berlusconi è il più grande piazzista del mondo, un uomo che ha risorse inimmaginabili e che ha della verità un concetto del tutto personale, per cui la verità è quello che dice lui”. Un concetto del tutto personale sembrerebbe averlo anche in tema di “libertà”, a cominciare dalla immotivata scelta di censurare, per mezzo Rai, il trailer dalle televisioni pubbliche degli italiani.