CAST & CREDITS

cast:
Eva Green, Mickey Rourke, Rosario Dawson, Jaime King, Josh Brolin, Bruce Willis, Juno Temple, Joseph Gordon-Levitt, Jessica Alba, Jamie Chung

regia:
Frank Miller, Robert Rodriguez

distribuzione:
Lucky Red

durata:
102'

produzione:
Aldamisa Entertainment, Demarest Films, Miramax Films, Quick Draw Productions, Solipsist Film

sceneggiatura:
Frank Miller, Robert Rodriguez, William Monahan

fotografia:
Robert Rodriguez

scenografie:
Steve Joyner

montaggio:
Robert Rodriguez

costumi:
Nina Proctor

musiche:
Robert Rodriguez

Sin City - Una donna per cui uccidere | Recensione | Ondacinema

Sin City - Una donna per cui uccidere

di Frank Miller, Robert Rodriguez

azione, thriller, drammatico, Usa (2014)

di Sabrina Crivelli

Voto: 5.0

Tentativo malriuscito di replicare il perfetto equilibrio tra eccesso grottesco da comics e atmosfera da action-noir di Frank Miller, "Sin City 2 - Una donna per cui uccidere" decisamente non ripropone più la stessa freschezza e coerenza narrativa, registica e recitativa, del precedente capitolo. Sicuramente il laborioso iter di produzione della pellicola, durato nove anni, ha pesato sulla resa finale.

In primo luogo, l'impianto a più episodi, già sperimentato nel suo prequel, risulta in questo caso meno ponderato, i quattro filoni narrativi, non più incastrati in maniera compiuta, paiono accozzati piuttosto maldestramente, introdotti, tagliati e ripresi più per manierismo compositivo che per una volontaria e programmata complessità strutturale. La storia centrale, quella che conferisce titolo al film ("Una donna per cui uccidere") vede la protagonista Eva Green, forse unico aspetto positivo di tutta la pellicola, personificare una conturbante e perfida femme fatale, ruolo certamente per lei non inedito, ma con cui perlomeno è a suo agio; decisamente meno convincente Josh Brolin (che prende qui il posto di Clive Owen) nei panni di Dwight McCarthy, amante di lunga data abbandonato e spasimante ossessivo che, non riuscendo a resistere al fascino di lei, ne diventa del tutto succube, strumento involontario di malefici piani. Se l'idea alla base di questa sezione (peraltro non frutto di sceneggiatura originale, ma della trasposizione fedele dell'omonimo fumetto di Miller, qui sia sceneggiatore che co-regista insieme a Rodriguez) avrebbe potuto funzionare, la realizzazione non soddisfa le aspettative: si ha la percezione di uno sbrigativo e confuso svolgersi di eventi, temporalmente troppo concentrati e solo abbozzati. Al contrario del primo episodio, il secondo è diretta continuazione del primo Sin City: Nancy Callahan porta a compimento la vendetta contro il senatore Roark, il cui figlio era stato ucciso dall'amato John Hartigan (Bruce Willis), qui presente solo in vesti di fantasma. Una poco convincente Jessica Alba, riconfermata per interpretare Nancy, nel passaggio da un ruolo marginale di donna oggetto-indifesa a protagonista-vendicatrice non è all'altezza. Roark compare anche nel terzo spezzone, come antagonista di Johnny, giocatore d'azzardo fascinoso e baciato dalla fortuna (prova scadente anche per Joseph Gordon-Levitt). Infine, del tutto marginale e male inserito nella dinamica narrativa è l'inserto iniziale, che parrebbe destinato solo reintrodurre la figura di Marv, un imbolsitissimo Mickey Rourke.

Se si salva in qualche modo la sceneggiatura, che ripropone dialoghi stereotipati e eccessivi, ma in linea con il genere, la regia e la fotografia, che vorrebbero ricalcare l'estetica fumettistica delle tavole di Miller sul grande schermo, se rappresentavano una novità all'epoca (2005), ora non lo sono più, essendo peraltro solo tese a una vacua spettacolarizzazione senz'anima della messa in scena. Anche l'introduzione del 3D pare più seguire una logica commerciale e la moda del momento che avere un preciso intento creativo. Infine la collaborazione a quattro mani di Rodriguez e Miller dietro alla macchina da presa è stata in questo caso fallimentare, ambedue paiono avere ultimamente perso il tocco magico, reduci entrambi da recenti esperienze non proprio corroboranti ("Machete Kills" per il primo, "The Spirit" per il secondo).
In definitiva "Sin City 2" delude sia gli amanti del lavoro fumettistico di Miller, sia chi si aspettava un seguito quantomeno in linea col primo capitolo, risultando peraltro piuttosto noioso e sterile.