CAST & CREDITS

cast:
Fabio De Luigi, Diego Abatantuono, Ricky Memphis, Ale e Franz, Elisa Sednaoui, Cristiana Capotondi

regia:
Alessandro Genovesi

distribuzione:
Medusa Film

durata:
86'

produzione:
Medusa Film, Colorado Film

sceneggiatura:
Alessandro Genovesi

fotografia:
Federico Masiero

montaggio:
Claudio Di Mauro

Soap opera | Recensione | Ondacinema

Soap opera

di Alessandro Genovesi

commedia, grottesco, Italia (2014)

di Stefano Santoli

Voto: 2.0

Il festival di Roma 2014 si è aperto nel modo più grottesco che si possa immaginare. Dopo aver illustrato i meriti della sigla Rai del festival 2013, che ha ottenuto un importante riconoscimento internazionale, Marco Müller (lo stesso che, alla sua prima gestione, aveva osato aprire il festival con un film kazako: "Aspettando il mare" di Bakhtiar Khudojnazarov, 2012) introduce la luccicante platea zeppa di vip ed esponenti delle istituzioni ad un film aborto.
"Soap opera" di Alessandro Genovesi (regista de "Il peggior Natale della mia vita" e "La peggiore settimana della mia vita") è pellicola di scarso appeal commerciale (in un momento di benedetto regresso della commedia italiota), di infimo valore artistico, e di rilevanza internazionale pari a zero.

Si tratta, a tutti gli effetti, dell'ennesima, sconfortante, "marchetta" propria delle logiche sistemiche italiane, interna al duopolio Rai-Mediaset. La pellicola è infatti prodotta da Colorado Film, in associazione con Medusa Film (presenti in sala Carlo Rossella e Giampaolo Letta, quest'ultimo in compagnia del parente Gianni). Ci recitano, fra gli altri, esimi esponenti dell'universo mediaset come Fabio de Luigi e Ale e Franz. Insieme a loro, Ricky Memphis, Diego Abatantuono, Cristiana Capotondi, Elisa Sednaoui e, in un imbarazzante cameo, Caterina Guzzanti.
A Marco Müller, al regista sceneggiatore di questa oscenità - e per esteso a chi ha ridotto il cinema italiano al punto di ritenere concepibile presentare "Soap opera" alla serata d'apertura di un festival internazionale - urliamo vergognatevi!

"Soap opera" vorrebbe essere la caricatura esagerata di tutti i luoghi comuni tipici delle soap, senza minimamente avere il coraggio di graffiare, o la capacità di affrontare radicalmente ed esplicitamente un discorso critico. Il risultato è una commedia inverosimile, che non fa quasi mai ridere, infarcita di situazioni irreali e dialoghi imbarazzanti fra figure dai caratteri improbabili. Meglio, molto meglio le soap. Che sono più oneste, con tutti i loro limiti, di questo prodotto spacciato per cinema, che si permette l'ambizione di prendersi gioco delle soap.

Siamo pronti a scommettere che nemmeno il pubblico di massa - unico reale target di riferimento di questa operazione commerciale - possa premiare una messa in scena così artefatta e implausibile, girata interamente a Cinecittà fuori da ogni possibile coordinata (dov'è fra l'altro in Italia che nevica costantemente in quel modo e al contempo si parla un guazzabuglio di dialetti incoerenti?).
In questo film, tutto è raffermo.

I tempi comici sono dilatati, e il regista vorrebbe mantenersi brillante e al contempo grottesco, in un tentativo intellettualistico di riecheggiare Wes Anderson che risulta francamente penoso e posticcio. Solo dopo un buon quarto d'ora ci si rende infatti conto, con incredulità, che il grottesco esibito con caparbia insistenza vorrebbe essere una parodia delle soap televisive. Che, dunque, dovremmo costringerci a non sospendere l'incredulità, prendendo per deliberatamente irrealistica ogni situazione rappresentata. Le circostanze del film aspirerebbero ad essere, appunto, soltanto la parodia metalinguistica dei più triti luoghi comuni delle soap: gravidanze, tradimenti, coincidenze, funerali, incidenti, incroci amorosi, coppie separate che si rimettono insieme. Chi più ne ha più ne metta, in un trionfo di iperboli e recitazioni macchiettistiche, costantemente sopra le righe. Ci è voluto un bel coraggio da parte del cast ad accettare di prender parte a quest'infelice operazione, condotta senza talento e senza coraggio.