CAST & CREDITS

cast:
George Clooney, Natascha McElhone, Viola Davis, Jeremy Davies, Ulrich Tukur, John Cho, Morgan Rusler, Shane Skelton

regia:
Steven Soderbergh

distribuzione:
20th Century Fox

durata:
99'

produzione:
James Cameron

sceneggiatura:
Steven Soderbergh

fotografia:
Steven Soderbergh

montaggio:
Steven Soderbergh

costumi:
Milena Canonero

musiche:
Cliff Martinez

Solaris | Recensione | Ondacinema

Solaris

di Steven Soderbergh

fantascienza, Usa (2002)

di Simone Pecetta

Voto: 5.5

Come capire se un regista si sopravvaluta? Alle volte può essere difficile rendersene conto perché le pretese eccessive possono essere scambiate per bagliori di genio, ma quando un regista, anche un buon regista decide di girare un remake di uno dei più grandi film della storia del cinema allora risulta lampante che l'ego del filmmaker sia quantomeno esagerato, se non proprio smisurato. Questo è quanto accade con questo "Solaris" di Steven Soderbergh, regista dalle basi solide e dalle idee chiare, come ha dimostrato in una serie di film tra i quali ricordiamo in particolare "Traffic", un'opera densa ed emozionante girata con un taglio nervoso che disegna un mosaico coinvolgente ed emotivamente sfiancante per lo spettatore. Diciamolo chiaramente, Soderbergh è un regista che ci sa fare, conosce bene il mestiere e sa soprattutto come gestire una storia dai risvolti emotivi complessi.

 La trama di questo "Solaris" è semplice. Lo psicologo Chris Kelvin (George Clooney) è chiamato ad investigare riguardo a dei misteriosi accadimenti che stanno avvenendo all'interno della stazione spaziale orbitante attorno al pianeta Solaris. Sembra che il pianeta reagisca allo sguardo dell'uomo che lo osserva, ma c'è di più, infatti, sembra che il pianeta riesca a leggere la mente dei suoi osservatori e ad interagire con loro. Al suo arrivo sulla stazione spaziale Chris troverà due soli superstiti. Su uno sfondo celebrale ed introspettivo "Solaris" è una pellicola che tratta del senso della perdita e della redenzione: la forza quasi ipnotica che il pianeta agisce sui personaggi, che non riescono a staccarsi da esso, è dovuta proprio al sentimento di riscatto che sentono di poter ottenere orbitando attorno ad esso. Chris Kelvin è afflitto dal rimorso per non essere riuscito a capire il dolore che ha spinto la moglie Rheya (Natasha McElhone) al suicidio. Ed il pianeta gliela restituisce in una incarnazione malata legata al ricordo che ha di lei. Cosa è Solaris se non un gigantesco ammasso cosmico che incarna la tensione dell'uomo tra la necessità di una seconda occasione e la pulsione a rivivere il più doloroso ricordo della propria vita come autopunizione?

Meritano una particolare menzione le musiche di Cliff Martinez che contribuiscono a rendere rarefatta e tesa l'atmosfera soprattutto nelle scene dei flashback e la fotografia dello stesso Soderbergh (sotto lo pseudonimo di Peter Andrews) dominata da un dilagante colore blu che modula nelle sue varie sfumature la dimensione presente dell'azione con quella del ricordo e del desiderio.

Il regista americano ci offre un lavoro decisamente migliore del rifacimento della "Lolita" kubrickiana uscito nel 1997 con la firma di Adrien Lyne, ma è difficile giudicare questo film prescindendo dalla grande opera del maestro russo Tarkovskij. Soderbergh è regista pulito ed essenziale, in questo caso svolge il suo compito con discrezione e sintesi tenendosi molto vicino al tessuto del lavoro tarkovskijano (che a sua volta si ispirava all'omonimo racconto del 1961 dello scrittore polacco Stanislaw Lem) offrendo sostanzialmente un riadattamento in chiave contemporanea del film del 1971, non offrendoci però altro che un piccolo squarcio sulla monumentale opera del regista russo.

Se inteso come invito alla visione della pellicola di Tarkovskij è un buon film che offre 99 minuti che si alternano tra l'emotivamente intenso ed il puramente flemmatico.