Solo un bacio per favore
di Emmanuel Mouret
commedia, Francia (2007)
Chi conosce già questo giovane regista francese (cosa non così scontata, visto che l'unico suo film circolato finora nelle sale italiane è stato “Cambio d'indirizzo”, nel 2006) sa che ci troviamo dalle parti, né più né meno, della classica commedia francese, d'amore e d'autore. Scontati quindi i riferimenti a Truffaut e Rohmer, e ce lo dimostrano, oltre che l'ambientazione in una Parigi tutta fatta di scorci e illuminata dalla musica classica di Schubert, anche ovviamente la caratterizzazione di personaggi che sembrano usciti proprio dai loro film: uomini sensibili, romantici e costantemente attratti e affascinati, più che dalle donne, dal genere femminile in tutta la sua interezza; donne bellissime, imprendibili, volubili, cariche di sensualità e passione, ma anche di quella sfuggevolezza che le rende sempre così misteriose. Ne nascono spesso e volentieri storie sentimentali difficili, contrastate, mai lineari; e dialoghi che a volte con la pretesa di voler spiegare e razionalizzare l'amore, lo rendono ancora più incomprensibile.
Proprio quello che succede a Nicolas, lo stralunato protagonista del film, interpretato da Mouret stesso (personaggio che per il suo misto genuino di spontaneità, ingenuità e attitudine imbranata nei confronti della vita e delle donne richiama alla mente altri paragoni, altrettanto nobili, con la comicità di Allen, Keaton o Tati), coinvolto suo malgrado e quasi senza volerlo in una storia con la sua migliore amica, Judith (interpretata da Virginie Ledoyen), a discapito del marito italiano (il nostro Accorsi, qui comunque misurato e tutto sommato convincente, anche alle prese col francese... merito forse della Casta?).
Ad ogni modo, il tono della storia è ultraleggero, sia chiaro: si parla d'amore, di tradimenti, di passioni, ma lo si fa costantemente col sorriso sulle labbra e con una naturale e rassicurante predisposizione a non prendersi troppo sul serio, cosa tipica dei francesi.
Qui magari, rispetto a quell'altro piccolo capolavoro di delicatezza e romanticismo che era “Cambio d'indirizzo”, si gioca più sulla moltiplicazione dei personaggi e sulla costruzione ad incastro del racconto: la “storia del bacio”, raccontata ad inizio film da altri due personaggi e che rappresenta poi in realtà il vero intreccio, è messa a pretesto per ricordare che anche da questo semplice gesto d'affetto può nascere la più travolgente (e sconveniente) delle storie d'amore.
Insomma: il merito di Mouret sta indubbiamente nell'ispirarsi ai suoi modelli senza per questo copiare banalmente, e anzi riuscendo a ricreare un'atmosfera leggiadra e spensierata che rassicura tutti. E il film, più che la intensa forza di un bacio appassionato, assume quindi la leggerezza lieve, candida e assolutamente benefica di uno sulle labbra, o se vogliamo, di una carezza.

