CAST & CREDITS

cast:
James Purefoy, Max von Sydow, Rachel Hurd-Wood, Pete Postlethwaite

regia:
Michael J. Bassett

distribuzione:
Eagle Pictures

durata:
104'

produzione:
Davis-Films, International Production Company, Czech Anglo Productions, Wandering Star Pictures

sceneggiatura:
Michael J. Bassett

fotografia:
Dan Laustsen

scenografie:
Ricky Eyres

costumi:
John Bloomfield

musiche:
Klaus Badelt

Solomon Kane | Recensione | Ondacinema

Solomon Kane

di Michael J. Bassett

azione, fantasy, Gran Bretagna/Francia/Repubblica Ceca (2009)

di Massimo Versolatto

Voto: 3.5
Il manifesto pubblicitario del film cita: "Dal creatore di Conan - Il barbaro".
Ovviamente è una scemenza, considerato che il creatore di "Conan il Barbaro" è nientemeno che Robert Ervin Howard, scrittore simbolo del genere Heroic Fantasy, deceduto a trent'anni nel 1936. Preso atto che con Ervin Howard il film ha poco a che vedere, resta la curiosità di capire se Michael J. Bassett (giovane regista inglese) sia in grado di fare quello che ha fatto Milius nel 1982 con Conan - o per lo meno se sia in grado di avvicinarsi un po' all'epica di quella pellicola.

Bene, "Solomon Kane" non ci riesce. E che credevate? Bassett commette più di un errore, alcuni tralasciabili, altri più gravi che tracciano l'inesorabile traiettoria al ribasso della pellicola. Un grosso difetto è a livello di sceneggiatura. L'eroismo e il fervore cattolico del suo protagonista, eccessivo e di una noia esasperante (con frasi a effetto che nemmeno nei b-movie) ridicolizza il plot in maniera irrecuperabile. Non aiutano nemmeno tutti i temi cristiani in nome dei quali Solomon fa stragi infinite. A un tratto un tale si rivolge a lui dicendogli: "non sia blasfemo!"
Qua è tutta la pellicola a essere blasfema. Nei confronti del cinema, proprio.

Cosa si può salvare? Poco, molto poco. Le ambientazioni sono degne di un buon gothic movie d'annata e una certa cura nella messinscena c'è. Questo è un punto a favore del film. Pur negli eccessi (si veda la scena della crocefissione) il ritmo è pure piuttosto sostenuto. Gli attori, facce adatte al genere, si comportano diligentemente. Tutto questo però viene messo in ombra dalle falle della sceneggiatura, dai continui ed eccessivi rimandi ad altre pellicole, dalle infinite citazioni (saccheggi?) e da tutti quei dialoghi retorici e risaputi sulla redenzione e il potere delle buone azioni.

A questo punto il problema non è il film in sé. Una pellicola può venir fuori male. Non c'è niente di drammatico in tutto ciò. Il problema grosso è capire com'è che le casse dei produttori si sono aperte per un progetto come questo (fallimentare già dalla nascita) e soprattutto perché hanno già deciso che ci saranno almeno due sequel!