CAST & CREDITS

cast:
Pier Giorgio Bellocchio, Donatella Finocchiaro, Elena Bellocchio, Letizia Bellocchio, Maria Luisa Bellocchio, Gianni Schicchi Gabrieli, Alba Rohrwacher, Valentina Bardi

regia:
Marco Bellocchio

distribuzione:
Teodora Film

durata:
105'

produzione:
Kavak, Fare Cinema, Provincia di Piacenza, Comune di Bobbio, Rai Cinema

sceneggiatura:
Marco Bellocchio

fotografia:
Marco Sgorbati, Giampaolo Conti

scenografie:
G. Maria Sforza Fogliani

montaggio:
Francesca Calvelli

costumi:
Daria Calvelli

musiche:
Carlo Crivelli, Enrico Pesce

Sorelle Mai | Recensione | Ondacinema

Sorelle Mai

di Marco Bellocchio

commedia, biografico, Italia (2010)

di Giancarlo Usai

Voto: 7.5

Frammenti di vita vera, diluiti in una finzione solo apparente. Una descrizione che ci sembra calzante per definire questo inspiegabile, affascinante, misterioso nuovo esperimento cinematografico di Marco Bellocchio. Dopo l'impegno altisonante di "Vincere", il regista piacentino torna a casa, in tutti i sensi. Usa i mezzi della scuola di Bobbio, suo paese natale e luogo dove girò il suo primo capolavoro, "I pugni in tasca". Gira insieme a vere zie, vere sorelle, veri figli. Un affresco familiare ripreso, realmente, in diversi momenti nel tempo. Dal 1999 a oggi, ci sono scene che, nel loro insieme, vanno a comporre questo "Sorelle Mai", simbolico titolo sulla storia semifittizia di una famiglia, il cui perno è la piccola Elena (l'ultimogenita di Bellocchio), attorniata da parenti (quasi tutti veri, anche se alcuni recitano un ruolo diverso rispetto al loro vero grado di parentela) e con una madre, Sara, che spesso non c'è perché fa l'attrice a Milano.

Sara è Donatella Finocchiaro, al suo meglio in questo ruolo di donna indecisa, titubante, che riflette, che vive i cambiamenti della vita con ritmo quasi naturale. Perché la bellezza di "Sorelle Mai" è questa: un affresco familiare come non l'avevamo mai visto, un documentario che mischia tracce di reale a una sceneggiatura di finzione. Un film sulla memoria, sull'importanza del recupero delle radici, un ritratto sul fascino della provincia. Bellocchio mette insieme i pezzi girati in un decennio con una facilità disarmante: impossibile credere che davvero, nel 1999, il regista avesse già una piena idea di che cosa creare infine. Eppure, sarà questa l'impressione che avrete. Perché il quadro, con i volti che cambiano e la bimba che cresce, parrà in conclusione davvero naturale.

Bellocchio non si ferma più. Questa sua ennesima nuova vita, esplosa con i suoi ultimi lavori, va a comporre un mosaico così poliforme da lasciare atterriti. Ma una cosa c'è in comune ovunque posiamo lo sguardo: sia che ragioni sulla storia d'Italia, sia che parli di sentimenti, di amore, di guerra, di famiglia, Bellocchio non smette mai d'interrogarsi. Con uno stile che sa variare a seconda del registro, l'autore di "Sorelle Mai" non smette di porre interrogativi a se stesso e al suo pubblico. In chiave a volte ironica, a volte violenta e drammatica, il suo cinema è sempre e continuamente prezioso.
E se dimenticherete alcune piccole incongruenze (la Finocchiaro che non riesce a nascondere un minimo di accento siciliano) e alcune lentezze sul percorso, anche il suo ultimo film, che pure è quasi dichiatamente un episodio minore, resta qualcosa da conservare con affetto.