CAST & CREDITS

cast:
Valerio Di Benedetto, Cristian Di Sante, Sara Tosti

regia:
Ciro De Caro

distribuzione:
Distribuzione Indipendente

durata:
82'

produzione:
PFA Films, Enjoy Movies

sceneggiatura:
Ciro De Caro, Rossella D'Andrea

fotografia:
Davide Manca

montaggio:
Alessandro Cerquetti

musiche:
Francesco D'Andrea

Spaghetti Story | Recensione | Ondacinema

Spaghetti Story

di Ciro De Caro

commedia, Italia (2013)

di Stefano Guerini Rocco

Voto: 6.5

Unico film italiano presente al Moscow International Film Festival, approda nelle sale "Spaghetti Story", esordio no budget del pubblicitario Ciro De Caro, coraggiosamente proposto in poche copie da una distribuzione indipendente (di nome e di fatto).

In una Roma verace e popolana, il trentenne Valerio, aspirante attore impegnato in lavoretti saltuari di ogni tipo, condivide l'appartamento con la fidanzata Sara, dottoranda spiantata che accarezza il sogno di un figlio. Nella loro guerra quotidiana con le bollette e i conti da pagare, hanno spazio anche la sorella Giovanna, massaggiatrice un po' repressa dalla vita apparentemente disciplinata e grigia, e l'amico Scheggia, pusher di borgata che millanta uno smaliziato cinismo negli affari ma vive ancora con la nonna. L'incontro, quasi casuale, con la giovane prostituta cinese Mei Mei, sconvolgerà gli instabili equilibri dei quattro protagonisti, costringendoli ad affrontare le proprie responsabilità e ad affacciarsi al futuro da una nuova prospettiva.

I titoli di coda ci informano, con una punta d'orgoglio, che il film è stato girato in soli 11 giorni con una macchina digitale corredata di un'unica ottica (50 mm), un microfono, due luci d'ambiente e poco più. Realizzato all'insegna dell'economia, "Spaghetti Story" non è però un film povero.
La pellicola può contare innanzitutto su una sceneggiatura solida e brillante, ad opera dello stesso regista e della compagna (anche interprete) Rossella D'Andrea: animato da un'urgenza vitalistica, ma senza pretese sociologiche, De Caro è riuscito a mettere a fuoco il ritratto complesso e sincero di una generazione allo sbando, in bilico tra le difficoltà di una quotidianità ostile e le (dis)illusioni di un futuro assai poco accattivante. L'autore affonda la lama nella piaga della nostra contemporaneità: questi suoi adulti bambini, insicuri e mai del tutto risolti, che si affannano invano per sconfiggere una precarietà (emotiva ed economica) quasi inappellabile, raccontano molto della nostra società: sono lo specchio di una generazione data per spacciata in troppi telegiornali e statistiche percentuali.

Eppure "Spaghetti Story" riesce a non perdere mai il sorriso, sorprendendo lo spettatore con un'ironia sferzante e una garbata leggerezza, mai sinonimo di superficialità. Merito soprattutto di dialoghi scoppiettanti e di sfacciata onestà, messi in bocca a un affiatato gruppo di attori debuttanti o semi-sconosciuti, "pasoliniani proprio" direbbe Scheggia, tutti efficacissimi e di ammirevole naturalezza nel rimbalzarsi con sagacia insulti e tenerezze, rimproveri e consigli.
Il vero motore della pellicola sono le loro performance, ora toccanti, ora esilaranti, servite con pratica compostezza da una regia essenziale e piana, che privilegia la camera a mano e i lunghi piani fissi ravvivati da un montaggio dinamico e giocoso. Grazie al loro brio spregiudicato, non privo di garbo, lo spettatore si lascia condurre mansueto tra siparietti di avvincente familiarità e gag genuinamente divertenti, verso un finale aperto convenzionale e conciliatorio. È il Neorealismo 2.0, che fotografa con schiettezza la realtà, ma non rinuncia a coccolare lo spettatore.

Tra i cinepanettoni e le numerose commedie che saturano il periodo natalizio, "Spaghetti Story" si distingue per vivacità e freschezza. Una gradevolissima sorpresa che, anche se al box office giocherà il ruolo della Cenerentola, ha senz'altro il merito di aver rivelato una nuova firma del cinema italiano.