CAST & CREDITS

cast:
Diane Kruger, Djimon Hounsou, Benoit Magimel, Denis Menochet, Raphaël Personnaz, Raz Degan

regia:
Stéphane Rybojad

durata:
109'

produzione:
Thierry Marro, Benoit Ponsaillé

sceneggiatura:
Michael Cooper, Stéphane Rybojad

fotografia:
David Jankowski

montaggio:
Erwan Pecher

costumi:
Céline El Mazouzi

musiche:
Xavier Berthelot

Special Forces - Liberate l'ostaggio | Recensione | Ondacinema

Special Forces - Liberate l'ostaggio

di Stéphane Rybojad

azione, guerra, Francia (2011)

di Simone Pecetta

Voto: 4.0

Elsa, una giornalista antimilitarista e dalla spiccata sensibilità umanitaria, viene rapita da un cellula talebana in Afghanistan; per salvarla dovrà intervenire un manipolo di rambo francesi. Il tutto narrato attraverso una serie interminabile di scene d'azione che oscillano tra  un secco realismo ed il surrealismo più sfrenato che fa involontariamente il verso a tante pellicole militariste anni 80. Ma non essendo questo un film completamente votato all'azione c'è spazio pure per del bla bla bla retorico che condisce le intersezioni rimaste vuote tra un proiettile e l'altro.

D'esibizione di forza ce ne è in abbondanza, ma di speciale veramente poco viene mostrato. Diane Kruger (la  Bridget von Hammersmark di "Bastardi senza gloria", 2009) potrebbe far eccezione: incanta già col suo primo sguardo, caldo ma distante, empatico, tanto vivo che sembra trapassare la cinepresa per consegnarsi come dono d'amore allo spettatore. Ma poi si lancia in un'interpretazione brutalmente piatta ed atona non certo sorretta dallo script così trasparente da poterlo leggere controluce; provando a mischiare "I sette samurai" con "Platoon" ne esce invece fuori un improbabile videogioco che affetta le sottigliezze col machete: i talebani sono dipinti con tutte le sfumature dell'animo umano che stanno tra il cattivo, il cattivissimo e il super-cattivo (ricordiamo la presenza di Raz Degan nei panni del villain di turno), gli eroi del commando francese sono invece fieri, sprezzanti del pericolo, maledettamente retorici, qualche civile locale compare, solitamente è buono e un po' scemo colto in mezzo ad un fuoco incrociato che non lascia speranze di salvezza.

Il regista Rybojad, già autore di documentari televisivi, ha dichiarato di avere atteso anni rifiutando di dirigere pellicole "commissionate" per esordire con un lavoro come questo "Special Forces" che fosse completamente suo. Sembra strano leggere una visione tanto intimista di una pellicola del genere che manca clamorosamente ogni punto che avrebbe voluto centrare. Il realismo in primis, perché se è vero che  in questo "Special Forces" da un lato c'è un'attenzione al dettaglio che vivifica il rapporto tra i commilitoni colorandolo con toni che non vengono mai colti in pellicole del genere dall'altro lato dobbiamo registrare che questo realismo è però solamente il contorno per scene d'azione caricate e appesantite tanto da divenire parossisticamente caricaturali (molto più valide erano, allora, le sequenze di quel "Act of Valor" uscito nelle sale italiane qualche mese fa).

Un paio di scene notevoli non mancano, ma sono davvero troppe quelle che vorremmo lasciarci alle spalle (su tutte l'eroico sacrificio del novellino crivellato di proiettili mentre urla al rallenty, impossibile non controbilanciare l'atrocità con l'immagine del gioioso Ratzinger saltellante nei verdi prati di "Boris"). Lodevoli le scelte paesaggistiche: premio miglior film-cartolina 2012.