CAST & CREDITS

cast:
Tobey Maguire, Kirsten Dunst, James Franco, Alfred Molina, Rosemary Harris, J.K. Simmons

regia:
Sam Raimi

distribuzione:
Columbia Pictures

durata:
123'

produzione:
Sony Pictures Entertainment

sceneggiatura:
Alfred Gough, Miles Millar, Michael Chabon, Alvin Sargent

fotografia:
Anette Haellmigk, Bill Pope

scenografie:
Neil Spisak

montaggio:
Bob Murawski

costumi:
James Acheson, Gary Jones

musiche:
Danny Elfman

Spider Man 2 | Recensione | Ondacinema

Spider Man 2

di Sam Raimi

azione, comic, Usa (2004)

di Massimo Versolatto

Voto: 8.0
Ci sono film, alle volte, che guardano a se stessi con sguardo "perso". Paradossale. Si dissolvono nella visione, quasi "da dentro". Di solito con tali premesse non si può certo parlare di "capolavoro". Si tratta, per la maggior parte, di pellicole senza una vera identità, senza un punto di inizio né di fine. Opere incompiute che, pur conservando a volte una sorta di affascinante natura,  rimangono voli a metà. Tuttavia è risaputo che ogni regola si compone anche di un'eccezione. Dall'accezione del termine: eccezionale. E "Spider Man 2" è proprio questo, un'eccezione. Eccezionale.

Raimi, se ne legga la lucida monografia di Alex Poltronieri, è un visionario rappresentante del cinema "di genere" che, di fronte alla prospettiva di riprendere in mano il mitico Spidey, non si è tirato indietro. Un po' come successe a Tim Burton negli anni 90 con "Batman Returns", per Raimi il secondo film su Spidey è l'occasione per delineare un personaggio più "pieno", rispetto al precedente capitolo dove i tratti, seppur con mestiere, erano spesso solo "abbozzati". Raimi descrive stavolta maggiormente l'amico di quartiere, il cordiale vicino di casa (il neighbour), il giovane adolescente, troppo vicino all'età adulta e costantemente in bilico sulle scelte di vita, non comuni, che pesano sulle sue spalle. Un ragazzo "x" alle prese con un destino che non si è scelto, alle prese con un dovere verso qualcuno o qualcosa. Questa scelta di Raimi va a scapito dell'azione, a scapito del costume rosso e blu. E il film ne guadagna. Ma proprio tanto.

Peter Parker non è Bruce Wayne, certo, i due sono molto, molto diversi. E si potrebbe disquisire a lungo sulle rispettive caratteristiche, ma non è questa la sede adatta. Ciò che ci interessa è invece il fatto che entrambi, fin dalla loro prima apparizioni sulle pagine di opposte edizioni di carta, hanno chiaramente palesato un midollo contraddistinto dal connotato dell'eroe. Imprescindibile, ovvio, per una storia di supereroi. Ma il reputarlo imprescindibile ne conferma comunque la sussistenza.


"Spider Man 2", eroico film su un eroe, si trascina sullo schermo in un carosello di sentimenti e indecisioni. Guarda se stesso, come fa Parker nei minuti centrali di pellicola (che si interroga sulla sua doppia vita), chiedendosi se a tratti non sia stucchevole, retorico, ripetitivo. Vive in costante "disequilibrio" tra la necessità d'azione e la forza mentale delle "questioni sulla vita" del suo personaggio principale. Film e protagonista sullo stesso piano, sulla stessa lunghezza d'onda. I disagi dell'uno, le difficoltà di messinscena dell'altro. Il bisogno di redimersi di Parker e il parallelo impatto debordante delle sequenze d'azione (poche), che spaccano lo schermo con rabbia impetuosa.

"Spider Man 2" in fin dei conti è un piccolo grande quadro di fatalità del destino. A guardarlo bene, non ci sono nemmeno "cattivi" veri e propri. Lo stesso Octopus si uccide a fin di bene. Harry Osbourne resiste - forse non completamente, ma ci prova con tutto se stesso - al richiamo del male insito dentro di lui. Spider Man, prima di essere tale, è un ragazzo. Un ragazzo qualsiasi. In una delle scene migliori della pellicola, un uomo in metropolitana riconosce, sotto la maschera dell'esausto eroe, un suo vicino di casa. Spidey ha un nome, prima di tutto. È Parker, il ragazzo di cui è innamorata, e lo sarà sempre, Mary Jane. Spidey è il neighbour, l'abbiamo detto prima. Spidey è anche Stan Lee, che lo ha creato e plasmato. Indubbiamente a lui appartiene questo eroe. Oggi però nessuno avrebbe da ridire se affermassimo che sotto la maschera di Spidey si può celare la faccia di Sam Raimi. Ora Spidey appartiene anche a lui. Che l'ha fatto rivivere come ai tempi d'oro della Marvel "di carta". Quando il film è uscito nelle sale, nel 2004, già si stava parlando della preparazione di un terzo episodio, e forse di un quarto. Non ha molta importanza che ci siano o meno altre versioni (per Batman è lo stesso, e non finiscono di certo con l'ultimo, splendido "Cavaliere Oscuro"). Perché questo film fa storia a sé. Un adolescenziale scorcio eroico. Una perla di freschezza nel mare delle produzioni fanta-fumettare tanto care al business hollywoodiano. Un "giovanotto", insomma. Che come tutti i ragazzi conserva dubbi e paure. Guarda dirimpetto, ma ha lo sguardo perso. È una cosa che fanno i giovani, questa. Convinti dei proprio mezzi, poi si trovano spaesati di fronte al mondo vero. Raimi, questo, l'ha messo in immagini benissimo. E l'ha fatto attraverso uno di quei personaggi che praticamente tutti quanti conosciamo, il che rende l'impresa ancora più difficile.

Vedere "Spider Man 2" è, complessivamente, anche un modo per capire dove sono andati a parare i supereroi di carta di quell'America che tanto abbiamo fagocitato, ogni mese in edicola, fino a non molto tempo fa, quando si era ragazzi e quei colori sgargianti ci facevano sentire bene.