CAST & CREDITS

cast:
Audrey Lamy, Arié Elmaleh, Shirley Bousquet, Franck Dubosc, Elsa Zylberstein

regia:
Christelle Raynal

distribuzione:
Notorious Pictures

durata:
85'

produzione:
La Petite Reine, Bidibul Productions, Nexus Factory

fotografia:
Eric Guichard

montaggio:
Philippe Bourgueil

Se sposti un posto a tavola | Recensione | Ondacinema

Se sposti un posto a tavola

di Christelle Raynal

commedia, Belgio/Francia (2012)

di Giancarlo Usai

Voto: 5.0

Una pubblicitaria di successo che arriva al suo primo lungometraggio potrebbe far sperare in qualcosa di fresco e innovativo, almeno in un weekend di tale calura afosa. Invece, Christelle Raynal decide di partire per la sua avventura cinematografica con un'opera che di originale ha ben poco. Presentato fin dalla sua distribuzione in patria come lo "Sliding Doors" francese, "Se sposti un posto a tavola" è una nuova variazione del tema "matrimoni e disastri affini". Giocando sul meccanismo narrativo della ri-partenza dal medesimo tavolo al banchetto nuziale, ogni qual volta il destino riavvolge il nastro e propone una combinazione di posti a tavola differente, il film incede stancamente con un ritmo ripetuto e sempre uguale.

Il gioco, rifacendosi al film americano che lanciò Gwyneth Paltrow, è semplice: una diversa assegnazione dei propri vicini di pranzo, può cambiare i destini degli invitati. La Raynal decide di seguire un gruppo di personaggi in cerca d'autore, dalla single perennemente abbandonata fuori dal letto all'amante mai redento, dalla sposa affamata di gravidanza al marito-vittima sull'orlo di una crisi di nervi. Complice un pasticcio erotico fra la sposa e una sua vecchia fiamma alla vigilia del matrimonio, per l'appunto, i cartellini segnaposto saltano da un tavolo e devono essere riposizionati. A quel punto la narrazione, con una trovata non certo mai vista, decide di esplorare diverse ipotesi, mettendo in scena tre microfilm basati su questo assunto: una diversa predisposizione del fato può cambiare le sorti di una vita.

Innegabile anche una certa ambizione nelle aspettative iniziali. Anche se il principio del "che cosa accadrebbe se" ha prestato il fianco a una serie innumerevole di declinazioni filmiche, il modello resta "Sliding Doors" per la spudorata aspirazione a un racconto sentimentale. Ebbene, rispetto alla pellicola hollywoodiana, qui c'era il tentativo di riprendere a 360 gradi non una protagonista assoluta, ma una congerie di caratteri diversi e contrastanti.

Ma anche volendo ignorare la ricerca dell'originalità laddove c'è solo un virtuosismo scenico oltremodo abusato, i problemi del film vengono a galla successivamente. È quando dal piccolo artificio retorico si passa al vero racconto che la consistenza della sceneggiatura latita, che la resa dei personaggi principali risulta evanescente e che, soprattutto, la rincorsa a una pochade brillante e aggiornata ai tempi moderni fallisce sotto i colpi di una serie impressionante di tempi comici mancati.

Sì, perché il difetto principale della pellicola è questo: basato tutto su un situazionismo affrettato, il film fatica a divertire. Una volta scoperto, dallo spettatore più smaliziato, il trucco della storia "con bivio", che torna al punto di partenza ogni qual volta Eric (la causa dell'estremo tradimento della futura moglie) si ritrova con i biglietti dei posti da assegnare in mano, l'opera risulta niente di più di ciò che è: un'esile commedia sentimentale che non sfugge a stereotipi e pigrizie narrative. Stupisce che il cinema mainstream francese sia capace di abusare in questo modo dei soliti filoni: sul piano del romanticismo comico, i nostri cugini sanno dare il meglio e, contemporaneamente, il peggio di loro stessi.

"Se sposti un posto a tavola", visione buona giusto per combattere una serata di noia estiva al riparo dall'afa nel buio di una sala climatizzata, si regge dunque esclusivamente sulla bravura tecnica della regista, che riesce a imprimere anche a una storia così poco divertente, la brillantezza e la velocità di uno spot televisivo ben confezionato.