Ondacinema

recensione di Giuseppe Gangi
7.5/10

"Still Recording" di Saeed Al Batal e Ghiath Ayoub è un film di frontiera. La sua gestazione è stata infatti lunga e complicata da vari accidenti, non ultimo la scelta di mettere in scena la vita all'ombra di un conflitto bellico, concentrandosi sul confine che separa lo stato di guerra da un’esistenza di relativa pace, dentro e fuori Damasco (tra Ghouta e Douma), in condizioni contigue geograficamente benché nettamente distinte. Gli operatori che si sono avvicendati in quest'impresa cinematografica e umana hanno deciso di attraversare quel confine mettendo le loro vite a rischio per raccontare la mutazione della quotidianità quando i sorvoli aerei sono un pericolo e dal cielo piovono bombe. Qualsiasi spiegazione sui motivi della guerra civile siriana (iniziata nel 2012) è però lasciata fuori dal film, quasi fosse una impresa e ancor più improbabile; oppure, è semplicemente passata in secondo piano rispetto a un flusso di immagini e di storie incontenibile, umanissimo e difficilmente riorganizzabile con fini didascalici.

L'incipit è affidato a una non casuale lezione di cinema che mostra come anche il film più commerciale di Hollywood si preoccupi della composizione dell'inquadratura, sottolineando lo studio dietro alla messa in scena proporzionata delle figure: sono proprio la pulizia della messa in quadro e la nitidezza dell'immagine gli aspetti a cui i nostri registi devono rinunciare. Usciti fuori dall’aula, si è subito proiettati dentro il conflitto e gli operatori riprendono i cadaveri lasciati a terra da un raid delle forze del regime di Assad. Filmare la guerra vera, o meglio i suoi mortiferi effetti, è molto diverso dal dirigere degli attori professionisti: non si è preparati abbastanza per inquadrare una mano senza vita che fuoriesce da un telo nero. La questione sollevata da Ghiath Ayoub e da Saeed Al Batal, in primis a se stessi e agli spettatori in secundis, è innanzitutto politica e consiste nel decidere da cha parte stare: quanto sarebbe differente questo lavoro se i giovani registi invece di vivere al fianco dei ribelli fossero rimasti nelle loro case di Damasco, la cui quotidianità viene ripresa durante un momento di pausa. E la guerra, immediatamente, appare lontana e loro, come i loro amici, si possono confondere coi coetanei di tante città universitarie europee. "Still Recording" è dunque sia un film sulla guerra civile siriana, sia un'opera teorica che accoglie la sfida di testare la tensione dell’immagine verso la verità, la sua capacità di catturare la vita.

Jean Baudrillard in "The Evil Demon of Images" utilizzava "Apocalypse Now" (e in particolare la sequenza della "Cavalcata delle Valchirie") per sondare l'estetica iperrealista, asserendo che il film e la guerra erano ritagliati dalla medesima stoffa, poiché la pellicola era parte della guerra. L'evento storico veniva fagocitato e rinasceva all'interno dell'immaginario cinematografico, il film diveniva l'inevitabile prolungamento della realtà. Le immagini proposte da Saeed Al Batal e Ghiath Ayoub e Saeed Al Batal non sono un tentativo di creare attraverso la tecnologia una forma aumentata di reale, ma possiedono la fragranza del reale, provengono anch'esse dalla medesima stoffa, benché per ragioni meno filosofiche e più stringenti. Eppure la riflessione sulla guerra di "Still Recording" sembra non prescindere da un’analisi di figure e stilemi che appartengono alla grammatica del genere bellico volta a testare quella distanza che si interpone tra spettatore e schermo, accorciandola gradualmente con la forza di immagini inedite, sporche, anti-hollywoodiane. Interessante, a tal proposito, il personaggio di un ragazzo che continua a fare jogging per strada, nonostante si muova in un paesaggio spettrale. Consapevole dei rischi, afferma che se dovesse accadergli qualcosa almeno diventerebbe una sorta di martire dello sport; gli uomini dietro la macchina da presa paiono ammirati da cotanto ardore. L'uomo ricompare più tardi una seconda volta, ancora in tenuta sportiva: in entrambi i casi il montaggio dilata il momento del taglio, stimolando la tensione. L'inquadratura che continua a filmare la sua corsa solitaria tra le macerie è forse in attesa di una catastrofe, avvertendoci che l’uomo sta andando incontro alla propria morte? Decine e decine di pellicole belliche che mostravano un soldato essere colpito da un proiettile vagante o dall'esplosione di un ordigno hanno abituato il nostro sguardo ad aspettarci la morte violenta dei personaggi secondari (e pure simpatici). In "Still Recording" non accade niente di tutto ciò e l'uomo esce semplicemente di scena. Un procedimento simile è sviluppato quando viene intervistata una donna che cammina per strada, la quale chiede di essere inserita nel film perché spera che sua madre, vedendolo, si rassicuri sulla sua sorte (mentre si odono delle esplosioni a pochi chilometri di distanza).
Un altro personaggio tipico del cinema bellico e in voga anche negli ultimi anni, tra pagina scritta e grande schermo, è quella del cecchino, figura militare ambigua e affascinante perché combatte in una guerra privata, ancora prima di entrare in conflitto col nemico. Quando i registi inquadrano questo ragazzo si nota un bellissimo gioco di geometrie e di fughe dello sguardo: loro filmano lui, attraverso il mirino della videocamera, mentre lui tiene l'occhio sul mirino del fucile, pronto a fare fuoco se un nemico dovesse manifestarsi fuori dalla finestra (e fuori dal profilmico). Ancora una volta, però, "Still Recording" (d)elude le aspettative: il cecchino non preme mai il grilletto, anzi, quando squilla il suo cellulare risponde prontamente intavolando la più classica delle conversazioni madre-figlio, durante la quale il ragazzo si premura di tranquillizzarla non facendo riferimento alcuno alla sua attività quotidiana. Il grado di disorientamento prodotto misura il realismo della situazione che rivela una verità che si fatica a concepire, ossia che anche la guerra possa diventare parte di una routine, qualora dovesse durare abbastanza a lungo.

La caotica narrazione di "Stil Recording", sintesi di oltre 450 ore di girato, documenta soprattutto il percorso di apprendistato dei registi, costretti a riflettere sulla verità delle immagini documentate e provando a non scendere a patti con l'inevitabile finzione che nasce dal processo filmico e dall'interazione con un immaginario oltremodo tipizzato. Ma nel momento in cui contesto e condizioni mutano drasticamente, anche i registi devono adattarsi mutando gli strumenti e gli stili di ripresa.
Fin dove ci si può spingere dentro questo cinema guerrigliero e impavido? Si può imbracciare una videocamera quando gli altri sparano e rischiano la vita? Anche questo è un dilemma che gli operatori si sono evidentemente posti e in una scena i combattenti si domandano se non sia meglio dare loro dei fucili. D'altra parte, la dialettica fra mettere a fuoco e fare fuoco (il verbo inglese "to shoot" potrebbe tradursi sia "filmare", sia "sparare") rimette in discussione la propria percezione e la propria posizione nello spazio: non più fuori dall’inquadratura ma dentro.

Il film ha vinto la Settimana Internazionale della Critica alla 75ª Mostra del Cinema di Venezia.


Contributi di Matteo Pernini. 


08/07/2019

Cast e credits

regia:
Saeed Al Batal, Ghiath Ayoub


titolo originale:
Lissa Ammetsajjel


distribuzione:
Reading Bloom; Isola Edipo; Kama Productions; Sindacato Italiano Critici Cinematografici


durata:
116'


produzione:
Mohammad Ali Atassi; Bidayyat for Audiovisual Art


fotografia:
Saeed Al Batal, Milad Amin, Raafat Bayram, Ghiath Beram, Abdel Rahman Najjar


montaggio:
Qutaiba Barhamji, Raya Yamisha


Trama
Saeed è un giovane cinefilo che cerca di insegnare ai giovani di Ghouta, in Siria, le regole del cinema, ma la realtà che si trovano ad affrontare è troppo dura per seguire alcuna regola. Il suo amico Milad vive dall’altra parte della barricata, a Damasco, sotto il controllo del regime, dove sta terminando gli studi d’arte. Un giorno, Milad decide di lasciare la capitale e raggiungere Said nella Douma assediata. Qui i due mettono in piedi una stazione radio e uno studio di registrazione. Tengono in mano la videocamera per filmare tutto ciò che li circonda, fino a quando un giorno sarà la videocamera a filmare loro...