Ondacinema

recensione di Giuseppe Gangi
8.5/10

Come eravamo

Charlie Barber (Adam Driver) è un regista teatrale d'avanguardia di New York e Nicole (Scarlett Johansson) è stata negli ultimi dieci anni la sua compagna, la sua musa e la sua prima attrice. Insieme hanno un bambino di otto anni, Henry. La donna, nativa di Los Angeles, ha abbandonato una carriera appena avviata grazie a una teen-comedy di successo, stabilendosi nella Grande Mela per amore e, avendo ora l’opportunità di interpretare il pilot di una serie tv, decide di ritornare a casa portando con sé il figlio, mentre Charlie prepara il suo debutto a Broadway.

All'inizio di "Storia di un matrimonio" vediamo scorrere le scene di un matrimonio felice, filtrate dal punto di vista e dalla voce di Charlie e di Nicole. Sono frammenti di un discorso amoroso fatto di gesti quotidiani e particolari intimi che si possono scorgere negli sguardi reciproci, nei sorrisi, negli spazi domestici agiti. L'orizzonte della macchina da presa corrisponde a quello dello sguardo dei protagonisti e le loro parole che parlano di pazienza nei confronti dei capricci del figlio, di giochi portati avanti fino a perdersi, di ultra-competitive partite di Monopoly, di tensioni creative e intese intellettuali allestiscono uno spazio familiare di profonda complicità. Ciò che vediamo, però, sono solo memorie dei dettagli che i due amano o hanno amato l'uno dell'altro, un vano fluidificante al processo di separazione pensato dal terapeuta di coppia. L’intelligentissima scrittura di Noah Baumbach, non limitandosi a riassumere nell’incipit il "come eravamo" secondo Charlie e secondo Nicole, mette in serie delle immagini d’affetto che informeranno la narrazione come leitmotiv di un sentimento ancora esistente benché consumato.

Con "Storia di un matrimonio" Baumbach firma il suo film più lungo, un'opera al contempo ambiziosa e ispirata, pesante e ben temperata, che tratta senza infingimenti della fine di una storia, dell'apocalisse dei sentimenti, della guerra del divorzio. Se ne "Il calamaro e la balena" rielaborava i suoi ricordi di figlio, raccontando la crisi e il divorzio di una coppia borghese e intellettuale newyorkese, in "Marriage Story" si ispira - non si sa quanto da vicino - alla sua stessa esperienza di regista e padre divorziato (nel 2013) dall'attrice Jennifer Jason Leigh: il punto di vista è infatti quello dei due adulti, alle cui ragioni (o torti) il regista dà il medesimo spazio. Baumbach punta dichiaramente in alto, a Ingmar Bergman (ma con un occhio sempre sul Woody Allen migliore), non dimenticando però la lezione del più prosaico "Kramer contro Kramer" di Robert Benton: in quel caso la Joanna di Meryl Streep, prosciugata dal marito carrierista e ombelicale, lasciava il tetto coniugale per trasferirsi in California per cercare se stessa e ritrovare la forza di battersi per la custodia del figlio. Qui è invece Charlie a dover prendere casa a Los Angeles per stare vicino al figlio e combattere per riportarlo a New York.

Come altri film che si concentrano sulla separazione, uno degli elementi dirimenti consiste nella difficile presa di coscienza e realizzazione, da parte dei personaggi, di essere giunti all'ultimo atto della propria vita coniugale. A tal riguardo, un pezzo di bravura e vero capolavoro attoriale (della Johannson) è rappresentato dal long take - spezzato da un taglio di raccordo - sul monologo di Nicole davanti all'avvocato Nora Fanshaw (Laura Dern): è costruito su due movimenti avvolgenti durante i quali si manifesta la metamorfosi interiore dell'attrice che mette da parte le afflizioni per le ambizioni disattese e riversa le sue energie nella futura battaglia legale e per una nuova indipendenza artistica. "Storia di un matrimonio" possiede un miracoloso equilibrio tra il dramma sulle conseguenze del divorzio e la commedia che raccoglie l'eredità screwball. Della screwball comedy l'opera di Baumbach ha l'umorismo - si pensi anche agli istrionici personaggi secondari - e una certa potenza performativa: d'altra parte sulla simulazione della performance si fonda l'iter giudiziario del divorzio che assegna a ciascuno un ruolo da recitare, estraneo alla propria reale natura. In filigrana riemerge la battaglia dei sessi, di cui Baumbach si serve per fotografare lo Zeitgeist di una realtà sociale e umana in mutamento, dove la donna ha diritto a una voce autonoma e il genio artistico non giustifica più la totale devozione e abnegazione dalla compagna-musa.   


Gradi di separazione

In "A Ghost Story" David Lowery mette in scena la storia del fantasma di C che, nella prima parte del film, guarda la moglie struggersi per la sua morte improvvisa: il regista sfrutta sapientemente la scala dei campi per disporre le figure nel ridotto spazio del formato 4:3, così da marcare la prossimità emotiva all'interno di una distanza sia fisica che metafisica. La cronaca del divorzio tra Charlie e Nicole, come viene narrata da Baumbach, è anch'essa un'elaborazione del lutto e l'autore suggerisce il graduale allontanamento tra i due protagonisti proprio attraverso la gestione degli spazi nell'inquadratura. Nella scena iniziale sono già seduti in due poltroncine diverse, sebbene ancora vicini; quando festeggiano l’ultima soirée dell'"Elettra" in cui Nicole avrebbe recitato, sono a due tavoli che si fronteggiano ai lati del locale; subito dopo, in metropolitana, ai primi piani dei due volti contratti per la tensione si giustappone un'immagine che li mostra lontani, ai margini dell'inquadratura. Quando si consuma il climax più drammatico, violento e amaro della pellicola, ambientato nell'appartamento losangelino di Charlie, Baumbach li inquadra con un grandangolo che sottolinea lo spazio vuoto che intercorre tra le due figure umane, simmetricamente ai bordi. Dopo che tutto si è concluso, Charlie resterà nella vita di Nicole quale fantasma dell'amore passato: in queste vesti, con un infantile lenzuolo sulla testa, vedremo Adam Driver travestito per Halloween continuare a essere vicino alla ex famiglia, seppur in modi (e spazi) inevitabilmente differenti.

Per Baumbach l'esame fenomenico del divorzio, il mutamento caratteriale e l'incattivimento delle parti è solo un prodotto del sistema di cui i protagonisti sono al contempo vittime e carnefici. Di Charlie e di Nicole, prima legati a doppio filo e poi incamminati su percorsi di polarizzazione che li portano a vivere sulle due coste americane (con tutte le differenze del caso: geografiche, intellettuali, d'immaginario), Baumbach ha l'ardire di voler raccogliere i cocci del rapporto benché conscio di non poterlo ricomporre. Di questo matrimonio finito racconta, nel momento peggiore e quando i due coniugi si profondono nelle azioni più ciniche e nelle parole più velenose, le ragioni per le quali i due si sono amati così da poter conservare la memoria dei momenti dolci e delle tenerezze che li hanno avvinti. Per questo, più delle strategie degli avvocati, conta vedere Charlie aiutare la donna a chiudere il cancelletto della sua nuova casa (metafora dell'essere d'ora in poi escluso dalla sua vita), e Nicole inginocchiarsi per allacciare la scarpa dell'ex-marito. Far cantare entrambi, ma in momenti e città diverse, un brano tratto da "Company" di Stephen Sondheim su cui spicca la lancinante "Being Alive" intonata con voce rotta dal magnifico Adam Driver: "…But alone is alone, not alive! / Somebody crowd me with love / Somebody force me to care (…) To help us survive / Being alive, being alive, being alive, being alive". "Storia di un matrimonio" è un film doloroso e meraviglioso sulla fine di un amore e sull'incessante attesa di poter essere amati ancora.


24/11/2019

Cast e credits

cast:
Adam Driver, Scarlett Johansson, Laura Dern, Alan Alda, Julie Hagerty, Ray Liotta


regia:
Noah Baumbach


titolo originale:
Marriage Story


distribuzione:
Netflix, Il Cinema Ritrovato


durata:
136'


produzione:
Heyday Films


sceneggiatura:
Noah Baumbach


fotografia:
Robbie Ryan


scenografie:
Jade Healy


montaggio:
Jennifer Lame


costumi:
Mark Bridges


musiche:
Randy Newman


Trama
Charlie è un regista teatrale. Nicole è un’attrice. Sono sposati ed hanno un bambino. Lei è una madre affettuosa e complice, lui è un padre attento e presente. A unirli una stima reciproca, un rapporto straordinario di Charlie con la suocera e un’intesa eccezionale su ogni argomento. Ma dietro un quadro apparentemente idilliaco vi sono dei tasselli che, se infranti, possono portare alla rottura del rapporto.