CAST & CREDITS

cast:
Colin Farell, Jessica Brown Findlay, Russell Crowe, Jennifer Connelly, Will Smith, William Hurt, Graham Greene, Eva Marie Saint, Matt Bomer

regia:
Akiva Goldsman

distribuzione:
Warner Bros.

durata:
118'

produzione:
Warner Bros.

sceneggiatura:
Akiva Goldsman

fotografia:
Caleb Deschanel

scenografie:
Naomi Shohan

montaggio:
Wayne Wahrman, Tim Squyres

costumi:
Michael Kaplan

musiche:
Hans Zimmer, Rupert Gregson-Williams

Storia d'inverno | Recensione | Ondacinema

Storia d'inverno

di Akiva Goldsman

drammatico, fantastico, Usa (2014)

di Mirko Salvini

Voto: 4.5

Quando un film comincia dicendo che la magia è dappertutto intorno a noi ma fra le prime cose che ti fa vedere c'è un modello di barca usato per trasportare un neonato nella baia di New York, allora si fa presto a capire che i problemi non saranno pochi. Ricavato dal romanzo di Mark Helprin, pubblicato nel 1983 e apprezzato dalla critica, "Storia d'inverno" (del quale Martin Scorsese aveva provato in passato ad acquistare i diritti) segna il debutto alla regia del famoso sceneggiatore Akiva Goldsman. Come sanno i bravi studenti di cinema, il passaggio dietro la mdp è sempre un passo difficile per uno sceneggiatore e molti nomi anche celebri hanno fallito la prova. Goldsman è sicuramente un nome affermato, ha collaborato a tanti film di successo (diretti soprattutto da Ron Howard e Joel Schumacher) ed ha pure vinto un Oscar per il miglior adattamento ai tempi di "A Beautiful Mind" ma come scrittore ha sempre avuto la mano a dir poco pesante e questa caratteristica sfortunatamente si ritrova in pieno nel suo primo lavoro da regista.

Forte di un budget abbastanza consistente (72 milioni di dollari poi ridotti a 46 ma sempre una bella cifra), la storia ci propone una versione piuttosto condensata del libro che è una sorta di avventura pararomance (si diceva già negli anni ottanta?) dove nella grande mela di inizio secolo un ladruncolo, Peter (Colin Farrell, che è un bravo attore ma lui e il suo agente dovrebbero imparare a selezionare meglio i progetti) ha conti in sospeso con una banda di demoni capitanata da un imbolsitissimo e sfregiato Russell Crowe (la cui raffinata concezione di questo ruolo villain consiste nel ghignare praticamente ogni volta che è in scena, alternando di tanto in quanto con un sorrisino sardonico). In fuga dalla città, Colin si imbatte (o meglio ce lo fa imbattere il suo cavallo bianco che all'occorrenza diventa alato....ve l'ho detto, siamo nel pararomance) in una casa upper class all'apparenza disabitata. Una volta entrato, il protagonista invece si imbatte in Beverly, una bella ragazza afflitta dalla consunzione (è Jessica Brown Findlay dell'acclamata serie tv "Downton Abbey"); naturalmente scocca la scintilla fra i due e per Beverly gli ultimi giorni di vita saranno così rocamboleschi e indimenticabili (più per lei che per lo spettatore a dire il vero). Peter, che lo si dovrebbe immaginare ma forse nel libro questo è più chiaro, ha anche lui qualcosa di speciale e dopo la morte dell'amata e aver perso la memoria gettandosi da un ponte, non invecchia nonostante il passare degli anni. Così la seconda parte (o l'ultimo terzo) del film si svolge ai giorni nostri dove lo ritroviamo capellone e barbuto (la lunghezza del pelo varia anche all'interno della stessa scena, complimenti a chi ha curato l'edizione!) a passare il tempo disegnando sui marciapiedi, a mo' di madonnaro, fanciulle dai capelli rossi ritratte di spalle. Una giornalista, interpretata da Jennifer Connelly (sì, perché Goldsman ha potuto contare sulla complicità degli attori con cui ha lavorato precedentemente, c'è pure Will Smith in un cameo abbastanza imbarazzante/imbarazzato), aiuta lo smemorato a ricostruire in due secondi o quasi (miracoli dell'era internet) tutta la sua vicenda. Si scopre quindi che Peter dovrà, oltre che sistemare i conti in sospeso con la banda dei demoni, salvare la figlioletta di Jennifer, molto malata come lo era Beverly, suggerendo la morale della storia: ogni persona ha un miracolo da compiere, vale a dire qualcuno da aiutare.

Che cosa speravano di ricavare alla Warner Bros. da questo "guilty pleasure" fatto uscire strategicamente (?) per San Valentino? Di certo non basta la confezione accettabile cui hanno contribuito Caleb Deschanel alla fotografia, Naomi Shohan alle scenografie, il team Hans Zimmer-Rupert Gregson-Williams alle musiche (nella colonna sonora anche un brano originale di KT Tunstall) a rimediare tutte le magagne di una vicenda improbabile (neacnhe un montatore decorato come Tim Squyres riesce a salvare il salvabile), involontariamente comica e tagliata con l'accetta da Goldsman, che ha sì una lunga carriera dietro le spalle nel mondo del cinema (si notano i debiti nei confronti di Schumacher) ma evidentemente non ha la mano adatta per questo tipo di storie. A quanto pare per il regista questo progetto era un "sogno nel cassetto" ma il francese Christophe Gans, i fratelli Wachowski o Shyamalan (tanto per citare registi che non mettono certo tutti d'accordo) avrebbero potuto ricavare qualcosa di più interessante da questo potenzialmente ricco materiale di partenza.