CAST & CREDITS

cast:
Carey Mulligan, Helena Bonham Carter, Anne-Marie Duff, Natalie Press, Ben Whishaw, Brendan Gleeson, Romola Garai, Meryl Streep

regia:
Sarah Gavron

distribuzione:
Bim Distribuzione

durata:
106'

produzione:
Pathé, Film4, BFI

sceneggiatura:
Abi Morgan

fotografia:
Edu Grau

montaggio:
Barney Pilling

musiche:
Alexandre Desplat

Suffragette | Recensione | Ondacinema

Suffragette

di Sarah Gavron

drammatico, Regno Unito (2015)

di Stefano Guerini Rocco

Voto: 4.5

I cattivi film storici risultano spesso appesantiti da una ricostruzione manieristica, statica e polverosa. I cattivi film d'impegno civile, invece, non riescono a evitare le trappole della retorica e del didascalico. Presentato in anteprima al Torino Film Festival 2015, "Suffragette" è un film storico d'impegno civile, nella peggiore delle accezioni.
Londra, 1913. La timida Maud, moglie remissiva e madre amorevole, fa l'operaia per tredici ore al giorno dall'età di 8 anni, sopportando silente il peso del lavoro e gli abusi del suo superiore. Nelle strade impazzano le proteste delle donne che lottano per il suffragio universale, ma la ragazza,  intimorita dai subbugli, rimane estranea a qualsiasi rivendicazione politica. Dopo l'arrivo in fabbrica della suffragetta Violet, però, Maud si lascerà sedurre dalla solare caparbietà della compagna, fino a rimettere in discussione (e sacrificare) i fondamenti della sua intera esistenza.

Diretto da Sarah Gavron, già inserita da Variety nella prestigiosa lista dei "10 Directors to Watch", "Suffragette" racconta il preciso momento in cui la decennale battaglia della donne inglesi per ottenere il diritto di voto è passata da pacifica a violenta, dalle manifestazioni alle rappresaglie, dai tentativi di riforma agli attentati dinamitardi.

La sceneggiatura di Abi Morgan sceglie di porre al centro di questo poliedrico affresco storico la figura fittizia di Maud e la sua particolare vicenda personale. Già nel precedente "The Iron Lady" la Morgan aveva scelto di giocare con il privato di una personalità estremamente pubblica per ridefinire nel suo complesso il ritratto di Margaret Thatcher. In "Suffragette", purtroppo, l'operazione opposta non restituisce il risultato sperato e il film rimane avvilentemente in bilico tra dramma intimista e il pamphlet politico.

"Suffragette" è infatti interamente caricato sulle esili spalle della protagonista, piegate e piagate (letteralmente) da una vita di stenti e sacrifici. Solo attraverso la visione parzialissima dei suoi occhi perennemente sgranati e spauriti, lo spettatore può entrare in contatto con le motivazioni, le aspirazioni e le contraddizioni di questa organizzazione attivista cruciale per la vita culturale e politica del Regno Unito e non solo. Il contesto storico e sociale rimane ai margini del racconto, se non quasi del tutto escluso, col risultato grottesco che il movimento femminista inglese sembra sia stato interamente animato da uno sparuto gruppo di operaie temerarie e ostinate. E rimane del tutto inesplorata una componente interessante che suggerisce come anche la militanza sia, in fondo, una questione di censo. In buona sostanza, "Suffragette" è la storia del Movimento femminista senza il Movimento femminista.

Gli scioperi della fame, le arringhe lungo i vicoli della città, gli scontri feroci con la polizia, gli arresti e le campagne denigratorie della stampa più conservatrice rimangono semplici episodi aneddotici nel percorso di crescita ed emancipazione della docile Maud, che si scoprirà pronta a infrangere ogni limite, fino al martirio, pur di sostenere la causa. Una fervente presa di coscienza che, a ben vedere, risulta fin troppo repentina e forzata.

Forse per questo la prova di Carey Mulligan, al centro di una nutrita compagine di ottime interpreti, risulta tanto più convincente ed efficace quanto più si concentra sulla dimensione privata del suo personaggio, soprattutto nel ruolo di madre e moglie. I duetti tra lei e il marito Ben Whishaw sono i momenti più riusciti ed emotivamente coinvolgenti del film, che per il resto rimane un'operina opaca e priva di guizzi, gravata inoltre da un intento edificante che però non la riscatta dal rischio del didascalico.