CAST & CREDITS

cast:
Diego Cataño, Héctor Herrera, Daniela Valentine, Juan Carlos Lara, Yemil Sefani

regia:
Fernando Eimbcke

distribuzione:
Archibald Enterprise Film

durata:
85'

produzione:
Cinepantera, Fidecine, Instituto Mexicano De Cinematografía (Imcine), Eficine 226

sceneggiatura:
Fernando Eimbcke, Paula Markovitch

fotografia:
Alexis Zabe

scenografie:
Diana Quiroz

montaggio:
Mariana Rodríguez

musiche:
Camilo Lara

Sul lago Tahoe | Recensione | Ondacinema

Sul lago Tahoe

di Fernando Eimbcke

commedia, drammatico, Messico (2008)

di Diego Capuano

Voto: 6.5
Sembra un minimale teatro dell’assurdo quello delineato dalle prime sequenze del film.
Lo spunto iniziale è difatti piazzato li’ senza un vero perché, senza una linea logica che possa rendere plausibile il gesto: il sedicenne Juan si schianta, banalmente, e senza far nulla per evitarlo, con l’auto di famiglia dritto contro un palo del telegrafo. Scontro accidentale, sembrerebbe. O dietro di l’episodio fa capolino la fuga da un’elaborazione del lutto?

“Sul lago Tahoe” si svolge nell’arco di una sola giornata ed è delimitato ai margini di una povera e spoglia periferia messicana.
I piani sequenza che, soprattutto nella prima parte, non prevedono movimenti di macchina da presa si tengono quasi sempre a debita distanza: in essi il protagonista entra ed esce, non per rifugiarsi in un ambito più accogliente ma per delineare un microcosmo terriotoriale che non prevede alcuna via di fuga.

Il regista Fernando Eimbcke, qui alla sua opera seconda dopo “Temporada de patos”, non si piange però addosso, ma affida il proprio mini-viaggio sociale a personaggi con sembianze quasi fumettistiche, senza calcare mai la mano e fermandosi un attimo prima di scadere nel sentimentalismo o nella tragedia anche quando ci si aspetterebbero toni più cupi.
Un vecchio meccanico, Don Heber, e il suo cane Sica (ovvio l’omaggio  ai personaggi neorealisti di Vittorio De Sica), l’ impiegata del negozio di ricambi che non sa nemmeno come è fatta un’auto ma che, in compenso, è esperta di musica punk, l’apprendista meccanico che sogna di diventare come Bruce Lee.
Anime che girovagano a rallentatore ai margini della città, totalmente immersi in una solitudine condivisa, pur senza significative risoluzioni.

L'incomunicabilità affonda le mani in un abbraccio silenzioso ma disperato, per poi tornare a dei fondali neri (che in pratica sostituiscono le classiche dissolvenze) che sprofondano in nuovi silenzi.

E’ un film fatto di niente “Sul lago Tahoe”: non vi è una trama significativa, né un percorso psicologico con una forte appendice, il suggerimento sostituisce lo scavo psicologico. Lo spettatore si identifica in Juan senza per questo essere condotto dall’autore a un processo empatico, ma per forza di cose, durante la composizione di questo mosaico tascabile.

Quasi un road movie circolare, un'odissea periferica chiusa da una speranza affidata al futuro dei ragazzini (Juan e il suo fratellino Joaquín), che avranno una vita intera per raggiungere la Sierra Nevada e tuffarsi nelle dolci acque del lago Tahoe.