CAST & CREDITS

cast:
Jack Black, Efren Ramirez, Troy Gentile, Carla Jimenez, Ana de la Reguera

regia:
Jared Hess

distribuzione:
UIP

durata:
92'

produzione:
Paramount Pictures, Black and White Productions

sceneggiatura:
Jared Hess, Jerusha Hess, Mike White

fotografia:
Xavier Perez Grabet

scenografie:
Gideon Ponte

montaggio:
Billy Weber

costumi:
Graciela Mazón

musiche:
Danny Elfman

Super Nacho | Recensione | Ondacinema

Super Nacho

di Jared Hess

commedia, Usa (2006)

di Massimo Versolatto

Voto: 5.5

Un frate in sovrappeso, impiegato nella cucina di un convento da qualche parte nel Messico, sogna di diventare un grande wrestler. Dopo averlo sognato per quasi un quarto di film, si iscrive a un torneo (mascherato per non farsi scoprire dai bambini del convento e dai suoi superiori) e suscita tanta ilarità che, pur perdendo gli incontri, continua a essere ingaggiato in nuovi combattimenti per il resto della pellicola.

"Super Nacho" appartiene probabilmente a quella categoria di film adatti per passare una serata senza alcuna pretesa d'utilizzo del cervello. Un film easy. Di quelli che si guardano con una soglia d'attenzione minima e che ogni tanto strappano qualche sorriso. Non è un offesa al genere in sé, ma una constatazione di totale mancanza di tematiche o di alcuna ricercata invenzione nella trama. Non vogliamo solo film impegnati, ma far ridere non è un mestiere facile e ci vuole del talento anche per quello. Questo "Super Nacho" non eccelle in dialoghi frizzanti né consta di una sceneggiatura particolarmente interessante. L'idea alla base della storia ricade totalmente sulle spalle di Jack Black (forse unica, vera ragione d'essere del film) che, di fronte a un'ora e mezza di smorfie, soccombe inevitabilmente. La messinscena, dal canto suo, non trascende le regole del genere e il film è banalmente costruito sull'accumulo delle situazioni più o meno ridicole che accadono al protagonista.

Un film facile, "Super Nacho", en passant. Cosa trasmette? Qualche risata e scaccia magari qualche pensiero. Cos'ha da dire? Non molto, a parte che il regista o chi ha scritto la sceneggiatura amavano "L'Uomo Tigre". Cosa resta? Altrettanto poco, perché la comicità è grossolana e si ride veramente di gusto sì e no quattro o cinque volte. Nella pochezza totale si svilisce anche la bravura di caratterista di Jack Black. Siamo lontani anni luce da un Belushi o un Carrey, sia chiaro, ma in fondo stiamo parlando di un attore che, se impiegato bene, può dire la sua. Non è questo il caso, ovviamente.