CAST & CREDITS

cast:
Katharine Hepburn, Cary Grant, Charles Ruggles, Walter Catlett, Barry Fitzgerald, Mary Robson

regia:
Howard Hawks

distribuzione:
RKO Radio Pictures

durata:
102'

produzione:
RKO Radio Pictures

sceneggiatura:
Dudley Nichols, Hagar Wilde

fotografia:
Russell Metty

montaggio:
George Hively

costumi:
Howard Greer

musiche:
Roy Webb

pietra miliare

Susanna! | Recensione | Ondacinema

Susanna!

di Howard Hawks

commedia, Usa (1938)

di Diego Capuano

Veloce è uno degli aggettivi più istantaneamente associabili ad un film come "Susanna!". Ma è anche una parola che sembra agire sul film sin dalla sua nascita. Rapidamente passò sotto gli occhi di Howard Hawks, in un giorno dell'aprile del 1937, una copia del Collier's Magazine e il regista celermente lesse dal giornale una breve storia firmata Hagar Wilde dal titolo "Bringing Up Baby". Fu convinto dalle sue stesse risate: il film da girare per l'RKO doveva essere tratto proprio da quella piccola storia. In fase di sceneggiatura Hawks affiancò Dudley Nichols (per la storia e la struttura del racconto) alla stessa Wilde (sviluppo dei personaggi e degli elementi comici). Come spesso per l'epoca la sceneggiatura subì continue e significative modifiche (si contano altri due sceneggiatori non accreditati) che epurarono lampate sentimentali sparse qua e là nello script. No, in quel momento la commedia sentimentale non era esattamente ciò che interessava ad Hawks, che all'epoca era ancora lontano da quello status di Autore che gli verrà successivamente attribuito da una critica, quella europea, che lo seppe adeguatamente elevare a cineasta di primo piano nella storia della cinematografia americana.
Hawks, visto dagli Studios come artigiano di grande affidamento, aveva indubbie capacità produttive, abile più di altri colleghi a supervisionare i progetti in lungo e in largo. Sapeva cosa voleva e sapeva come ottenerlo, gestendo anche con furbizia le volontà delle grandi case di produzione (nonostante alcune incomprensioni, come per il precedente "L'idolo delle donne") e gli umori di collaboratori e attori.
Nel suo percorso sonoro il regista aveva già affrontato la commedia con un vertice come "Ventesimo secolo" (1934), al tempo stesso brillante celebrazione e arguta e graffiante satira sul mestiere dell'attore. Hawks, eclettico come pochi altri cineasti, voleva spingersi oltre.

Generalmente si ritiene che la screewbal comedy nacque proprio nel 1934 con il sopracitato film di Hawks e il celebre "Accadde una notte" di Frank Capra (invero molto legato alla commedia romantica) e che terminò con "Ritrovarsi" di Preston Sturges (1942) o, per coloro che prolungano le tempistiche fino alla fine degli anni 40, con "Ero uno sposo di guerra" dello stesso Hawks. Sebbene siano individuabili molti film successivi che obbediscono alle caratteristiche del genere.
La parola screewball ha una dupice provenienza: indica la palla ed effetto del baseball che ottiene imprevedibili traiettorie e prende spunto dalla parola "screwy", che nel vecchio inglese britannico era traducibile come "alzare il gomito". Screwball comedy = commedia svitata.
La screwball comedy è una combinazione tra la classica commedia sofisticata e un recupero dei canovacci propri della comicità slapstick. Il più delle volte agiscono nell'impianto narrativo, contraddistinto da veloci scambi di battute e ritmo incalzante, un uomo e una donna, in chiara contrapposizione (caratteriale, sociale), personaggi di un caotico mondo regnato da eccentriche figure, che destrutturano l'altrimenti convenzionale tessuto sociale.
Al centro di questo film l'uomo è un imbranato Cary Grant con occhialoni che omaggiano Harold Lloyd, icona del cinema muto sonoro che dichiarò poi amore per il film di Hawks; il ruolo della donna, inizialmente pensato per Carole Lombard, già protagonista di "Ventesimo secolo", fu affidato a Katharine Hepburn e poi cucito secondo il suo ecletticismo; la mina vagante è un cucciolo di leopardo, Baby, che si acquieta solo cantandogli "I Can Give You Anything But Love",  manifesto veicolo surreale, elemento che assorbe e amministra la politica dell'assurdo alla base dell'opera.
Assistiti sul set da coach, Cary Grant e Katharine Hepburn recitano con tutto il corpo e deliziano con delle prove assolutamente scintillanti che invano si sarebbero chieste ad altri attori.

"Susanna" è generalmente considerata la quintessenza della screwball comedy, un inestimabile scrigno contenente tutto ciò che caratterizza questa commedia statunitense. A ben vedere resta però un film anomalo e unico, e certo citato e imitato, non soltanto nell'ambito della commedia ma anche all'interno dello stesso sotto-genere screwball.
Come in più di una occasione Hawks ammetterà, nella sua idea di cinema la costruzione dei personaggi, la caratterizzazione e le azioni che svolgono, rappresentano il motore della pellicola. La sua idea di caratterizzazione passa per la caricatura, attraverso personaggi che per abitare e agire nei film necessitano sempre di una operazione caricaturale, tanto in fase di scrittura quanto nella messa in scena e, di conseguenza, un lavoro che riesce a rappresentare le moltre sfaccettature dell'umanità senza cercare adesioni mimetiche ad essa. Il cinema per Hawks è finzione e in quest'ottica il suo fine sarà sempre quello di parlare allo spettatore secondo i canoni di un artificio universale. Possiamo rintracciare tutto ciò nei suoi western, nei noir, nei gangster o nei war movie. E nelle commedie.
È indubbio che la commedia cinematografica si presta alla perfezione ad una estremizzazione di questo concetto.
L'idea di Howard Hawks era dunque quella di sfruttare tutte le possibili caretteristiche della commedia cinematografica e, accompagnate da folli personaggi, tirarle allo spasmo. Per accrescere man mano il ritmo, il regista non si rifà tanto ad un accumulo narrativo, non si serve di un montaggio frenetico che sdoppia ambienti e personaggi. La caoticità è tutta nell'inquadratura, in un campo e controcampo che ha il tocco e la secchezza del ping pong, di scene - anche lunghe, se necessario - spesso racchiuse in ambienti unici (vedi la sequenza della cena o quella della prigione) dove l'aggancio tra un'azione e l'altra, una battuta e l'altra, è condotta attraverso una connessione costante e inesorabile.
Il risultato sarà "Bringing Up Baby", un film unico nella storia del cinema.

La prima sequenza di "Susanna!" è forse l'unica che può dirsi quieta. Vediamo il paleontologo David Huxley che si presenta allo spettatore platealmente meditabondo. "Il dottore sta pensando", dice la sua promessa futura moglie. In quella scena c'è già tutta la vita passata e presente del protagonista che compara due contemporanei eventi: l'arrivo della clavicola intercostale che gli permetterà di completare la costruzione di uno scheletro di brontosauro, dopo quattro anni di intenso lavoro, e il  matrimonio con Alice. Nella piatta oppressione quotidiana di Huxley non è presa in considerazione l'ipotesi di evasione: anche successivamente l'uomo ripeterà meccanicamente l'obiettivo - più che l'evento - di convolare a nozze con Alice.
La prima apparizione di Susan Vance è già anticipatrice di ciò che da lì in poi vedremo: sul campo da golf si appropria sbadatamente della palla di David, lo accoglie con informale piglio e alle sue proteste risponde con una rivelatoria frase: "che importa, è solo un gioco". Il film di Hawks architetta e attiva difatti un moto perpetuo accostabile ad un candido gioco ad ostacoli che ha come obiettivo il bersaglio - prima inconscio poi consapevole - di Susan (conquistare l'amore di David) e il fine del regista - meditato - di portare a compimento questa radicalizzazione della screewball che rifiuta la possibilità di tempi morti e attiva una incessante concatenazione di causa-effetto.
La fanciullesca anima del film è uno specchio di quella della sua protagonista. Giovane e ricca ereditiera, Susan dirà chiaramente che si è innamorata per la prima volta ma, in assoluto, le intuizioni per attrarre David tra le sue braccia, sono dettate da un istinto molto genuino che si distanzia dalla caotica, grottesca (e per forza di cose un po' vacua) umanità che attraversa il film.

A partire da quel campo da golf ha così inizio la grande avventura del film e dei due protagonisti. Il senso dell'avventura è una costante della poetica hawksiana, anche se non necessariamente esplicato come in un film come "Hatari!". Nei film del regista c'è molto spesso una scintilla che dà il via ad un meccanismo, un tragitto da percorrere dove il più delle volte è direttamente la fisicità dei suoi protagonisti il perno dell'azione: ad esempio in "Susanna!" l'istinto dell'essere umano gareggia con la ragione, avendo praticamente sempre la meglio. Una fisicità che supera ogni possibile canonica seduzione uomo-donna. Nella celebre ed esemplare sequenza del ristorante le eventualità di una seduzione più o meno canonica sono goffamente liquidate da un ridicolizzato gioco con le olive. Ma è proprio quando emerge la libertà di agire senza abituali convenzioni delle alte scale sociali che si accende la suggestione erotica. Viene strappato l'abito da sera dell'uomo; dopodichè quello della donna subirà una simile sorte. Fino alla successiva rottura del tacco della scarpa di Susan, un chiarificante apice della perdita di qualsiasi equilibrio, catturato in una sequenza notturna che rappresenta il momento di reale caduta e l'inizio della consapevolezza di David.
La dignità di un uomo di scienza, che per trovare l'osso perduto cammina a carponi e, per finire, finisce letteralmente in una rete (della donna, naturalmente) è l'apogeo di una umiliazione da parte dell'altro sesso che si fa al contempo anche ri-nascita.
Esasperazione rintracciabile anche nella famosa scena di Grant in nègligè: "sono diventato improvvisamente  gay" dice l'uomo. Il film fu il primo in cui apparve la parola "gay" in riferimento all'omosessualità, anche se nell'addomesticato doppiaggio italiano il dialoghista traduce la parola con "pazzo".

Ribaltando una lettura superficiale dell'opera, a detta dello stesso Hawks Susan è forse il personaggio più normale di tutti. David si presenta a noi come una caricatura e le difficoltà che incontra nel suo percorso, congiunte alla guida della scatenata Susan, danno vita ad un personaggio che abbandona man mano gli spigoli della caratterizzazione trovando finalmente sentimenti concreti. Impulsi sentimentali frutto di una grande, divertente e inedita avventura. L'uomo dirà: "Io devo ringraziarla. Ho appena scoperto che è stata la giornata più bella della mia vita. Non mi sono mai divertito tanto", improvvisamente cosciente della rigidità del suo vissuto e, come il film e come Susan, finalmente possessore di un'autonomia (e un amore) che viaggia sull'onda del divertimento più sfrenato.
In un film che, dunque, non si limita ad essere divertente ma si fa riflessione sul divertimento, fuori e dentro lo schermo. Non risparmiando nemmeno il più catastrofico dei baci finali.