CAST & CREDITS

cast:
Lembit Ulfsak, Giorgi Nakashidze, Elmo Nüganen, Misha Meskhi, Raivo Trass, Kakha Arevadze

regia:
Zaza Urushadze

distribuzione:
P.f.a. Films

durata:
87'

produzione:
Allfilm

sceneggiatura:
Zaza Urushadze

fotografia:
Rein Kotov

scenografie:
Tea Telia

montaggio:
Alexander Kuranov

costumi:
Simon Matchabeli

musiche:
Niaz Diasamidze

Tangerines - Mandarini | Recensione | Ondacinema

Tangerines - Mandarini

di Zaza Urushadze

drammatico, Estonia/Georgia (2013)

di Mirko Salvini

Voto: 7.5

Più di un anno dopo essere stato il primo film estone nominato sia agli Oscar sia ai Golden Globes nella categoria Miglior Film Straniero, "Tangerines - Mandarini" di Zaza Urushadze esce nelle sale italiane grazie alla lodevole iniziativa della P.F.A. Films. La pellicola è ambientata nei primi anni novanta e racconta, in chiave simbolica, la guerra georgiana-abcasa, uno dei tanti conflitti che hanno funestato l'ex Unione Sovietica dopo il crollo del muro di Berlino.

Il regista, anche lui georgiano (nonché figlio della leggenda del calcio sovietico, Ramaz Urushadze), sceglie però di mettere al centro della vicenda un personaggio imparziale: un anziano carpentiere di origine estone, di nome Ivo, che vive da solo ai margini di un villaggio. La sua famiglia è tornata in Estonia ma Ivo è rimasto e passa le sue giornate a fabbricare casse che serviranno all'amico Margus per il raccolto della sua bellissima piantagione di mandarini. Ma la guerra è vicina e c'è poco da stare sereni. Ivo non fa in tempo ad ospitare in casa due soldati mercenari ceceni, Ahmed e Ibrahim, che poco dopo questi si imbattono in un plotone di georgiani. Nello scontro Ibrahim muore e Ahmed rimane ferito. Ivo e Margus lo soccorrono ma si accorgono che anche uno dei soldati georgiani, Nika, è sopravvissuto allo scontro a fuoco. Ivo decide quindi di accogliere entrambi nella sua casa che, dopo che i due si sono ripresi almeno parzialmente dalle ferite, diventa anche palcoscenico dello scontro, solo verbale, fra le due controparti (entrambi i feriti hanno promesso al loro ospite di rispettarsi finché sono sotto il suo tetto). Ahmed è un uomo semplice che si è arruolato nella speranza di aiutare i propri familiari ma che vuole vendicare il commilitone ucciso, per lui quasi un fratello. Nika invece è una persona colta, un attore di teatro (non di cinema perché in Georgia ne viene prodotto poco, come Urushadze gli fa dire, non senza un po' di amara ironia) che non vede l'ora che la guerra sia finita per tornare a fare ciò che ama. Ivo li ascolta e li osserva, presenza saggia, tranquilla e al tempo stesso carismatica. Mentre i giorni passano, i due nemici colmano lentamente distanze apparentemente irrecuperabili (dalla politica alla musica, passando per la religione, sembrano in disaccordo su tutto) ma l'arrivo di un contingente militare russo (appoggiavano i separatisti abcasi) farà nuovamente precipitare, e stavolta definitivamente, la situazione.

Come molti film che cercano fortuna durante la stagione dei premi, "Tangerines", più che per la sua originalità, si segnala per la sua solidità. Un punto di forza sono i contenuti allegorici della storia, con la casa di Ivo che diventa un ideale teatro di guerra (e possibilmente di pace), i personaggi che rappresentano le varie parti coinvolte, compresi i civili che spesso e volentieri vengono travolti da giochi di cui si sono scoperti partecipi loro malgrado, e i mandarini del titolo, formati ciascuno da tanti spicchi uguali e uniti, a simboleggiare tutta una serie di valori lontanissimi (fratellanza, solidarietà, vicinanza tra gli uomini) da quelli di chi queste guerre le ha volute o comunque incoraggiate. Il regista-sceneggiatore, come tanti talenti dell'ex Unione Sovietica, sa sfruttare al meglio l'economia degli spazi (la casa, il giardino, il bosco vicino), e gestisce sapientemente gli 87 minuti di durata, tenendo alta la tensione di questo suo dramma tutto al maschile (l'unica figura femminile è la nipote del protagonista, evocata solo da una fotografia) che raggiunge il suo climax proprio quando tutto lasciava sperare in uno scioglimento positivo. Lo spettatore segue con partecipazione, solidarizzando coi protagonisti della vicenda. Merito anche degli interpreti: il veterano Lembit Ulfsak dona a Ivo la giusta imponenza fisica ed è molto credibile nel disegnare un personaggio al tempo stesso placido e risoluto. Non meno efficaci gli altri caratteri, in particolare il sanguigno Ahmed interpretato da Giorgi Nakashidze.