CAST & CREDITS

cast:
Mark Wahlberg, Amanda Seyfried, Jessica Barth, Richard Schiff, Patrick Warburton, Morgan Freeman, Liam Neeson, Tom Brady

regia:
Seth MacFarlane

distribuzione:
Universal Pictures

durata:
119'

produzione:
Universal Pictures, Fuzzy Door Productions

sceneggiatura:
Seth MacFarlane, Alec Sulkin, Wellesley Wild

fotografia:
Michael Barret

montaggio:
Jeff Freeman

costumi:
Deborah Newhall

musiche:
Walter Murphy

Ted 2 | Recensione | Ondacinema

Ted 2

di Seth MacFarlane

commedia, USA (2015)

di Sabrina Crivelli

Voto: 5.5
Quantunque "Ted 2" riprenda e sia in certa misura in linea con il capitolo precedente (almeno in quanto ad appeal derisorio e scurrilità), smarrisce tuttavia parte della sua originalità e vitalità, soprattutto nella seconda parte del film. Ivi, infatti, viene abbandonata la tematica più immediata dell'eterno Peter Pan John Bennett (Mark Walhberg), restio ad abbandonare svaghi adolescenziali (droghe, feste) e il proprio orsacchiotto (Ted per l'appunto), mentre il focus si sposta su riflessioni più serie, che tuttavia non vengono portate ad adeguato compimento, nemmeno in maniera ironico-irriverente.
Al centro della storia questa volta è il peluche parlante che, ormai emancipato dal suo ‘rimbombamico', si sposa e convive con la bella e procace Tami-Lynn (Jessica Barth), già incontrata dal protagonista nella prima pellicola. La vita coniugale non è però così idilliac; tra quotidianità, bollette e i litigi con la consorte per le eccessive spese serpeggia una crisi quasi insanabile, ma un rimedio esiste: un figlio. Qui sovviene un impasse, impossibilitato a prolificare in quanto pupazzo Ted ha bisogno di un sostituto; la scelta ricade sul mitico Sam J. Johns -Flash Gordon- (inabile a ottemperare il compito per le troppe gozzoviglie giovanili), poi sulla star del football americano Tom Brady (in un comico e non riuscito agguato notturno), infine su John stesso, aprendo così una -un tantino petulante- parentesi sull'amicizia. In realtà anche Tami-Lynn non può avere bambini (causa la dedizione alla cannabis), così la coppia opta per l'adozione, che si scopre anch'essa preclusa per una triste realtà: Ted non è riconosciuto dalla Legge come persona, ma come oggetto, come ‘property'. A ciò si ricollega quindi il tema centrale, i civil rights, in una peculiare rivisitazione del triste capitolo della schiavitù (prima della sua abolizione gli afroamericani erano ritenuti proprietà e di conseguenza privati dei loro diritti fondamentali). Ne consegue una battaglia legale condotta dal loro giovane avvocato, Samantha L. Jackson (Amanda Seyfried), paladina sui generis delle tutele costituzionali e amante della marijuana, che sostituisce in maniera più o meno indolore la meno condiscendente -almeno sul consumo di droga- Mila Kunis (Lori in "Ted") nel ruolo di controparte femminile di John.

Se dunque l'apertura, la rilettura in chiave comica delle dinamiche di coppia (certo stilizzata, ma in qualche modo sagace e divertente) avrebbe potuto risultare riuscita, oltre che la naturale prosecuzione di "Ted" e dell'antecedente problematica dell'entrata nell'età adulta, essa è relegata a mero spunto e abbandonata per una via meno fruttuosa. Difatti, Seth MacFarlane (creatore, sceneggiatore, regista e voce di Ted) ripropone qui la formula già sperimentata con successo in "Family Guy" ("I Griffin), ossia la propensione ad affrontare argomenti caustici e tabù (l'impossibilità di avere figli, la disputa per i diritti civili e la schiavitù, il bullismo) in maniera dissacrante e al limite del demenziale. Funzionano allora, almeno per i cultori del genere, le gag alla slapstick (le comiche nel centro di fecondazione, il dissidio tra Ted e una papera per un panino e la rissa al Comicon), il citazionismo, le comparsate di personaggi celebri della cultura pop americana (Liam Neeson, Tom Brady e Morgan Freeman) e alcuni scambi di battute pieni di giochi di parole (essenziale vedere la pellicola in lingua originale o si perdono nella traduzione). Dall'altra il tutto risulta però frammentario e dispersivo nella sua struttura d'insieme, mentre il fulcro della questione, la componente seria -e nodale- su chi sia da giudicare umano e tutelabile come tale, invece di fornire l'auspicata(si suppone) nota riflessiva, conduce solo a dialoghi piuttosto banali e tediosi, a cui si sommano peraltro le pomiciate verbali tra John e Samantha.
Sebbene dunque "Ted 2" possa avere qualche momento ilarizzante, la pretesa di affrontare  compiutamente un argomento spinoso, senza la giusta dose di dissacrazione, demenzialità ed eccesso vigenti in "Family Guy", porta solamente a perdere molta della verve della serie tv e del film che lo precede, confinando nelle parentesi puramente farsesche gli elementi veramente validi.