Ondacinema

recensione di Carlo Cerofolini
5.5/10

Che in Arabia Saudita nascere donna costituisca di per sé uno svantaggio è un fatto oramai acclarato ma, da quando Haifaa Al-Mansour è diventata la prima regista saudita in grado di girare i propri film e di farli circolare nei festival di tutto il mondo, la condizione femminile di quel paese è diventa per la prima volta non solo qualcosa di cui parlare ma anche e soprattutto da vedere. Da questo punto di vista "La bicicletta verde" e oggi "The Perfect Candidate" nella loro essenza filmica e dunque nel riferirsi all'oggetto del nostro discorso in termini visivi oltre che dialogici costituiscono nel loro piccolo una sorta di rivoluzione in un mondo in cui è proprio l'immagine femminile a essere stata cancellata dall'immaginario della vita sociale. Confinate nel proprio gineceo e fino a poco tempo fa impossibilitate a svolgere alcune delle normali funzioni dell'esistenza quotidiana, attribuite alla sola controparte maschile, nelle opere della Al-Mansour le protagoniste si manifestano agli occhi dei loro interlocutori destando reazioni di diverso tenore su cui "The Perfect Candidate" imbastisce la propria storia. Basta la dichiarazione della protagonista a proposito della volontà di affermarsi nel proprio lavoro di medico e che, nell'attesa di poterci riuscire, annuncia la candidatura alle elezioni del municipio comunale della propria città a scatenare il putiferio. Poco importa che la giovane sia decisa a provarci non tanto con l'intento di sovvertire il sistema quanto piuttosto per costruire una strada asfaltata all'interno dell'ospedale in cui lavora. La sovrapposizione dei ruoli e soprattutto dei generi (la politica non è una cosa da donne) è sufficiente a creare lo scetticismo che ci porta direttamente all’interno del film e, in particolare, delle azioni che Sara e le sue sorelle mettono in pratica per convincere la comunità femminile a votarla, spezzando il monopolio istituzionale della controparte.  A formarsi sono così due fazioni: da un lato le tre ragazze decise a fare a meno della tradizione per provare a essere padrone del proprio destino, dall’altro la compagine maschile mossa esclusivamente dalla salvaguardia dei propri privilegi. Da una parte, dunque, l’entusiasmo di chi si sente vicino a realizzare i propri sogni, dall’altra lo scetticismo di coloro che se ne sentono defraudati.

In un dispositivo che fa della semplicità della forma il corrispettivo di quella che è la linearità d'animo dei personaggi e della loro trasparenza, "The Perfect Candidate" lascia che la storia prenda la piega di una sorta di dramedy in cui anche i momenti più iniqui, come lo è quello che impedisce a Sara di prendere l’aereo per il volo che dovrebbe cambiarle la vita,  o come quando al pronto soccorso la dottoressa viene insultata dal degente che non vuole essere curato da una donna, vengono stemperati dall'attitudine della regista di vedere sempre il bicchiere mezzo pieno e quindi di mettere Sara ogni volta nella condizione di ripartire come nulla fosse accaduto. Senza dimenticarsi del punto di partenza e quindi di dare conto, il più delle volte con sottile umorismo, della rigidità dello status quo che regola il rapporto uomo-donna. Così, se da una lato il riottoso e anziano paziente intima a Sara di non toccarlo e soprattutto di non guardarlo in faccia (a sottolineare come sia la vista, maschile e femminile, a fare da pietra dello scandalo), dall’altro a prendere piede è una narrazione a compartimenti stagni in cui un semplice montaggio alternato, con uomini e donne costretti a dialogare all’interno di differenti inquadrature (come capita a Sara e alle sorelle con il proprio padre, impegnato in una tournée musicale e dunque obbligato per quasi tutto il film a parlare con le figli attraverso il cellulare) serve a soddisfare il principio di discriminazione che "The Perfect Candidate" cerca di stigmatizzare.

Detto dell'abilità con cui l'autrice riesce a intrattenere il suo pubblico la percezione che si ha di fronte a un lungometraggio come "The Perfect Candidate" è quella di un'opera rimasta in mezzo al guado che divide i film risolti da quelli che lo sono meno. La ricercata popolarità di ciò che si racconta e l'empatia dell'umanità che vi prende parte non riesce infatti a eliminare la sensazione di un lavoro svolto sulla superficie dei fatti e mai capace di mettere davvero il dito nella piaga del misfatto. Ritrovarlo in concorso testimonia quanto conti la correttezza politica delle argomentazioni.


29/08/2019

Cast e credits

cast:
Nora Al Awadh, Dae Al Hilali, Mila Al Zahrani


regia:
Haifaa Al-Mansour


distribuzione:
Academy Two


durata:
101'


sceneggiatura:
Haifaa Al-Mansour, Brad Niemann


fotografia:
Patrick Orth


scenografie:
Olivier Meidinger


montaggio:
Andreas Wodraschke


costumi:
Heike Fademrecht


musiche:
Volker Bertelmann


Trama
Per costruire la strada dell'ospedale in cui lavora, Sara decide di candidarsi per le elezioni del consiglio municipale della propria città.