The Rider - Il sogno di un cowboy | Film | Recensione | Ondacinema

Ondacinema

recensione di Rudi Capra
8.0/10

[…] There’s no chance
at all:
we are all trapped
by a singular
fate. […]

"Alone with Everybody", C. Bukowski

Uomo
I punti di sutura sulla volta parietale e lo spasmo permanente alla mano sinistra non sono che i segni esteriori della caduta. Quelli interiori tormentano Brady Jandreau, giovane cowboy Lakota, dal momento in cui i medici lo informano che non potrà più cavalcare. Nella sconfinata riserva di Pine Ridge, dove vive in povertà con la sorella Lilly e un padre irresponsabile, le ore sono vaste e vuote come gli orizzonti. Meglio andare in città e visitare un vecchio amico che dopo un rodeo finito male vive semi-paralizzato in una clinica. Meglio trovare una nuova professione tra gli scaffali di un supermercato, finché un ragazzino gli chiede un selfie riconoscendolo per quello che era: un talentuoso domatore di cavalli. E Brady è costretto a rispondere alla domanda che aveva fino ad allora soffocato: che cos’è un cowboy senza cavallo?

Terra

Chloé Zhao, giovane regista sino-americana, coniuga talento rapsodico ed esattezza antropologica in questo western intimista che alterna la lirica vastità degli spazi ai tempi tersi, meditati, taciuti, che scandiscono le stagioni dei rapporti umani. Se la poetica di Malick è un’influenza dichiarata, bisogna però evidenziare come l’opera di Zhao sia innanzitutto terrestre, diserbata di simboli e allegoremi, sgravata dal vertiginoso anelito alla trascendenza. In un’ottica fortemente immersiva, "The Rider" non impiega attori ma persone comuni, lasciandole interagire con stupefacente naturalezza in un contesto non determinato da obiettivi, confronti, pinches e plot points, indifferente ai codici convenzionali dello screenwriting. Sulla scia di Bresson, di Cassavetes, la macchina da presa si eclissa nelle radici del reale per illuminarne il rizomatico rigoglio.

Cielo
Si può leggere "The Rider" come una poetica denuncia delle minoranze emarginate, coloro che vengono esclusi dal sogno americano, ma il conflitto primario messo in scena da Zhao non è quello contingente tra due fasce sociali, bensì quello necessario che separa desiderio e realtà. Nel suo svolgersi ritroviamo gli elementi caratterizzanti del genere western: la solitudine, la virilità esasperante, il fato, gli orizzonti colmi di un vuoto così duro che sono impossibili da percorrere, da abitare. Tuttavia la frontiera non è geografica, ma temporale: Brady, cowboy dalla nascita, si avvia verso un futuro in cui dovrà ricostruire le proprie ambizioni e parte della propria identità. Nella rappresentazione della quotidiana sfida con la frontiera del tempo, comune a tutti gli individui, Chloé Zhao recupera forse parte della millenaria saggezza ruista, mostrando come la strenua coltivazione di un sentimento di umana benevolenza (ren 仁) sia il segreto per la risoluzione del conflitto tra volontà e destino, verso un empatico adattamento ai ritmi naturali e civili cui già accennava Confucio: "Se capace di assistere i poteri che trasformano e nutrono Cielo e Terra, l'uomo potrà con essi formare una triade" (Zhongyong 中庸, 22).


01/09/2019

Cast e credits

cast:
Brady Jandreau, Tim Jandreau, Lilly Jandreau, Lane Scott, Cat Clifford


regia:
Chloé Zhao


titolo originale:
The Rider


distribuzione:
Wanted


durata:
105'


produzione:
Caviar, Highwayman Films


sceneggiatura:
Chloé Zhao


fotografia:
Joshua James Richards


montaggio:
Alex O'Flinn


musiche:
Nathan Halpern


Trama
Un grave infortunio impedisce a Brady di continuare a cavalcare e partecipare ai rodei. Nella vasta riserva indiana di Pine Ridge, dove vive in povertà insieme al padre Wayne e la sorella Lilly, dovrà cercare non soltanto una nuova occupazione, ma una nuova identità
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