Recensioni

The Void

di Steven Kostanski, Jeremy Gillespie

horror, Canada (2016)

CAST & CREDITS

cast:
Aaron Poole, Kenneth Welsh, Daniel Fathers, Kathleen Munroe, Ellen Wong

regia:
Steven Kostanski, Jeremy Gillespie

distribuzione:
102 Distribution

durata:
90'

produzione:
Jonathan Bronfman, Casey Walker

sceneggiatura:
Jeremy Gillespie, Steven Kostanski

fotografia:
Samy Inayeh

scenografie:
Henry Fong, Jeremy Gillespie

montaggio:
Cam McLauchlin

costumi:
Tisha Myles

musiche:
Blitz//Berlin, Joseph Murray, Lodewijk Vos, Lustmord

The Void | Recensione | Ondacinema

The Void

di Steven Kostanski, Jeremy Gillespie

horror, Canada (2016)

di Matteo Pennacchia

Voto: 7.5

Da anni ormai Guillermo Del Toro tenta di portare sul grande schermo gli orrori cosmici e ultradimensionali di Howard Phillips Lovecraft. In eterna attesa che un produttore spericolato appoggi il progetto del messicano basato su "Le montagne della follia", i fan del Solitario di Providence hanno da accontentarsi rivolgendosi alla cronologia, recente o meno, del cinema horror.
Nel post-Corman i principali registi a essersi occupati ufficialmente di trasposizioni lovecraftiane - con risultati spesso buoni, benché non sempre fedeli allo spirito - sono Stuart Gordon e il nostrano Ivan Zuccon, e altri piccoli e grandi autori di genere nelle ultime decadi hanno subìto in dosi variabili l'influsso dei Grandi Antichi e delle mostruosità messe nero su bianco dall'inventore del Necronomicon. Elenco non particolarmente lungo ma in cui rientrano John Carpenter, Clive Barker, Sam Raimi, Paul W. S. Anderson (il sottovalutato "Punto di non ritorno"), le libere interpretazioni di Lucio Fulci, i film a costo zero della H.P. Lovecraft Historical Society, un rado sottobosco di lavori misconosciuti (es. "Dark Waters" di Mariano Baino).

Jeremy Gillespie e Steven Kostanski, membri del collettivo canadese Astron-6, si aggiungono in lista con "The Void", deviando dalla prassi dissacrante che li ha tenuti impegnati finora ma rimanendo in zona di recupero eighties, in linea con la filosofia cinetelevisiva corrente. Il loro incontro con il leggendario scrittore americano avviene per caso, filtrato dai registi di cui sopra, Carpenter in testa. Il ricavato, fuori dal gusto personale, è bipolare: da un lato complessivamente funziona, dall'altro pone suo malgrado l'annosa (e noiosa) questione del rapporto fra originalità e qualità.
In parole povere "The Void" è un cumulo di protocolli e codici, simboli e standard, una cassa di risonanza di echi visivi che fin dall'inizio surclassano in ordine di priorità personaggi e storia, quest'ultima riducibile a un tipico assedio carpenteriano degenerato in un inferno degno dei Cenobiti di "Hellraiser". Un foglio vuoto riempito da Gillespie e Kostanski con il trasporto cinefilo genuino e un po' infantile dilagante fra gli autori contemporanei cresciuti a pane e "Goonies" - o forse meglio, in questa sede, a pane e "Evil Dead". Orientamento elettivo/anagrafico ancora più palese scorrendo le produzioni a cui la coppia ha collaborato militando nei reparti fx, make up, graphic design: il nuovo "It", "Pacific Rim", i remake di "Poltergeist", "Robocop" e "Total Recall", eccetera. Tuttavia, se i titoli precedenti targati Astron-6 interpellavano la caricatura ("The Editor", del 2014, era una semiparodia del giallo all'italiana), "The Void" mutua la serietà tesa al senso di terrore e repulsione degli illustri capostipiti (e di alcuni affluenti videoludici modello "Dead Space"), cercando in sostanza un discorso mistico imparentato a quello del quasi coetaneo "Baskin", del turco Can Evrenol.

La regia, dal prologo che sa di thriller esoterico all'epilogo prossimo all'estetica videoartistica, beneficia della concitazione degli eventi adattandosi a sua volta a una costante frenesia. Tra le ombre di un'oscurità funzionale a mascherare limiti tecnici quanto a generare l'inquietudine dell'invisibile, affiorano creature tentacolari old school realizzate senza traccia di CGI, filiera Rob Bottin (e asservite al budget reperito via Indiegogo). Ad esse e al culto che le venera devono sopravvivere personaggi offerti come vittime sacrificali al gore e all'effetto-incubo, innesco a metà film di una stasi narrativa in cui la location ospedaliera diventa vetrina di una discesa/ascesa che percorre sottosuolo e spazio profondo, religione e fantascienza, passato e presente. L'ospedale assediato fuori e infestato dentro raccoglie il compito di significare gestazione e parto, trauma e lutto, demoni esterni e interiori, temi e tratti abbozzati di un profilo psicologico affibbiato ai protagonisti che, pur non intralciando la via dell'esasperazione grafica imboccata, potevano esserci risparmiati, come gran parte dei dialoghi.

Se un'imputazione va dunque a Gillespie e Kostanski non è la piattezza creativa - che non interferisce affatto con lo scopo ricreativo. In fin dei conti il loro revival è della specie meno irritante, esente dal feticismo geek didascalico di molte operazioni-nostalgia odierne, e il meccanismo che li muove non è la citazione ma la contiguità. Caratteristica che rende "The Void" un ottimo horror vecchio stile, lasciandolo però anche nel bisogno non di originalità in senso stretto (qualsiasi cosa voglia dire oggi), ma di maggiore incoscienza nel trasgredire le regole del gioco, nel discutere la lezione dei padri putativi.