CAST & CREDITS

cast:
Kim Yun-seok, Ha Jung-woo, Seo Yeong-hie, Jung In-gi, Park Hyo-ju

regia:
Na Hong-jin

durata:
124'

sceneggiatura:
Hong Won-Chan; Shinho Lee; Na Hong-jin

scenografie:
Lee Min-bok

montaggio:
Kim Sun-min

musiche:
Choi Yongrock

The Chaser | Recensione | Ondacinema

The Chaser

di Na Hong-jin

thriller, Corea del Sud (2008)

di Giuseppe Gangi

Voto: 7.0

Jung-ho, ex poliziotto di Seoul che adesso fa il protettore, comincia a sospettare che qualche concorrente gli stia sottraendo le sue ragazze squillo. Una sera si accorge che una delle sue "protette", Mi-jin, sta andando proprio dall'ultimo cliente che ha chiamato tutte le prostitute irrintracciabili: le chiede così di fargli sapere dove l'uomo la porterà. Mi-jin, però, dopo essere entrata nella casa del cliente capisce di essere finita nelle mani di uno psicopatico. Intano Jung-ho, pur non avendo ulteriori notizie, non si dà per vinto e continua la sua ricerca nel quartiere dove erano state ritrovate le macchine delle prostitute, quando casualmente investe proprio con il killer. Parte un lungo inseguimento che si conclude con l'arresto di entrambi. Alla stazione di polizia, il ragazzo, Young-min, confessa di aver ucciso dodici donne, ma dice di non ricordare né dove abita né dove le ha seppellite. In mancanza di prove la polizia sarà costretta a rilasciarlo entro dodici ore; in parallelo parte la corsa disperata di Jung-ho per trovare la casa dell'assassino e tentare di salvare Mi-jin.

"The Chaser" è stato il caso che ha sbancato il box office coreano e che ha fatto il giro del mondo, rimanendo però inedito in Italia.
Lo spunto è dato da un fatto di cronaca, così come accadeva in "Memories of murder", e da lì si parte per tracciare un ritratto politico duro della città di Seoul e della Corea del Sud; però laddove il film di Bong era più concettuale e metaforico, il lavoro di Na Hong-Jin è più marcatamente di genere: un poliziesco d'azione con un protagonista, che ci appare come il classico loser del noir.
Il film è l'esordio del trentacinquenne Na e se il buongiorno si vede dal mattino si può parlare di un regista che sa il fatto suo. E si mastica amaro pensando che in Italia un esordio di siffatta fattura non lo si vede da tempo, dove si dimostra un'idea concreta di cinema, che trova il suo compimento non in velleità autoriali ma in una capacità di mettere in scena e in una perizia tecnica già matura. Inutile, a questo punto, ribadire come il divario di vitalità fra il cinema coreano (che comunque negli ultimi due anni non ha vissuto stagioni particolarmente brillanti) e quello di casa nostra sia abissale e, nonostante questo, continua a essere snobbato dalla distribuzione italiana.

"The Chaser" si svolge sostanzialmente in tre tempi: la notte, che occupa la fetta più ampia, il mattino seguente e un epilogo, nuovamente di notte.
La prima mezz'ora è ottima, adrenalinica e tesa quanto basta. Nella parte centrale il ritmo cala: si toccano troppi nervi scoperti della società sud-coreana, abbondano le frecciate contro la mollezza delle istituzioni e l'incapacità della polizia, più preoccupata a salvare la faccia dopo un incidente diplomatico (al sindaco della città vengono lanciati degli escrementi durante un'inaugurazione) che a catturare un serial killer, e che sonnecchia quando a pochi passi si compie un omicidio (esplicita la scena di due agenti che dormono in macchina) e questo continuo aprire parentesi inficia sull'intensità e sulla tenuta drammatica, facendo sospirare per una maggior stringatezza. La regia di Na Hong-Jin è decisa e frontale, il suo interesse si focalizza evidentemente più sulle suggestioni spaziali, tanto da far spesso diventare il film una vera (rin)corsa contro il tempo, che sui personaggi, difatti l'unico ben delineato rimane Jung-ho; in quest'ottica appare ancor più un controsenso dedicare così tanto spazio a delle digressioni che provocano un allentamento della tensione e del coinvolgimento emotivo (pegno da pagare all'inesperienza?).
Ultima parte, in sintonia con l'incipit, sorprende ad ogni svolta per efferatezza e crudeltà e che risolleva decisamente il film.
Anche dopo la visione, rimangono ben impresse alcune immagini, molto forti, che non hanno niente a che vedere con la violenza patinata del cinema occidentale: i furibondi inseguimenti notturni, il martello che cala inesorabilmente e gli schizzi di sangue sul muro bucano lo schermo e si sentono sulla pelle.