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8.0/10

Il nuovo film di Xavier Gens offre un fluido e distaccato sguardo - tanto lucido quanto lugubre e tanto crudo quanto chirurgico - su una realtà fatta di angoscia esasperante e claustrofobica, operando una realistica incisione che lacera lentamente un gruppo di sopravvissuti all'interno di un mondo raso al suolo dalle armi atomiche. Se la storia dell'umanità è costituita di eventi e periodi che la rendono ciclica, "The Divide" ci mostra un possibile ultimo stadio (invero abusato e risaputo) cui giungere. Ma l'apocalisse di Gens non si muove tra le macerie e la distruzione di un qualcosa da ricostruire (oppure dove la parola d'ordine è sopravvivere). Passa, invece, su dei binari che attraversano spazi ristretti e chiusi (senza alcuna via d'uscita) e lascia solo intuire ciò che accade fuori; suggerisce, fino a quando il dramma della solitudine si manifesta in tutta la sua poetica e dolorosa bellezza. 

"The Divide" vive, effettivamente, un'evoluzione ciclica, poiché comincia e si conclude con le immagini della fine del mondo che si riflettono sugli splendidi occhi azzurri di Lauren German, nelle vesti di un'Eva che diventa l'ultima donna sul pianeta. Il folgorante e fiammeggiante incipit cede il posto, infatti, alle freddissime ceneri del paesaggio sepolcrale dell'epilogo della vicenda. Tra il prima e il dopo, però, non vi troviamo il perché e il per come; bensì un piccolo microcosmo che narra essenzialmente di ordinaria solitudine umana e di una malsana degenerazione. Anche se quest'ultima in ogni caso "spiega" come sia possibile arrivare a un punto di non ritorno e a un futuro senza futuro[1]

Durante la breve introduzione prima dei titoli di testa, Xavier Gens segue i suoi protagonisti in quella che rappresenta una discesa nel mondo degli inferi, un percorso che si rivela essere un personalissimo girone infernale a misura d'uomo (e dall'uomo stesso - ovviamente - creato). Ci si ritrova dentro un ambiente chiuso e soffocante, dove la mdp s'intrufola indifferente per osservare ogni cosa, dove avanza lenta e inesorabile secondo il ritmo compassato e desolato dell'efficace commento sonoro di Jean-Pierre Taieb.

La regia sembra quasi disinteressarsi della vicenda, come se il suo unico scopo fosse quello di far procedere lo spettatore lungo gli asfissianti corridoi del rifugio e di fargli esplorare ogni angusto ambiente, di permettergli di stare accanto all'uno o all'altro sopravvissuto a seconda del momento. La fotografia del fidato Laurent Barès acuisce il clima greve e tetro della narrazione fino all'apice oppressivo e degradante, per poi "stemperarsi" nel bluastro e grigio livore tombale della conclusione.

Lo script prevede una precisa serie di eventi drammatici, piazzati strategicamente per spingere avanti la trama: pensiamo, ad esempio, all'irruzione degli uomini con le tute antiradiazioni, oppure alla "presa" della stanza di Mickey. E anche se tali eventi non muovono - in realtà - verso una direzione ben definita (la chiave più squisitamente fantascientifica, oppure quella del dramma psicologico), rendendo l'idea di un insieme incompleto, l'attenzione resta alta, focalizzata attorno alla morbosa e angosciante tensione che s'instaura nei rapporti tra i personaggi (per quanto piuttosto stereotipati[2]) e alla palpabile e allarmante paura dell'infezione e del contagio. Alla fine si tratta solo di dare libero sfogo alla feroce e brutale violenza insita nella natura umana.



[1] La sceneggiatura lascia pensare in maniera piuttosto evidente al famoso romanzo "Il signore delle mosche" di William Golding con l'isola ridotta a un rifugio antiatomico. È interessante notare, invece, come nel film non ci sia spazio per i bambini, a ratificare il concetto di un mondo privo di futuro.

[2] Bisogna, tuttavia, sottolineare le convincenti prestazioni degli attori tutti e in particolare l'ottima interpretazione di Michael Biehn, capace di conferire un certo spessore a un carattere (quello di Mickey) che probabilmente ne nasce, invece, privo: non basta certo un background fatto di fotografie che lo ritraggono assieme alla moglie e che ce lo fanno percepire come uno degli eroici vigili del fuoco dell'11 Settembre a trasformarlo automaticamente in un personaggio riuscito e credibile.



Cast e credits

cast:
Lauren German, Michael Biehn, Milo Ventimiglia, Michael Eklund, Rosanna Arquette


regia:
Xavier Gens


durata:
110'


produzione:
Instinctive Film, Preferred Content, BR Group, Ink Connection, Julijette


sceneggiatura:
Karl Mueller, Eron Sheean


fotografia:
Laurent Barès


scenografie:
Tony Noble


montaggio:
Carlo Rizzo


musiche:
Jean-Pierre Taieb


Trama
In un prossimo futuro, la città di New York City viene distrutta da un attacco atomico. Un gruppo di sopravvissuti trova rifugio nelle cantine del condominio in cui abitavano. Dopo aver sigillato la porta d'ingresso, il gruppo dovrà solamente attendere i soccorsi e che i livelli di radioattività calino, ma i sopravvissuti non hanno fatto i conti con un pericolo ben maggiore, la paranoia. La reclusione e la convivenza forzata mineranno i loro equilibri e la loro sanità mentale, trasformadoli da vittime in carnefici.
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