CAST & CREDITS

cast:
Mark Whalberg, Christian Bale, Amy Adams, Melissa Leo, Jack McGee

regia:
David O. Russell

distribuzione:
Eagle Pictures

durata:
118'

produzione:
Relativity Media, Mandeville Films

sceneggiatura:
Eric Johnson, Keith Dorrington, Paul Tamasy

fotografia:
Hoyte Van Hoytema

scenografie:
Judy Becker

montaggio:
Pamela Martin

costumi:
Michael Autieri, Debbie Holbrook

musiche:
Michael Brook

The Fighter | Recensione | Ondacinema

The Fighter

di David O. Russell

drammatico, biografico, Usa (2010)

di Matteo De Simei

Voto: 7.0

Chissà quale sarà stato il primo pensiero di Darren Aronofsky al termine del film. Proprio lui che doveva essere in origine il timoniere di questo nuovo progetto e che invece si è visto costretto ad abbandonare mestamente la barca per problemi finanziari e di casting. Sarebbe stato inevitabile in quel caso accostare due figure apparentemente differenti nell’affrontare lo scontro fisico come quelle del pugile Micky Ward e del (suo) wrestler Randy Robinson. La palla è passata invece a David Russell, personalità degna di nota soprattutto in qualità di sceneggiatore (l'esordio indipendente "Spanking the Monkey" è stato premiato al Sundance). Per Russell il compito più difficile è soprattutto quello di ridisegnare le nuove fondamenta del lavoro cancellando l’ombra del suo predecessore.

Il pugile che richiama il titolo del film è Micky Ward, operaio senza neanche troppa ambizione per quella che è la sua grande passione, la boxe. Lo stesso sport per cui una volta il suo fratellastro, Dicky Eklund era stato battezzato “orgoglio di Lowell” dai suoi concittadini. Come sottolinea il regista sin dalla prima didascalia (“based on a true story”), la storia si presenta come un biopic dalle venature documentaristiche (alcune sequenze ritraggono il vero Eklund combattere contro il grande Sugar Ray Leonard nel 1978). In particolare, la pellicola si incentra sul 1993, anno in cui l’emittente americana HBO documentò davvero per 18 mesi la vita sregolata di Dicky, focalizzando l’attenzione più sul crack che lo stava letteralmente bruciando che sul suo breve trascorso da pugile; il tutto mentre il fratello raggiungeva quello che lui non era mai riuscito a raggiungere: la conquista del titolo di campione dei pesi leggeri. Il tratto peculiare di “The Fighter” è proprio questo voler inquadrare il film dentro il film, la storia vera dentro la storia vera, presentando allo spettatore un uomo emerso dalla sonnacchiosa provincia americana, in lotta costante non solo sul ring ma anche in quel che riguarda il rapporto familiare, l’amore, la vita di tutti i giorni.


A dire la verità il plot non si presenta come il massimo dell’originalità: il riscatto dalla mediocrità al trionfo in ambito pugilistico lo avevamo già visto in “Cinderella Man”, così come la famiglia, tratteggiata come nucleo quasi antagonista (i ruoli della madre e delle sorelle) anziché come risorsa e protezione non può che far ritornare in mente la “ragazza da un milione di dollari” di Clint Eastwood. Tra duri allenamenti alla Rocky accompagnati da una colonna sonora davvero esplosiva (Rolling Stones, Aerosmith, Red Hot Chili Peppers) e sequenze maggiormente introspettive e di impronta familiare, il film procede lineare, senza particolari sconvolgimenti, fino al prevedibilissimo happy ending conclusivo. Cos’è allora che rende “The Fighter” una fidata opera cinematografica? Oltre alle affascinanti sequenze degli incontri (merito di una regia virtuosa ma pur sempre attenta e pulita), il punto forte è senz’altro rappresentato dal cast e, insieme, da una sceneggiatura che privilegia la libertà degli attori. Il cinismo e l’egoismo di Melissa Leo e la demenza commovente di Christian Bale hanno fatto incetta di premi, compresi i prestigiosi Oscar che i due si sono meritatamente portati a casa come migliori interpreti non protagonisti. Anche Mark Wahlberg è in stato di grazia (Russell lo ha già diretto in "Three Kings") e immedesima alla perfezione la mediocrità di un provinciale alla ricerca della redenzione definitiva.


“The Fighter” è un film onesto che non si limita a raccontare dall’esterno la scalata di un pugile secondo i canoni della “storia vera”. È soprattutto un’opera che va letta da una prospettiva umana, che eleva a morale soprattutto il rapporto fraterno (Micky/Dicky) e più in generale quello familiare e sentimentale. Una storia che potremmo aver visto anche più di una volta sul grande schermo ma che sicuramente non fallisce nel saper appassionare lo spettatore, nel lanciare spunti riflessivi mai banali.