CAST & CREDITS

cast:
Liam Neeson, Frank Grillo, Dallas Roberts, Dermot Mulroney, Joe Anderson, Nonso Anozie, James Badge Dale

regia:
Joe Carnahan

distribuzione:
Koch Media

durata:
117'

produzione:
Open Road

sceneggiatura:
Joe Carnahan, Ian Mackenzie Jeffers

fotografia:
Masanobu Takayanagi

scenografie:
John Willett

montaggio:
Roger Barton, Jason Hellmann, Joseph Jett Sally

costumi:
Courtney Daniel

musiche:
Marc Streitenfeld

The Grey | Recensione | Ondacinema

The Grey

di Joe Carnahan

drammatico, avventura, Usa (2011)

di Mirko Salvini

Voto: 7.5

Qualche settimana fa si parlava di "Taken - il ritorno" e di quanto fosse fortunata la nuova carriera da action man di Liam Neeson, riconoscendo però che, senza nulla togliere alla simpatia e alla credibilità del sessantenne attore irlandese in questi nuovi panni, i film che lo vedevano impegnato non erano particolarmente interessanti. Adesso comunque arriva "The Grey" che della precedente regola sembra destinato a rappresentare un'eccezione.

Diretto da Joe Carnahan (già autore di "Narc" e "Smokin' Aces"), uno dei più solidi esponenti del contemporaneo cinema di genere americano, e prodotto (fra gli altri) dai fratelli Rdiley e Tony Scott, il film, ricavato da un racconto di Ian Mackenzie Jeffers (che firma la sceneggiatura insieme al regista), sostituisce le capitali europee coi freddi scenari dell'Alaska nel bel mezzo di un gelido inverno e al posto di criminali che costringono ragazze bene a  prostituirsi troviamo un branco di pericolosissimi lupi.

A dovere affrontare gli abitanti più famosi dei boschi sono stavolta un gruppo di operai di una compagnia petrolifera nel  profondo Nord, sopravvissuti ad un incidente aereo. Abbastanza malconci e smarriti in mezzo ad una distesa di neve pressoché infinita, i nostri scoprono presto di non essere soli e l'ignoto si palesa subito (o quasi) nelle fattezze di animali ululanti. La situazione di partenza può ricordare "Alive" di Frank Marshall (non a caso citato in un dialogo), ma Carnahan  non si limita a raccontarci una storia di sopravvivenza. Nel suo film gli sforzi del gruppo acquistano una valenza metaforica, opporsi alle ostilità diventa un opporsi alla morte e a quello che è inevitabile; il tutto declinato come un thriller che ti tiene col fiato sospeso fino in fondo.
Neeson interpreta un uomo che si chiama Ottway e, naturalmente, tra i passeggeri dell'aereo è quello che la sa più lunga. Infatti lui è un cacciatore e la compagnia lo ha assunto perché spari ai lupi che si avvicinino all'impianto petrolifero e possano essere una minaccia per gli operai dell'impanto.
Se il Bryan Mills di "Taken" era un uomo che si batteva per la salvezza dei propri cari, Ottway può vivere giusto nel loro ricordo ed è ammirevole la compostezza con cui Neeson comunica il senso di perdita, senza rimetterci in efficacia. Pare che Carnahan inizialmente avesse pensato all'altro protagonista del suo "A-Team", Bradley Cooper, per questo ruolo, ma è bene che le cose siano andate diversamente, perché Neeson, in un ruolo che si può immaginare molto impegnativo per lui (aveva perso la moglie poco prima delle riprese), trova la sua migliore occasione in tanti anni. Ottway, infatti, non è uno spaccone da film avventuroso ma un uomo con la morte nel cuore (e negli occhi), laconico, spaventato e saggio (in un momento molto bello e drammatico suggerisce assiste un passeggero morente, aiutandolo nel fatidico passaggio) che trova, in una situazione estrema, inaspettatamente, la forza di reagire.

"Ancora una volta nella battaglia. Vivere e morire in questo giorno. Vivere e morire in questo giorno", questi versi, scritti dal padre, accompagnano Ottway nel suo viaggio e, insieme ad un biglietto dedicato alla moglie, saranno il tonico che gli permetterà di andare avanti, divenendo una sorta di leader per il gruppo di uomini in lotta per vivere. 

Chi è un po' pratico di questi film, può indovinare che a poco a poco il gruppo si assottiglierà per i continui attacchi dei lupi, i quali, a dispetto di quanto afferma il protagonista, non sembrano nella foresta meno temibili di quanto non siano in aperta pianura. Naturalmente i lupi sono utilizzati come un simbolo, e rappresentano sia la natura che le paure ancestrali dell'uomo nei confronti della morte. Non a caso gli esemplari che si vedono nel film, per dimensioni e fattezze risultano alquanto iperrealisti, quasi da sembrare presi in prestito da uno degli episodi di "Twilight". Un po' può spiacere che abbiano pensato ad una specie in via d'estinzione per svolgere una funzione così delicata, anche perché dopo avere visto il film la simpatia verso questi animali non aumenta di certo. Ma in fondo il lupo cattivo non è certo un'invenzione di "The Grey" .

Se questi lupi sono spaventosi, gli uomini nel film non sono proprio figure facili. Ottway in una delle prime scene li definisce "uomini inadatti all'umanità", anche se va detto che man mano che il film va avanti, quelli che erano stati presentati come dei reietti, si svelano figure più sfaccettate; persone abbrutite dalla vita,  ma che non sono né vittime sacrificali né dei nuovi Rambo. In questo è molto importante la squadra di interpreti radunata intorno a Neeson. Un plauso in particolare lo merita l'italo americano Frank Grillo, nei panni del poco raccomandabile Diaz.

Uscito negli States all'inizio dell'anno, "The Grey" verrà riproposto in sala dalla Open Road in queste settimane nella speranza che ci possa essere per lui un po' di gloria durante la stagione dei premi. Questa scelta è motivata dal buon seguito che il film ha ottenuto presso i critici on-line (addirittura sui manifesti originali erano riportati dei giudizi espressi da alcuni giornalisti tramite Twitter, come cambiano i tempi...); forse "The Grey" non è proprio il miglior film dell'anno ma c'è da scommettere che non sfigurerà più di tanto rispetto ai film presi in considerazione dall'Academy.