CAST & CREDITS

cast:
Sean Penn, Idris Elba, Ray Winstone, Mark Rylance, Jasmine Trinca, Javier Bardem

regia:
Pierre Morel

distribuzione:
01 Distribuzione

durata:
115'

produzione:
Studiocanal, Anton Capital Entertainment (ACE), Silver Pictures, Nostromo Pictures

sceneggiatura:
Peter Travis, Don McPherson, Sean Penn

fotografia:
Flavio Martínez Labiano

scenografie:
Andrew Laws

montaggio:
Frédéric Thoraval

costumi:
Jill Taylor

musiche:
Marco Beltrami

The Gunman | Recensione | Ondacinema

The Gunman

di Pierre Morel

thriller, Usa/Francia/Spagna (2015)

di Antonio Pettierre

Voto: 5.0

Le compagnie di contractors sono ormai le moderne organizzazioni private di mercenari dal dubbio passato che agiscono in vari scenari di guerra in diverse parti del mondo. Lavorano in modo indifferente al soldo degli Stati (sostituendosi all'esercito regolare come la famigerata Blackwaters operante in Iraq per il governo Usa) o di multinazionali con interessi economici che prolificano nelle aree grigie dei conflitti locali.

Jim Terrier (Sean Penn) è un contractor e si trova in Congo in difesa di una Ong, ma in realtà pagato da una multinazionale con interessi economici e commerciali in quel paese. Nel caos della guerra civile, Jim è incaricato con la sua squadra di compiere un attentato ai danni del ministro alle miniere del paese, fautore di una politica sfavorevole agli interessi della multinazionale.

Jim è innamorato di Annie (Jasmine Trinca) medico della Ong che dovrebbe proteggere, ma dopo l'omicidio deve abbandonare il continente e la lascia nelle mani del suo amico Felix (Javier Bardem) ideatore dell'attentato per conto della multinazionale. Con un salto di otto anni, ritroviamo di nuovo Terrier in Congo, questa volta volontario per un'altra Ong che costruisce pozzi d'acqua nei poveri villaggi, ma qui tre uomini cercano di ucciderlo. Inizia così una lunga caccia all'uomo - nei confronti di Jim da parte dei sicari della società di contractors e a sua volta si mette sulle tracce dei mandanti - legato agli eventi di anni prima.

Sean Penn ha creduto molto in questo progetto: oltre a interpretare il ruolo principale, ha coprodotto la pellicola riuscendo a coinvolgere una serie di attori di grido e ha partecipato alla sceneggiatura tratta dal romanzo "Posizione di tiro" dello scrittore Jean-Patrick Manchette. Ma dell'ultimo romanzo del francese, dalle forte tinte noir e con un personaggio che è un killer freddo e professionale, non è rimasto nulla. La sceneggiatura è ridotta a un thriller muscolare, con tutta una serie di scontri a fuoco e tappeti di morti, su uno sfondo spionistico e con la storia d'amore tra i personaggi di Jim e Annie che diviene una delle linee narrative portanti dello sviluppo di "The Gunman".

Di Penn c'è poi tutta la parte riguardante la descrizione delle operazioni delle Ong e la costruzione del personaggio di Terrier pieno di rimorsi e problematico. Questo aspetto poi è ancor più rimarcato dalla malattia che lo colpisce, una forma prematura di alzheimer per la vita violenta vissuta, che gli causa mancanza di memoria, sbalzi di umore e fortissimi e improvvisi mal di testa (fino a svenire nei momenti topici degli scontri). Se da un lato la metafora della malattia di Terrier - la perdita di memoria, quella della cattive azioni personali e collettive - può apparire come originale, dall'altro agisce per accumulazione sui troppi temi trattati in modo superficiale: i torbidi legami tra interessi privati e pubblici, il sottobosco delle società di contractors operanti al di fuori dalla legalità, le Ong allo stesso tempo vittime e schermo delle azioni dei mercenari, il continente africano rappresentato come un'immensa riserva di materie prime oggetto del neocolonialismo del capitalismo privato.  

La regia di Pierre Morel non riesce minimamente a essere emozionante, come era accaduto con "Io vi troverò", e si appiattisce a stilemi alla Luc Besson (Morel è stato suo direttore della fotografia e il conterraneo ha prodotto anche altre sue pellicole come il modesto "From Paris with Love"), in un'operazione manierista senza un vera anima e con una messa in scena dalle scelte visive derivative molto modeste.

Morel si mette a disposizione di Sean Penn, assecondando oltre ogni ragionevolezza il narcisismo dell'attore americano, che questa volta ha avuto una battuta di arresto su tutti i fronti. Ed è strano per un professionista del suo calibro e con capacità attoriali (e anche registiche) al di sopra della media aver perso la giusta misura. L'unica nota positiva è l'interpretazione di Jasmine Trinca che dona ad Annie tutta una serie emozioni, recitando con gli occhi e il corpo, e tenendo testa (a volte surclassando) sia Sean Penn che Javier Bardem. In questo Penn ha visto giusto, ma è veramente troppo poco per un film insoddisfacente.