CAST & CREDITS

cast:
Emma Stone, Octavia Spencer, Bryce Dallas Howard, Jessica Chastain, Ahna O'Reilly, Allison Janney, Chris Lowell, Mike Vogel, Sissy Spacek, Viola Davis

regia:
Tate Taylor

distribuzione:
Touchstone Pictures

durata:
146'

produzione:
1492 Pictures, Dreamworks Skg, Reliance Entertainment, Participant Media, Image Nation Abu Dhabi

sceneggiatura:
Tate Taylor

fotografia:
Stephen Goldblatt

scenografie:
Mark Ricker

montaggio:
Hughes Winborne

costumi:
Sharen Davis

musiche:
Thomas Newman

The Help | Recensione | Ondacinema

The Help

di Tate Taylor

drammatico, Usa (2011)

di Lorenzo Taddei

Voto: 8.0

Sono i primi anni Sessanta, a Jackson, Mississippi: lo Stato della confederazione più restio all'abolizione della schiavitù. Fresca di laurea Eugenia "Skeeter" Phelan (Emma Stone) sogna di diventare scrittrice, nel frattempo cura una rubrica di consigli per casalinghe sul Jackson Journal. Impreparata sull'argomento si rivolge ad Aibileen, la domestica afroamericana di un'amica. Aibileen Clark (Viola Davis) ha passato la vita crescendo diciassette bambini bianchi, senza potersi dedicare al suo. Le umiliazioni e i soprusi subiti, su tutti l'intempestivo soccorso che ha contribuito alla morte del figlio, sorprendono e commuovono Skeeter, che le propone di pubblicare la sua storia. Prima Aibileen, poi l'amica fidata Minny Jackson (una vulcanica Octavia Spencer), superano il timore di ripercussioni e accettano di riunirsi in segreto per raccontare le loro esperienze. Molte altre domestiche di Jackson ne seguono l'esempio e Skeeter potrà infine completare la sua opera. La pubblicazione di "The Help", seppur in forma anonima, è un grido che raggiunge ogni angolo della città e fa tremare i più radicati pregiudizi.

E' un film autentico. Non perché racconti una storia realmente accaduta - le vicende sono puramente inventate - ma perché si ha la netta sensazione che rappresenti un'idea vissuta nel profondo, immaginata così intensamente da divenire vera. Questa autenticità del "sentire" ha origine probabilmente nel background dell'opera. In un progetto che ha intrecciato le vite e gli intenti di più persone, convergendole verso un obiettivo condiviso e attribuendo al film una potenza fuori dal comune.

Il regista Tate Taylor e la scrittrice Katryn Stockett sono amici da sempre, entrambi nati e cresciuti proprio a Jackson. Prima che il romanzo fosse pubblicato (è stato rifiutato per ben sessanta volte), fin dalla prima lettura, Taylor promise alla Stockett che ne avrebbe fatto comunque un film e ne acquistò i diritti. Sottopose il copione all'amico comune Brunson Green (fra i produttori del film), anch'egli di Jackson, il quale si mostrò altrettanto entusiasta del progetto. Dopo aver letto per tredici volte il romanzo, Taylor perfezionò la sceneggiatura e assieme a Green si mise alla ricerca di una società di produzione disposta a finanziare il progetto. Grazie a Chris Columbus della "1492 Productions" e poi alla partecipazione della Dreamworks, il film ha potuto finalmente realizzarsi.

Uscito negli Stati Uniti a metà agosto del 2011, "The Help" è stato ben accolto dalla critica e in maniera sorprendente dal pubblico incassando, a fronte di un budget stimato intorno ai 25 milioni di dollari, cento milioni nel mese di agosto e quasi 170 al 15 gennaio 2012, soltanto negli Stati Uniti.

Prima il romanzo della Stockett, poi il film di Taylor, hanno dunque  ricompensato la tenacia e superato le aspettative dei loro autori, come avviene - senza voler mischiare il sacro col profano - per i sogni di Aibileen, Minny e Skeeter.
Lo stesso Taylor ha dichiarato che negli anni Sessanta, in una città come Jackson, sarebbe stata improbabile, se non impossibile, una cooperazione fra donne di diverso colore. Eppure è nel credere possibile l'impossibile, che si compiono le grandi imprese.
Il regista ha voluto onorare la memoria del suo paese ma anche denunciarne il lato oscuro, invitando a riflettere sull'importanza di condividere le proprie esperienze e sul presupposto della verità in ogni istanza di cambiamento. "The Help" rappresenta così il sogno di uguaglianza (e per Skeeter, di diventare scrittrice) che trova nell'ostinazione e creatività femminili il propellente per cominciare a compiersi.

"The Help" deve il suo successo al cast - quasi - tutto al femminile che, in attesa di conoscere le nomination ai prossimi Oscar, gli ha già procurato molti riconoscimenti, tra i quali: un Golden Globe a Octavia Spencer come miglior attrice non protagonista e quattro nomination (miglior film drammatico, canzone originale, attrice protagonista in un film drammatico per Viola Davis e non protagonista per Jessica Chastain); tre "Critic's Choice Music Awards" (miglior cast, attrice protagonista e attrice non protagonista per Octavia Spencer) e cinque nomination (miglior sceneggiatura non originale, costumi, fotografia, canzone originale attrice non protagonista per Jessica Chastain); cinque nomination ai "Bafta" (British Academy of Film and Television Art) per le categorie: miglior film, sceneggiatura non originale, attrice protagonista, attrice non protagonista per Octavia Spencer e attrice non protagonista per Jessica Chastain.

Oltre alle superlative interpretazioni di Octavia Spencer e Viola Davis, conferma il suo talento la giovanissima Emma Stone (già protagonista in "Easy Girl", ce la ricordiamo meno volentieri per film come "La rivolta delle ex" o "Suxbad"). Sopra le righe le performance di Bryce Dallas Howard, alias Hilly Holbrook, reginetta del bridge e promotrice di una legge che imponga toilette divise per bianchi e neri e, soprattutto, quella di Sissy Spacek (premio Oscar come migliore attrice non protagonista in "La ragazza di Nashville", nomination sempre come protagonista per "Carrie" di Brian De Palma e "In the Bedroom" di Todd Field) che interpreta la madre di Hilly, affetta da Alzheimer ma dotata ancora di un pungente sense of humour, stimolato dal dispotismo della figlia. Encomiabile anche la prova di Jessica Chastain (la signora O'Brien di "The Tree Of Life") nel ruolo di Celia Foote, una donna bella e provocante quanto pura di sentimenti, che vive in un mondo tutto suo, fuori città e fuori dai condizionamenti sociali che essa impone. 

Grazie all'eccezionale scenografia di Mark Ricker, anche il Mississippi degli anni sessanta si ritaglia un ruolo da protagonista. L'estrema cura sia degli esterni che degli interni, si rivela più suggestiva dei campi lunghi riservati all'arrivo del tornado o alle piantagioni di Jackson. L'utilizzo di una luce diffusa amplifica la sensazione di trovarsi in un'altra epoca e mette in risalto anche i dettagli d'arredo, come se Ricker avesse meticolosamente svuotato le soffitte del paese. In realtà il film è stato girato solo in parte a Jackson, la location principale è stata Greenwood, sempre nel Mississippi, dove a detta di Ricker il tempo si è fermato, facilitando molto il lavoro. 

Notevole la musica originale di Thomas Newman, (compositore per film come  "Le ali della libertà", "Pomodori verdi fritti",  "American Beauty", "Revolutionary Road") e sicuramente ben studiata la compilation, che annovera, oltre al brano "The Living Proof" scritto e inciso da Mary J. Blige appositamente per il film, una serie di successi dell'epoca: "Let's twist again" di Chubby Checker, "Personality" di Lloyd Price, "Hallelujah I love her so" di Ray Charles, "Don't think twice, It's all right" di Bob Dylan, e naturalmente l'immancabile "Jackson" di Johnny Cash e June Carter. 

Nel mettere a nudo la comunità di Jackson di quegli anni, Taylor esplora l'animo umano, attualizzandone i contenuti. Contrappone la solidarietà alle meschinità razziste e sessiste, usa toni drammatici, a tratti comici, ma non è mai banale. Si spinge dietro la discriminazione e ci mostra la paura, che per un colore è sottomissione al potere costituito, per l'altro è ignoranza elevata a difesa della propria insicurezza.
Temi come l'intolleranza e il pregiudizio razziale ricordano "Il momento di uccidere" di Joel Schumacher (sul set del quale, nel 1996, Tate Taylor, allora staff assistant conobbe Octavia Spencer, al suo debutto come attrice), tuttavia in "The Help" la vendetta - al di là della "saporita" rivincita di Minny sull'odiosa Hilly - è un'ipotesi che non viene considerata. Piuttosto che a reagire si incoraggia a conoscere la diversità e arricchirsene, superando le proprie paure e insicurezze.

Senza grandi colpi di scena né trionfalismi - il massimo è un applauso con accenno di gospel - le tre donne che hanno dato vita a questa "piccola" rivoluzione, prendono ognuna la propria strada.
Mentre Aibileen si incammina verso l'orizzonte, tornano alla mente le prime battute del film, quando - in un flashforward - Aibileen spiega perché è una domestica: "Mia madre era una house-maid, mia nonna era una house-slave..." e una voce fuori campo (che si scoprirà poi essere Skeeter) sospirando le chiede:"Hai mai sognato di essere qualcos'altro?"
Aibileen fa cenno di sì, ma senza rispondere, in remissivo silenzio.
Aibileen si incammina verso l'orizzonte, in silenzio.
Due silenzi opposti: il secondo certo che il primo non ci sarà più.